Lecce si indebita, i finanziamenti europei si arenano, i cittadini pagano

Il Comune sulla strada facile dell’indebitamento pubblico

Emettendo buoni ordinari comunali, il Comune di Lecce ha incassato 105milioni e dopo 20 anni ne dovrà restituire 160

Il solo ricordo fa tremare i polsi dei leccesi. Il crack del Comune di Taranto, il più grande fallimento di un Ente locale mai verificatosi dal dopoguerra, è storia recente. Sentire il botta e risposta su boc e swap, tra il sindaco del Comune capoluogo, Paolo Perrone e l’ex consigliere diessino Carlo Salvemini prima e il capogruppo dell’opposizione Antonio Rotundo poi, fa riecheggiare oscuri presagi. La questione appassionerà sicuramente gli esperti di finanza ché ai più risulta ostica. Due concetti però sono cristallini: i compensi extra dei dipendenti comunali incaricati di gestire l’operazione di emissione dei buoni ordinari comunali (boc) sono esorbitanti ed elargiti con manovre contabili non convenzionali per i pagamenti dei dipendenti; il Comune si è indebitato esponendosi all’andamento dei tassi per 20 anni, come fa notare l’Adusbef, gravando presumibilmente sulle contribuzioni delle generazioni future, secondo un andamento che non è semplice prevedere. A occhio e croce l’operazione è così sintetizzabile: il Comune emettendo buoni ordinari comunali ha incassato 105milioni e dopo 20 anni ne dovrà restituire 160. Se tutto dovesse andare per il meglio, come speriamo, come minimo gli amministratori leccesi non ci avranno fatto una bella figura. La strada facile dell’indebitamento pubblico poteva essere abbandonata in favore di una più lungimirante politica di sfruttamento intensivo delle risorse provenienti dall’Ue per realizzare infrastrutture e servizi che il sindaco Perrone dice essere in corso d’opera e molti ancora da avviare. In questo però la città di Lecce non brilla: basti, uno per tutti, andare a verificare sul sito del Comune (www.comune.lecce.it/comunelecce/Canali+di+accesso/Servizi+on+line/Servizi+al+Cittadino/) per toccare con mano la lentezza dell’Amministrazione del capoluogo. Si annuncia con enfasi che, grazie al progetto Apulie (leggiamo) finanziato con nove milioni (nove!), saranno erogati on line ai cittadini un’infinità di servizi entro settembre 2007. Sì, entro settembre. Ma nove milioni dal 2002 ad oggi non sono bastati per essere puntuali all’appuntamento. Non sappiamo se questo significhi disimpegno delle risorse, cioè se Lecce perderà parte di questi nove milioni, ma se tutto dovesse andare per il meglio, come speriamo, come minimo gli amministratori leccesi non ci avranno fatto una bella figura. Alla faccia dei proclami del ministro all’innovazione Nicolais, in visita a Specchia e Casarano il 26 ottobre scorso: lo sviluppo del Sud deve passare da una rivoluzione negli Enti locali, una rivoluzione fatta di innovazione e informatizzazione, ma soprattutto di investimenti sul capitale umano. Investimenti sul capitale umano, non sul debito pubblico, caro Perrone.

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