Florida. Scoppio in ospedale. Salvo per miracolo il bambino di Casarano

Francesco era appena uscito dalla camera iperbarica di Miami

Francesco Sarcinella sta bene. Il bambino casaranese, in cura presso il centro medico di Miami dove l'altra sera è scoppiata la camera iperbarica che ha ustionato gravemente due persone, non è il piccolo paziente rimasto vittima dell'incidente.

Francesco “Checco” Sarcinella, il bambino casaranese affetto da tetraparesi spastica attualmente in cura negli Stati Uniti, sta bene. Lo ha comunicato il sito internet dedicato al bambino per rassicurare i cittadini salentini. E’ Francesco Pio Martinisi, originario della provincia di Caserta, il piccolo paziente gravemente ustionato l’altro ieri insieme alla nonna (che nel frattempo, purtroppo, è deceduta) a causa dello scoppio della camera iperbarica nel centro specializzato di Miami. Tuttavia, Checco, accompagnato dal padre Renzo, stava al turno precedente e aveva dato il cambio allo sfortunato bambino casertano. Ieri, alcune coincidenze avevano fatto in un primo momento pensare che il bambino ferito fosse il nostro Francesco, tanto che la voce aveva fatto il giro della città. Quali erano queste coincidenze? Per cominciare, il fatto che in questo periodo Checco Sarcinella si trovasse in Florida, insieme al padre Renzo e alla nonna Teresa; il centro medico dove è avvenuto l’incidente, l’“Ocean Hyperbaric Neurological Center” di Lauderdale-by-the-sea alla periferia nord di Miami, lo stesso dove Checco segue la terapia; l’utilizzo quotidiano della camera iperbarica; la presenza della nonna a Miami; infine, la singolare circostanza che il bambino si chiamasse Francesco. L’unico elemento che non coincideva era l’età: Checco ha 7 anni, mentre il bambino ferito ne ha 4. Ma erano le prime frammentarie notizie, per giunta provenienti da oltreoceano, e un errore sull’età poteva essere nella norma. Non solo a Casarano, ma anche a Miami, al centro specializzato, in un primo momento hanno creduto che il bambino ustionato fosse Checco. “Molti hanno pensato a lui – racconta il padre – dopo l’incidente tanta gente è venuta a chiedermi notizie di mio figlio, forse perché l’orario era il nostro. E anche dopo sono venuti qui dove alloggiamo per chiedere cosa fosse successo”. Renzo Sarcinella è stato tra i primi testimoni della tragedia. “Avevamo appena terminato il nostro turno di terapia – prosegue – stavo accompagnando mio figlio al 3° piano per la fisioterapia quando ho sentito un boato provenire dal 1° piano. Mi sono precipitato giù e ho notato un grande caos e un fuggi-fuggi generale. C’era talmente casino – continua Renzo – che ho dovuto prendere in braccio una bambina che era stata abbandonata nella sua carrozzella”. Non ci sono certezze sulle cause della tragedia. Le autorità della Florida stanno conducendo severe indagini sull’accaduto, come è tradizione da quelle parti. La polizia, intanto, ha ordinato il sequestro non soltanto della camera iperbarica che è scoppiata, ma anche delle altre nove in dotazione all’“Ocean Hyperbaric Neurological Center”. Con quale spirito Renzo Sarcinella porterà suo figlio in una camera iperbarica? “E’ come quando cade un aereo – risponde il genitore di Checco – un po’ di paura subentra, non ci sono dubbi, ma sai anche che prima o poi un aereo lo devi prendere”. Sarcinella conosce bene Francesco Pio e la famiglia Martinisi. E’ stato lui stesso, insieme ad un altro italiano, a prendere il padre del bambino, Luigi Martinisi, l’altra sera dall’aeroporto di Miami per portarlo all’ospedale dove erano ricoverati i due feriti. Conosceva anche Vincenza Palmira Pesce, la donna deceduta. “Credo che sia stato io uno degli ultimi a vederla viva – annota Renzo – perché ci siamo salutati, come sempre, quando ci siamo dati il cambio. In questo tragico momento, siamo vicini alla famiglia Martinisi – sottolinea con commozione Sarcinella – in questi mesi, insieme alle altre nove famiglie italiane, siamo diventati una vera comunità. Dopo le lunghe giornate dedicate alle terapie e alle cure dei nostri figli, ogni sera ci riuniamo per stare insieme, condividiamo gioie e dolori e ci facciamo forza per alleviare i nostri problemi”.

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