Privacy rispettata o multe non valide

Per un corretto trattamento dei dati personali

Giovanni D’Agata, componente nazionale del dipartimento tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, nel suo comunicato stampa del 09/03/2009, aveva affermato che le multe per le infrazioni stradale o per l’accesso ai centri storici e in zone a traffico limitato monitorate con strumenti di videosorveglianza dovevano essere in regola con le disposizioni del Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003). Graziano Garrisi, avvocato del Foro di Lecce, ne ribadisce il concetto

Come giustamente affermato dal dott. Giovanni D’Agata – Componente Nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori – nel suo comunicato stampa del 09/03/2009, le multe per le infrazioni stradale o per l’accesso ai centri storici e in zone a traffico limitato monitorate con strumenti di videosorveglianza devono essere in regola con le disposizioni del Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003). La particolare attenzione riservata dal legislatore al corretto trattamento dei dati personali, infatti, implica necessariamente il rispetto di tale normativa e, quindi, l’assolvimento di tutti gli adempimenti in esso contenuti. In particolare è di fondamentale importanza adeguarsi alle disposizioni generali previste dal Codice Privacy, ovvero alle disposizioni generali (contenute negli artt. 1 – 45) che concernono le regole “sostanziali” per la raccolta ed il trattamento dei dati personali, applicabili a tutti i tipi di trattamento, con talune eccezioni stabilite dalle disposizioni della Parte II. Si tratta, in particolare, di alcuni adempimenti generali come l’obbligo di informativa ex art. 13 (sempre obbligatoria e da inserire nei verbali di accertamento dell’infrazione) o il rispetto del diritto di accesso ex art. 7 verso l’interessato e la predisposizione di misure minime e idonee di sicurezza quale adempimento organizzativo obbligatorio. Ad oggi, infatti, molti dei trattamenti che avvengono in ambito pubblico (Comuni, Polizia Municipale, ecc…) potrebbero essere contrari al dettato dell’art. 11 del Codice Privacy, il quale sviluppa al suo interno le linee guida fondamentali da seguire per qualsiasi trattamento di dati personali. Secondo questo fondamentale articolo, i dati personali oggetto di trattamento devono essere: a) trattati in modo lecito e secondo correttezza; b) raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi; c) esatti e, se necessario, aggiornati; d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati; e) conservati in una forma che consenta l'identificazione dell'interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati. Altra consuetudine è quella di installare apparecchi di rilevazione delle infrazioni al Codice Stradale in luoghi nascosti e non ben individuati o segnalati con appositi segnali stradali; tale condotta, infatti, viola palesemente il principio di correttezza, perché in questi casi la raccolta avviene presso l’interessato mediante artifizi o raggiri e, quindi, in maniera non trasparente. La prima conseguenza a tale condotta è che i dati personali trattati in violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento dei dati personali non possono essere utilizzati. Oltre a tali principi, l’inosservanza delle misure minime e idonee (art. 31 e ss. del Codice) e dei principi basilari della normativa in questione, come l’informativa ex art. 13, potrebbe addirittura portare a un “blocco del trattamento” (oltre che all’inutilizzabilità del dato raccolto attraverso i consueti strumenti di accertamento delle infrazioni al Codice della Strada) con conseguente anabilità di tutte le multe comminate in capo al cittadino. Per quanto riguarda, invece, il consenso dell’interessato al trattamento dei suoi dati personali sensibili o giudiziari, da una parte è vero che tutte le pubbliche amministrazioni sono esentate dal richiederlo, ma dall’altra è anche vero che avrebbero dovuto adottare un regolamento interno che consentisse loro il trattamento di tali dati. Una eventuale omessa adozione di tale regolamento, pertanto, renderebbe ancor di più illegittimo il trattamento con conseguente esposizione della P.A. a pesanti sanzioni. Tra i vari adempimenti da rispettare rientra, infine, anche la redazione del DPS (Documento Programmatico sulla Sicurezza) che deve essere sempre aggiornato entro il 31 marzo di anno e deve dar conto di tutte le misure di sicurezza adottate a protezione delle banche dati elettroniche e cartacee. Si raccomanda, quindi, a tutti i titolari del trattamento dei comandi di polizia locale una maggiore attenzione nel raccogliere dati personali qualora non abbiamo predisposto tutti gli adempimenti previsti dalla legge. Graziano Garrisi – Avvocato del Foro di Lecce

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