Il gusto del Carnevale

La ricetta per un buon Carnevale

Non è Carnevale senza chiacchiere. Se non le avete mai mangiate, non potrete mai capire che cosa intendo. Allora, seguite le indicazioni di mia nonna. Prendete nota su ingredienti e preparazione. E poi assaggiate

Io ricordo come se fosse ieri il Carnevale a casa di mia nonna. Intanto occorre precisare che mia nonna abita nella piazza centrale del paese, da dove passano per forza di cose, sfilate di carri e maschere di ogni tipo nei giorni di fine Carnevale, la domenica e il matedì. Grassi o magri, poco importa. Si mangia comunque. E si mangia sempre. Altra puntualizzazione da fare, prima di tornare indietro negli anni, è che è abitudine di mia nonna (lo era soprattutto un po’ di anni fa, proprio gli anni della mia infanzia) trascorrere le giornate di festa affacciata alla finestra del salone. Proprio quella finestra che sulla piazza centrale si affaccia. E vedere la gente che passa, che lancia i coriandoli (un tempo, ahimè lontano, lo si usava ancora fare), che si diverte in compagnia. Mia nonna le feste di paese le vive così. Guardandole alla finestra. Ma le basta. Sorride, commenta, saluta con la mano chi conosce e se ne va a letto soddisfatta. Carnevale non è (non era) Carnevale se mancano i dolci. E per quanti ne esistano, di complicati, esotici, letti nei libri di ricette, appresi in tivù dai consigli di Antonella Clerici, i miei preferiti (e, ovviamente, i preferiti di mia nonna) sono le chiacchiere. Come si può pensare di trascorrere un buon Carnevale senza aver mangiato le chiacchiere! Ve lo dice chi di Carnevali ne ha visti tanti anche lontano da casa. Altrove le chiamano frappe, frittelle, o chissà come. Ma non è vero che sono sempre loro. Non crediate ai pasticceri non-salentini che vogliono convincervi che “Chiacchiere o frappe, il succo è quello”. Le frappe sono una cosa. Buona, per carità. Ma le chiacchiere non temono paragoni. Sono proprio un altro mondo. Chi non le ha mai assaggiate non può capire quello che intendo. E allora, se non l’avete ancora mai fatto, assaggiatele. Anzi, cucinatele da soli e poi assaggiatele. Saranno ancora più buone. Ecco come le prepara mia nonna. // Ingredienti (per sei persone) Farina: 200 grammi uova: uno intero e un tuorlo olio extravergine d'oliva: due cucchiai zucchero: 50 grammi vino bianco: un bicchierino olio per friggere zucchero a velo sale: un pizzico // Preparazione Versare la farina a spanana sul tavolo con un pizzichino di sale e al centro mettere lo zucchero, le uova, l'olio e il vino. Lavorare a lungo la pasta aggiungendo eventualmente altra farina. Lasciare riposare l’impasto, coperto con un tovagliolo, per circaun’ora. Spianarla successivamente col mattarello, riducendola ad una sfoglia sottile. Con la ruota dentata ricavare delle strisce abbastanza lunghe e larghe tre o quattro centimetri. Tagliare ulteriormente le strisce in pezzi lunghi una decina di centimetri e praticare più incisioni; infilare nelle incisioni gli angoli delle strisce se si vogliono ottenere forme fantasiose invece dei soliti nastri. Le strisce si possono anche annodare. Far friggere i vari pezzi in olio bollente e abbondante fino a che non diventano dorate e croccanti. Sgocciolarle e disporle su carta assorbente per eliminare l'olio in eccesso. Cospargerle con lo zucchero a velo. Datemi retta. Ecco perchè, anche a distanza di tanti anni, anche se non mi maschero più da fatina o da principessa rosa, io il gusto per il Carnevale non l’ho perso. Perché il gusto del Carnevale, per me, è quello delle chiacchiere di mia nonna.

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