“Verde” speranza

Aggiornamento sullo stato dell’arte della realizzazione degli impianti da energie rinnovabili nel Salento

Nuovi progetti per la realizzazione di centrali per la produzione di energia alternativa. E nuovi comitati che vi si oppongono. Antonio De Giorgi, ex direttore dell’Agenzia dell’Energia: “Abbiamo perduto la guerra, ma ci organizzeremo per fare battaglie sito per sito. Non siamo contrari alle fonti rinnovabili, vorremmo solo evitare grossi impianti”

Nei cassetti dell’assessorato all’Ambiente della regione Puglia continuano ad accumularsi i progetti per l’installazione di impianti per la produzione di energie alternative che i comuni salentini hanno affidato ai tecnici delle grandi imprese del settore. Una corsa che non si arresta e che rischia di stravolgere l’assetto del territorio, in assenza di una pianificazione regionale. Eolico, fotovoltaico, biomasse, tutto è affidato alla sensibilità del sindaco e della giunta di questo o di quel comune e alla “remuneratività” dei benefici che le aziende prospettano. Di solito il pacchetto viene condito dalla necessità-urgenza di ridurre i gas serra, secondo gli impegni assunti con la ratifica del protocollo di Kyoto. L’Italia, vale ricordarlo, entro il 2030 dovrebbe dimezzare le emissioni inquinanti. Ecco allora la corsa ad accaparrarsi i migliori progetti per produrre energia a spese del sole, del vento e degli scarti vegetali. Alla sfilza di Comuni pubblicati nel numero scorso del “Tacco d’Italia”, si sono aggiunti, nei giorni scorsi, altre amministrazioni “virtuose”. La palma dell’ospitalità spetta decisamente a Novoli, dove la giunta ha approvato un atto di indirizzo per la costruzione di una centrale a biomasse su un terreno di 2 ettari, che dovrebbe funzionare con l’impiego di olii vegetali, probabilmente di “curcuma”, una pianta molto diffusa in sud america. Una soluzione avversata dall’opposizione di centro sinistra che ha chiesto al prefetto la revoca della delibera. La proposta è arrivata dalla Archè, una azienda di Galatone. La location ? “Sulla via per Trepuzzi nella zona industriale – fa sapere il sindaco Oscar Marzo Vetrugno – La nostra però è solo una manifestazione di interesse. Apriremo un dibattito pubblico con i cittadini”. La giunta di Novoli non si fa mancare niente e va verso l’en plein. Non solo biomasse; “nelle prospettive dell’aministrazione comunale c’è anche un parco eolico e uno fotovoltaico – ha comunicato l’assessore all’Ambiente Gianmaria Greco nei giorni scorsi – compatibilmente con i vincoli previsti”. Tutto per sfruttare appieno i benefici delle fonti rinnovabili. A Giuggianello dovrebbe approdare l’eolico, nonostante la ferma opposizione degli ambientalisti che nei giorni scorsi ne hanno discusso nel castello di Otranto. Il territorio del piccolo comune dovrebbe ospitare 16 pale da 120 metri, che fornirebbero 32 Mw di potenza, in una zona ricca di serre e di grotte rupestri. Il sindaco di Supersano, Giuseppe Stefanelli, ha costituito una commissione per valutare la proposta della ditta Rein Deer di Bergamo, di costruire una centrale a biomasse da 5 Mw, nei capannoni dell’ex Tabacchificio sulla via per Scorrano. In questo caso si brucerebbero ramaglie e scarti di potature. Anche a Melendugno la giunta guidata da Roberto Felline, sta valutando la proposta dell’Aprol e di una cooperativa agricola per una centrale a biomasse da 8 Mw, alimentata a potature di ulivo. “Non c’è a di concreto – dice il sindaco – in ogni caso tutto verrebbe fatto nel rispetto dell’ambiente”. Nuovo ingresso nell’elenco dei comuni ospitanti anche per Calimera. Il sindaco, Giuseppe Rosato, ha approvato solo un atto di indirizzo, il primo passo verso la realizzazione di una centrale a biomasse da 14 Mw, alimentata con olii vegetali, proposta da Archè di Galatone. A Salice Salentino, si va verso l’accordo con Sorgenia, per battere ogni record di potenza in campo eolico. Al varo una “fattoria” di 14 torri da 3 Mw l’una, per una potenza installata di 42 Mw. Costo del progetto, in località Palombaro, 70 milioni di euro. Le pale, in fila, coprono una lunghezza di 7 chilometri. Una torre dovrebbe essere di proprietà del Comune. Un record che si aggiungerà all’altro, quello dell’impianto fotovoltaico da 10,5 Mw a Monteruga, che produrrà 15 milioni di Kw/h anno. Le associazioni e i comitati di lotta, intanto, non se ne stanno con le mani in mano. “Abbiamo perduto la guerra – sostiene l’ingegnere Antonio De Giorgi, dei Verdi, ex direttore dell’Agenzia per l’Energia della provincia – ma ci organizzeremo per fare battaglie sito per sito. Non siamo contrari alle fonti rinnovabili, vorremmo solo evitare grossi impianti. Le biomasse? Centrali al massimo di 8 – 10 Mw, non di più”. Chi si pone di traverso, sulla strada delle nuove tecnologie, viene travolto o ignorato. Ne sa qualcosa Maddalena Mongiò, la giornalista “ignorata” perché aveva illustrato la situazione delle biomasse a Collepasso. // Biomasse sullo start Pare che la Regione non voglia saperne di piccoli impianti, di microgenerazione. Lo stesso assessore all’Ambiente, Michele Lo Sappio, sarebbe favorevole alle grosse installazioni. Sull’argomento abbiamo sentito il parere dell’imprenditore salentino Paride De Masi, presidente nazionale della sezione Energie rinnovabili di Confindustria. “In Puglia alcune aziende stanno presentando progetti per impianti superiori ai 100 Mw. Quelli di Italgest non sono grandi impianti ma 2 motori diesel da 12 Mw ciascuno, in linea con quanto individuato dal Pear, per cui la produzione di energia da fonti fossili deve essere sostituita da quella da fonti rinnovabili. Le biomasse concorrono in maniera importante alla quota di produzione di energia rinnovabile che diversamente sarebbe difficile da raggiungere”. Qualcuno parla di accordi politici già chiusi ai livelli alti. Accordi, è stato detto, per evitare che questi impianti vengano costruiti in regioni come la Campania o la Calabria, per finire poi nelle mani della malavita. Può essere una ragione sufficiente per “scaricare” sulla Puglia? “E’ proprio il contrario. La Campania e la Calabria sono le regioni che più di altre ospitano impianti a biomasse. In particolare biomasse solide che nel caso della Calabria risolvono il problema della rimonda dei boschi, di cui la superficie regionale è particolarmente ricca. Quindi sulla Puglia non si scarica un bel niente”! Quali accorgimenti presenta una grande centrale a biomasse, per garantire la totale assenza di inquinamento? Le associazioni temono che quelle di Lecce e Casarano, finiscano col bruciare di tutto, con la scusa, magari, che mancano i semi di girasole. “E’ pretestuoso quanto ho visto dichiarare da alcune associazioni che innescano paure rispetto al combustibile utilizzato. Ma andando con ordine: non si può parlare di inquinamento rispetto a questi impianti in quanto le emissioni corrispondono all’equivalente di 400 autovetture diesel accese. Si può pensare di mettere nel serbatoio di un’auto una bottiglia di plastica o altro materiale solido se l’auto è alimentata da un combustibile liquido? Si tratta di due motori diesel alimentati ad olio vegetale e quindi con emissioni pari appunto a 400 autovetture che nel caso dell’impianto di Lecce corrispondono a circa lo 0,5% delle autovetture circolanti in città, circa 80mila al giorno. Con una differenza: che quelle alimentate a gasolio non utilizzano carburante vegetale”. // Si produca energia senza pregiudizi Le installazioni di impianti per la produzione di energie alternative creano non pochi problemi al territorio. impatto paesaggistico, inquinamento e caos burocratico a livello amministrativo. Come si pone Confindustria Lecce di fronte a questi problemi. Quali aspetti è portata a privilegiare? Confindustria Lecce deve fare da tramite tra il mondo dell’industria, gli enti locali ed i singoli cittadini, promuovendo azioni volte all’informazione sull’importanza della produzione di energia da fonte rinnovabile. L’obiettivo è quello posto dall’Ue che ha chiesto entro il 2020 una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra di almeno il 20 per cento rispetto al 1990, di aumentare l’efficienza energetica in modo da raggiungere l’obiettivo di risparmio dei consumi energetici del 20 per cento, di promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili. Oltre ad organizzare seminari e incontri per sensibilizzare le imprese sull’urgenza di tali priorità, ci stiamo attivando per promuovere azioni che illustrino al territorio tali problematiche e, soprattutto, facciano chiarezza, eliminando anche alcuni pregiudizi di campo, che stanno bloccando una serie di importanti investimenti. Occorre mettere in evidenza,vantaggi e svantaggi reali, cercando di proporre gli studi in materia, in un linguaggio facile e comprensibile anche per i non addetti al settore. Confindustria Lecce è, altresì, impegnata anche sul fronte regionale nel Comitato di Lavoro Energia, promuovendo la creazione di un distretto Produttivo sull’Energia”. Come si possono conciliare, sviluppo occupazionale, sviluppo economico e salvaguardia dell’ambiente, senza sacrificare qualche aspetto della vocazione turistica della nostra terra? “Non è semplice conciliare tutto ciò, ma l’innovazione tecnologica offre numerosi strumenti per riuscire a farlo. Oggi è possibile, infatti, abbinare tecnologia e turismo, creando strutture ricettive che offrono confort tipici della nostra terra, utilizzando, al contempo, le risorse inesauribili del sole e del vento (piscine riscaldate con impianti che sfruttano l’energia solare, alberghi costruiti secondo i canoni della bioedilizia, ecc). L’incremento dei flussi turistici, come conseguenza porterà ad uno sviluppo occupazionale nel settore e nell’indotto”. Quali benefici economici e quali ricadute occupazionali derivano alle industrie locali, considerato che gli impianti e le maestranze sono quasi sempre “forestieri”? “L’idea è quella di creare un polo integrato per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, cioè incrementare il lavoro del territorio producendo in loco i pannelli solari, le pale eoliche e tutto ciò che serve per la produzione di energia, manodopera esperta per la progettazione e l’installazione degli impianti. Per realizzare tutto ciò occorre fare formazione e creare strutture ad hoc sul territorio in modo tale che il trend dell’energie rinnovabili sia l’occasione per creare nel Salento una vera e propria industria delle energie rinnovabili. Le ricadute occupazionali, in caso contrario, si registrerebbero solo nell’ambito dell’installazione e della manutenzione agli impianti. Infine, attraverso il polo integrato, si potrà dare impulso all’innovazione ed alla ricerca, mettendo a frutto le sinergie con i centri universitari presenti sul territorio”.

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