Lecce on line? Virtuale

L’analisi del sito del Comune di Lecce presenta carenze informative e di “usabilità”

Il Comune di Lecce ha sito non solo brutto, ma anche poco attivo ipertestualmente, e chiuso in sé: morto, per le nuove tendenze del web 2.0. La maggior parte dei servizi presentati in home page, si rivelano delle promesse non mantenute, al primo click che ne cerchi qualche conferma. L’esempio di una sezione per tutte: quella dei contatti

Di Giovanni De Stefano Più internet si evolve e più un sito è fatto bene se i servizi e le informazioni che offre sono piacevoli da fruire e ben collegati fra di loro. Pulsanti (funzione) e icone (aspetto) diventano due volti dello stesso comando: cambiare pagina, andare oltre, navigare. Il sito web del Comune di Lecce (http://www.comune.lecce.it) riesce nel difficile compito, dapprima, di sbilanciarsi apparentemente in favore della sostanza, rinunciando a ogni fronzolo (e decoro). Fornendo ai propri utenti delle pagine grigie, anonime, quasi strappalacrime – che toccano il loro culmine di mestizia in una sottosezione del menu “come fare” intitolata, manco a dirlo: “Pagare le tasse”. Per poi rivelarsi quello che è, e che tentava di nascondere non già dietro a un eccesso di frivolezza, ma dietro a una sobrietà non richiesta: e cioè un sito che perlopiù non funziona. Sotto due aspetti: alcune parti non funzionano in senso stretto, cioè non funzionano affatto, e rendono inutile il sito; altre – le migliori – non funzionano in senso lato, cioè vanno solo male, ma rendono comunque spiacevole l’esperienza della navigazione. La maggior parte dei servizi presentati in home page, si rivelano delle promesse non mantenute, al primo click che ne cerchi qualche conferma. L’esempio di una sezione per tutte: quella dei contatti. A trovarla, dovrebbe essere una delle più preziose, anche se il link che porta ad essa è disperso nel mezzo della pagina, fra altri collegamenti al resto dello scibile: “società partecipate”, “avvisi pubblici e concorsi”, addirittura “avvisi di gara e appalti aggiudicati”, tutti nello stesso colore, font e posizione. Si apra la pagina della sedicente “partecipazione”. Sulla carta, la più moderna e interattiva. In pratica, delle icone da preistoria del web (balloon da fumetto, bustina sotto-risoluzione della posta, etc.), dovrebbero condurre ai forum, alle sezioni video, all’aiuto tecnico. Cliccando su ciascuna di esse, nessuna risposta, se non che l’impaginazione, già infelicissima, viene praticamente meno. A un tentativo su tre di accedere al forum: “nessun sondaggio [sic] presente”. Non avrebbe dovuto essere un forum, uno di quelli che anche uno studentello sa aprire per la sua serie animata preferita, e gratuitamente? Chi aveva parlato di sondaggi? La sezione servizi al cittadino, dal canto suo, è in allestimento da almeno 4 mesi dalla data della promessa messa online del progetto: settembre 2007. Altro problema gravissimo è la gestione dei link di per sé. Che soffrono solo di due malanni, che però Jakob Nielsen, il guru mondiale dell’usabilità web, considera del tutto imperdonabili, e meno gravi soltanto di altri due, ma parliamo di casi limite: la mancanza totale di immagini o, viceversa, l’assenza di testo. Da una parte, i link fra le pagine di questo sito (come, del resto, quelli verso risorse esterne ad esso) sono deboli e poco evidenti (nel migliore dei casi sono solo sottolineati), e si finisce per non capire nemmeno a una seconda, terza occhiata che cosa sia clickabile e no. Dall’altra, quegli stessi link, una volta scovati, non cambiano colore quando vengono clickati la prima volta, e così non è facile visualizzare, in stessa sessione di navigazione, il percorso che abbiamo compiuto per giungere a una certa risorsa, quando anche fosse stata utile, e non immaginaria. I menu dedicati alla cultura e all’ambiente, con cenni storici sulle piazze più importanti o ambientali sul solo bosco di Rauccio, sono superati dal primo sito amatoriale che capiti sotto tiro a Google. Tutto, prima ancora che approssimativo, è inutilizzabile o insignificante. Con la sola eccezione dello spazio per i già citati “avvisi di gara”, che sono aggiornati puntualmente, con tanto di errata corrige e allegati da scaricare. La sensazione che il design della home restituisce all’utente, come si diceva, è di una freddezza non glaciale: peggio, da corridoio tiepido e poco areato. In un’epoca in cui ci si dividono i voti anche a colpi di post sui blog, non è un aspetto della questione da sottovalutare. Insomma, il Comune ha sito non solo brutto, ma anche poco attivo ipertestualmente, e chiuso in sé: morto, per le nuove tendenze del web 2.0, la seconda fase di internet che si sta aprendo in questi mesi, vera rivoluzione copernicana che pone l’interazione con l’utente e con altri siti al centro dell’esperienza su internet. A Lecce, almeno online, si commette dunque pure anche quest’altro peccato, del tutto insospettabile: superare in demerito il classico stupire con effetti speciali, che tanto spesso si riscontra nella cosiddetta real life – politica e sociale – dalle nostre parti, e di cui quindi ci si aspetterebbe perlomeno un corrispettivo anche sul web. Sul sito del Comune manca addirittura il fumo stesso, oltre all’arrosto, e questo è forse ancora più imperdonabile di qualunque altro promettere e non mantenere.

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