“Non l’ho ucciso io”

Ieri l’interrogatorio della donna

“Se gli avessi iniettato l’eroina sarebbe morto dopo 20 minuti”. E’ questo uno dei tre punti principali sui quali si costruisce la difesa di Lucia Bartolomeo, accusata di aver ucciso il marito

E’ durato un’ora l’interrogatorio di Lucia Bartolomeo, infermiera di Taurisano accusata di aver ucciso il marito iniettandogli una dose letale di eroina. I fatti risalgono all’anno scorso. Secondo l’accusa la donna avrebbe ucciso il marito per avere la possibilità di vivere in modo libero la sua relazione extraconiugale. Ma dall’interrogatorio di ieri davanti al gip Ercole Aprile, è emersa una verità diversa. Quella che ha voluto ricostruire la Bartolomeo. Su tre punti principali si sono basate le sue dichiarazioni: primo, il marito era davvero malato di cancro ai polmoni, come lei aveva detto in giro nei giorni precedenti; secondo, non avrebbe avuto alcun motivo per ucciderlo perché non intendeva andare a vivere con l’amante; terzo, la flebo di vitamine la fece tra le 21.30 e le 22 e se ci fosse stata eroina lui sarebbe morto entro 20 minuti (l’uomo invece morto durante la notte). La donna ha inoltre ricostruito le ultime ore con il marito: la cena alle 19.30, la flebo dalle 21.30 alle 22, la visita dei genitori alle 23.15. Il Tribunale del Riesame partirà proprio dall’analisi di questi dati per cercare la verità.

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