Cosa bolle in pentola?

Una ricerca sui giovani pugliesi

Sul nuovo sito di Bollenti Spiriti sono disponibili i risultati della ricerca Cosa Bolle in Pentola, presentati il 13 marzo 2008 presso l'Università degli Studi di Bari

Cosa Bolle in Pentola è la prima indagine di respiro regionale sull’universo giovanile in Puglia. La ricerca è stata realizzata dal Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali dell’Università degli Studi di Bari tra febbraio 2006 e febbraio 2007. Cosa Bolle in Pentola è uno degli interventi di Bollenti Spiriti, il programma per le politiche giovanili della Regione Puglia ed è stata finanziata dall’Assessorato regionale alla Trasparenza e alla Cittadinanza Attiva. I giovani sono persone in transizione, che affrontano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Una transizione che oggi avviene sempre meno secondo percorsi lineari (fine della scuola, lavoro, casa, famiglia e figli). È una ricerca sui giovani pugliesi perchè, di fronte al cambiamento nei processi di transizione e al prolungamento quasi infinito dell’adolescenza, diviene di importanza strategica analizzare le strategie che i giovani intraprendono per conquistare l’autonomia: – le esperienze di attivazione, ovvero di conoscenza di sé, apprendimento, progettazione e realizzazione della propria vita; – gli elementi che consentono ai giovani, anche in situazioni oggettivamente difficili, di realizzare un pieno ingresso nella società; – i fattori decisivi e replicabili e gli ostacoli che incontrano. L’obiettivo della ricerca è stato quello di indagare: – su risorse e bisogni dei giovani pugliesi nel complesso percorso di ricerca dell’autonomia e di transizione verso l’età adulta; – sulle nuove forme di partecipazione e protagonismo giovanile; – sui servizi e i progetti di politiche giovanili realizzati sul territorio regionale. L’attenzione, quindi, è stata posta sui giovani che si sono resi attivi e sui processi e le esperienze attraverso le quali tale attivazione si è realizzata. La ricerca è stata realizzata attraverso il lavoro di 25 ricercatori che hanno realizzato oltre 250 interviste in profondità, analizzato 90 esperienze di attivazione scelte all’interno di oltre 400 indicazioni censite, condotto 17 focus group territoriali e tematici, realizzato una rilevazione sulle politiche giovanili delle amministrazioni locali. Le esperienze analizzate sono distribuite nel territorio regionale e sono state suddivise in 5 aree tematiche: Apprendimento e formazione; Lavoro ed impresa; Cultura e tempo libero; Biografie – la ricerca dell’autonomia; Politiche locali per i giovani. Cosa bolle in pentola? Cosa abbiamo trovato? 1. Passione, progetti e molta fatica. Abbiamo incontrato una realtà in grande fermento con persone di eccezionali qualità, che faticosamente sono riuscite ad emergere in un contesto che non offre un particolare sostegno. Chi sono i giovani che riescono a trovare le strade per la loro realizzazione? Sono coloro che hanno riconosciuto le loro aspirazioni, le hanno perseguite attraverso un progetto e che hanno saputo trovare le competenze per realizzarlo. In tutti i contesti è emerso prepotentemente il fondamento motivazionale, la passione con cui si è perseguito un determinato obiettivo, le competenze che sono state messe in campo. Come nasce la passione? Come si definisce l’obiettivo? Come si apprendono le competenze? 2. Famiglia, scuola, incontri. La famiglia svolge un ruolo determinante, fornisce un importante sostegno materiale, ma può diventare un ostacolo quando i progetti di vita vanno al di fuori delle traiettorie tradizionali. Il supporto che i giovani ricevono per garantirsi un tetto o le risorse per vivere, sperimentare o studiare ha talvolta il prezzo di un condizionamento verso modelli culturali non più attuali. I processi di apprendimento sono sempre un mix di elementi formali ed informali – scuola, università, formazione ma anche interessi, amicizie, esperienze associative, mobilità – nei quali un ruolo chiave è giocato dalla capacità/possibilità che i giovani hanno di conoscere se stessi, sperimentare sul campo, scoprire le proprie potenzialità. Questo rende i giovani in grado di usare al meglio le istituzioni formative per soddisfare una più matura domanda di conoscenza. Un elemento ricorrente, nel ricostruire la nascita della passione, è l’incontro / contagio con figure di riferimento (insegnanti, tutor, mentori). Incontri spesso causali, che possono avvenire sia in famiglia, o nel proprio contesto sociale allargato o nei luoghi deputati all’apprendimento. La moltiplicazione delle esperienze (volontariato, sport, politica) e la mobilità costituiscono un vantaggio prospettico per i giovani non solo per l’accumulo di meta-competenze, ma per arricchire il punto di osservazione su di sé e sul proprio territorio e per sfuggire all’apatia e al disorientamento. 3. Un mix di lavoro, divertimento, vita privata. Vi è un grande mescolamento tra queste tre dimensioni. Non solo perché molte attività nascono in prima istanza come loisir, ma perché l’elemento della autorealizzazione e del divertimento costituiscono una parte integrante delle possibilità di successo dell’attivazione. Ciò non significa che i giovani lavorino meno, anzi. Il lavoro si intreccia in modo inestricabile con la vita privata. Ci siamo trovati di fronte al ribaltamento del paradigma classico dell’imprenditore. Non si cercano capitali economici da investire e far fruttare, ma si mettono in gioco idee e capacità attraverso l’impiego del proprio lavoro con una forma intensiva di autosfruttamento. 4. Un amore (non corrisposto) per il territorio. L’amore per la propria terra, la “scelta di restare o tornare”, è un elemento ricorrente nelle esperienze di attivazione. E le esperienze hanno successo quando i giovani riescono a “guardare” il territorio e le sue carenze, non solo come ostacolo ma come risorsa. Anche partendo dai problemi, da ciò che manca o “non c’è ancora”. Tutto questo sempre superando la dimensione locale. Lo sguardo dei nostri attori è uno sguardo lungo, si misura con uno spazio dentro in quale si intrecciano la dimensione locale, quella nazionale e quella internazionale, in un intreccio spesso virtuoso. Le esperienze riescono a svilupparsi quando costruiscono reti di connessione locali e globali. La compressione delle distanze, l’allungamento dello spazio di riferimento è peraltro una delle caratteristiche salienti delle attuali generazioni. I giovani che si attivano trovano nel territorio anche difficoltà ed ostacoli a causa di una difficile interazione con l’ambiente che li circonda e che spesso non riconosce e non facilita la realizzazione dei progetti, opponendo ad essi indifferenza e disconoscimento. 5. La politica (quasi sempre) lontana. I giovani che si attivano mobilitano essenzialmente risorse culturali e sociali. La principale risorsa che hanno sono loro stessi, la loro conoscenza e la loro creatività. E rivendicano la possibilità di realizzare i loro progetti e di essere partecipi in prima persona delle decisioni che li riguardano. Gli elementi che caratterizzano i giovani attivi mostrano un quadro ben diverso da quello troppo spesso rappresentato: non opportunismo, ma passione e “disinteresse”, non furbizia, ma trasparenza e competenza, capacità di mantenere vivi i propri sogni e di concretizzarli. La politica che abbiamo incontrato non riesce a cogliere pienamente queste esigenze. Considera i giovani soggetti passivi che hanno bisogno di tutele piuttosto che attori che possono agire responsabilmente. Quando questo viene riconosciuto si innescano processi virtuosi in cui vi è una moltiplicazione delle energie ed una moltiplicazione delle opportunità per fasce crescenti di popolazione giovanile. Ciò che alla politica viene chiesto non è semplicemente la distribuzione di risorse economiche, ma la creazione delle condizioni perché si attivino processi di valorizzazione individuale e collettiva. Il report integrale e il report sintetico di Cosa Bolle in Pentola sono scaricabili sul sito di Bollenti Spiriti all’indirizzo http://bollentispiriti.regione.puglia.it

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