Il ritorno di Moriero

Francesco Moriero ritorna a Lecce, ma stavolta gioca contro la squadra nelle quale ha mosso i primi passi

Di Andrea Morrone Ritorno a casa. La vita spesso ricomincia a quarant’anni, sicuramente quella di Francesco Moriero, leccese di nascita ma autentico giramondo del football: una vita spesa a rincorrere sogni e palloni sui campi di calcio di ogni latitudine. Nel capoluogo salentino Checco Moriero ha mosso i primi passi da calciatore, scalando le gerarchie delle formazioni giovanili in pochissimo tempo e lasciando intravedere da subito le doti che lo hanno portato a vestire la maglia azzurra della Nazionale maggiore. L’esordio con la maglia giallorossa, in serie B, arriva ben presto. È il 15 marzo del 1987, il Lecce di Carlo Mazzone è impegnato a Bari in un derby sentitissimo. Non è una gara felice per i salentini: sotto per “due reti a zero” dopo aver fallito un rigore con Barbas. A venti minuti dalla fine Mazzone prova il tutto per tutto, inserendo la giovane promessa locale al posto di Danova. Una breve apparizione cui seguiranno altre cinque stagioni da titolare, realizzando complessivamente 156 presenze e 13 reti, alcune memorabili, come quella alla Juventus nell’aprile del 1989, nella sua prima stagione di A, disputata ad alti livelli nonostante il servizio militare. Nel luglio del 1992 il Cagliari acquista il tornante del Lecce per quattro miliardi di lire. Sull’isola il piccolo esterno offensivo disputa due stagioni ad alto livello, trascinando i rossoblù ad una storica semifinale di Coppa Uefa. A maggio del 1994 arriva il passaggio alla Roma, costo dell’operazione otto miliardi. Nella capitale Moriero ritrova il suo maestro Mazzone, e incrocia la strada di capitan Giannini e del giovane Totti. La serata più amara e beffarda è quella del 19 marzo 1996: nel ritorno degli ottavi di finale di Coppa Uefa, la Roma affronta lo Slavia Praga, partendo dallo svantaggio delle due reti subite all’andata. Sono proprio le reti del principe e del folletto leccese a trascinare i giallorossi ai supplementari in un “Olimpico” impazzito di gioia. Moriero segna anche la rete del “tre a zero”, ma a pochi minuti dal fischio finale è il gol di Vavra a spegnere la festa romanista. Nel 1997 lascia la capitale tra le polemiche, e dopo un rocambolesco passaggio al Milan, arriva il trasferimento all’Inter di Simoni e Ronaldo, con cui conquista la Coppa Uefa. In mezzo assist e gol memorabili, come quello in rovesciata al Neuchatel, o la doppietta messa a segno con la Nazionale contro il Paraguay e lo sfortunato mondiale azzurro in Francia nel 1998. Nel 2000 arrivano il Napoli ed un lento e inesorabile declino. Infortuni, interventi sbagliati e le incomprensioni con Mondonico, segnano il canto del cigno del funambolo salentino, che nell’estate del 2002 chiude una lunga carriera. Nei primi lunghi anni senza calcio arrivano anche i guai giudiziari. Nel novembre del 2006, nell'ambito di un'inchiesta relativa ad un traffico internazionale di auto di lusso, l'ex calciatore di Lecce, Roma, Cagliari, Inter e Napoli viene arrestato dagli uomini della Guardia di Finanza. Moriero sceglie di ripartire dalla panchina, lontano dall’Italia, allenando lo Sports National di Abidjan, serie A della Costa d'Avorio. Una vera e propria avventura, che a metà del 2007 lo riporta nel bel paese, alla guida tecnica del Lanciano. Tra penalizzazioni e polemiche, l’allenatore originario di Lecce lascia l’Abruzzo con una retrocessione, scegliendo di ripartire da Crotone, dove ottiene una fantastica promozione in B. A fine giugno del 2009 arriva il passaggio al Frosinone, con un contratto biennale. Nel suo calcio affiorano Simoni e Mazzone, maestri di vita e di filosofia calcistica, ed anche le lezioni di Spalletti, apprese tra i banchi di Coverciano. Quella di sabato sarà la sua seconda apparizione stagionale al “Via del Mare”, dopo aver affrontato e battuto il “suo” Lecce. Sulla sua strada, accompagnato dal fido secondo Garzya, altra vecchia conoscenza del pubblico salentino, Moriero ritrova proprio Giannini, suo vecchio compagno e capitano ai tempi della Roma. Una sfida nella sfida, di quelle che solo il calcio e lo sport sanno disegnare, dal sapore di destini che si incrociano e ricordi che riaffiorano. Chissà se per un attimo, guardandosi negli occhi, ripenseranno a quella sera di primavera del 1996, la notte della sfida con lo Slavia Praga. Poi il pallone inizierà a rotolare e loro vite a scorrere di nuovo. Ai ricordi si sovrapporranno le esigenze del campionato e della classifica, il bisogno di far punti. Lasciando magari un piccolo spazio ai sogni, quelli di tornare ad essere grandi.

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