Veglie. Dopo De Bartolomeo altri dimessi

Alcuni consiglieri non dimissionari hanno lamentavano la mancata applicazione della Legge che impone lo scioglimento del Consiglio in caso di dimissioni della metà più uno dei membri dell’assise

Le sorti del Consiglio comunale di Veglie, in questi giorni alla ribalta delle cronache nei principali quotidiani locali, subiscono un’ulteriore e forse decisiva evoluzione. A pochissimi giorni dall’ordinanza del T.A.R. Lecce che aveva sospeso cautelarmente le operazioni di surroga dei consiglieri dimissionari, il Presidente della V Sezione del Consiglio di Stato ha accolto con decreto monocratico urgente le varie censure mosse alla decisione del giudice amministrativo dal Comune di Veglie difeso da Ernesto Sticchi Damiani. La vicenda in questione trae origine dalle dimissioni del consigliere di maggioranza Antonio De Bartolomeo rassegnate il 28 maggio 2009 cui ha fatto seguito l’immediata convocazione da parte del Sindaco Fernando Fai di un consiglio comunale monotematico per la discussione e l’adozione degli atti necessari ad una sua pronta surroga. A ciò ha fatto seguito, però, sempre nella stessa giornata, la serie di dimissioni di altri dieci consiglieri, motivate espressamente – a differenza delle precedenti – con la dichiarata volontà di sfiducia dell’amministrazione in carica. La vicenda è approdata all’attenzione dei giudici amministrativi proprio a seguito del ricorso proposto da alcuni consiglieri non dimissionari che lamentavano la mancata applicazione, nel caso di specie, di una disposizione del Testo Unico degli Enti Locali che impone lo scioglimento del Consiglio, e non una semplice surroga, in caso di dimissioni della metà più uno dei membri dell’assise. L’ordinanza cautelare del T.A.R. Lecce aveva ravvisato una presunta contestualità delle dimissioni presentate nell’arco dell’intera giornata: prima da parte del Prof. De Bartolomeo e, quasi due ore dopo, a seguito della convocazione del consiglio comunale per la sua surroga, da parte degli altri consiglieri. Proprio da questa presunta contestualità, che determinava il superamento della soglia della metà dei consiglieri dimissionari, poteva conseguire l’obbligo di scioglimento dell’assise. Il decreto del Consiglio di Stato esclude invece la sussistenza di una qualche contestualità tra le diverse dimissioni presentate, atteso che al momento in cui le prime venivano rassegnate gli altri consiglieri erano pacificamente assenti, venendo così meno il presupposto della “simultaneità” ritenuto invece necessario dal Consiglio di Stato. La successiva udienza collegiale, necessaria per la conferma o meno del decreto odierno è fissata per il prossimo 21 luglio. Almeno fino a quella data può ritenersi evitato il rischio di commissariamento dell’attuale amministrazione guidata da Fernando Fai.

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