Mafia: il tradimento dei padri

Ogni padre tradisce il proprio figlio e lo fa diventare un mafioso.

Solo al momento della pubblicazione ho visto che era già passata mezzanotte ed è già il 19 marzo: la festa del papà. Auguri a tutti i papà. Comunque non mi piace proprio fare gli abstract e stavo persino pensando di fare su facebook il gruppo “quelli che odiano gli abstract” se non fosse che per fare il gruppo avrei dovuto scrivere un abstract per spiegarne lo scopo.

La mafia è il tradimento dei padri nei confronti dei figli. Il primo tradimento. Il tradimento primordiale. Il tradimento di chi ha sempre insegnato ad essere onesto, ad essere educato. Ha sempre insegnato che la prepotenza è sbagliata. Che poi, non appena ha bisogno di un certificato di identità, corre a chiederlo all’amico assessore. Che poi, quando si tratta di scegliere “in famiglia” per chi votare, fa la conta dei gradi di parentela e delle code fatte risparmiare da questo o quel candidato. E il figlio si sente tradito. E, come molto spesso accade in amore, basta tradire una volta chee non si torna più indietro. Il confine dei valori, della morale, della passione civile, della giustizia è fragile. Basta varcarlo una volta perchè la sua linea di demarcazione diventa quasi invisibile. Si cancella. E non la si vede più. Non si riesce più a distinguere un comportamento corretto da uno scorretto. Una prepotenza da un diritto. Una prevaricazione da un dovere. E la fila aggirata all’anagrafe diventa la lista di attesa in ospedale inesistente. Diventa il posto di lavoro ottenuto a spese di qualche altro che, magari, lo meritava di più. E nessuno si indigna. Il bambino che si scandalizzava quando vedeva il padre portare i cioccolatini a casa dell’amico insegnante perché ha inserito il proprio pargolo nel corso di inglese alle medie, è diventato il ragazzo, il giovane, l’uomo che accompagna il padre mentre promette fedeltà eterna all’onorevole in cambio del posto da usciere nella nuova fabbrica. Costruita con i soldi della mafia su un vecchio terreno agricolo trasformato, due giorni prima, in suolo edificabile dall’amico sindaco in cambio di 3 posti di lavoro da distribuire agli elettori più fedeli e dalla famiglia elettoralmente più numerosa. Quello che sembra un atto di amore paternalistico altro non è che un tradimento. La distruzione della fiducia. E non c’è niente di più difficile da ricostruire di un rapporto di fiducia infranto. Non si può giustificare con l’amore un atto di prepotenza. Non si può affermare che il genitore sta “bussando con i piedi” a casa dell’assessore regionale solo per assicurare un futuro al proprio figlio. Tutto questo non può passare solo con il melassoso “santi in paradiso”. No. Questa è corruzione. Questa è prepotenza. Questa è mafia. Il resto è solo ipocrita giustificazionismo. Come il ragazzo che si confessa dal prete perché si è toccato e sa che il giorno dopo lo rifarà. Questa è masturbazione sociale. Perché si simula un benessere. Si simula un traguardo raggiunto. Si simula un posto di lavoro, una sistemazione ottenuta. In realtà si sta solo contribuendo a scavare un altro tratto del baratro in cui stiamo scivolando. E dal quale, forse, i prossimi figli non riusciranno neppure più ad intravedere un barlume di luce verso cui tendere. Pessimismo??? No. Sana, viva e terapeutica rabbia sociale.

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