“Mai più lager”

Il viaggio di alcuni studenti nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Un vero e proprio pellegrinaggio laico. Per non dimenticare l’orrore dell’olocausto

Reporter d’eccezione. E’ il 10 novembre 2006. E’ un giorno che cambierà la vita degli alunni di tre scuole salentine: il “Meucci” di Casarano, il “Vanoni” di Nardò e il “Salvemini” di Alessano

Si può prendere un aereo e partire, per tanti motivi. E ci si può preparare al viaggio con stati d’animo diversi. L’idea dello spostamento ne porta con sé tante altre. Il bisogno di evasione, la curiosità di visitare luoghi nuovi, la voglia di tornare da dove sei partito. Ogni viaggio ti cambia. Soprattutto se è un viaggio non solo fisico, che ti porta lontano chilometri dalla realtà in cui vivi, ma anche indietro nel tempo. Una forma di pellegrinaggio laico nella memoria. Tre scuole della Provincia di Lecce (gli istituti tecnici “Vanoni” di Nardò, “Salvemini” di Alessano e “Meucci” di Casarano) questo viaggio nella memoria l’hanno fatto. Nei giorni dal 10 al 12 novembre. Quando hanno preso l’aereo che ha portato alcuni ragazzi a Cracovia, nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Dove l’orrore dell’olocausto è ancora vivo. Per non dimenticarlo e, anzi, per viverlo, se si può. Il viaggio rientrava nel più ampio progetto “Mai più” organizzato dalla Regione Puglia per l’anno scolastico 2005/06 e costituiva la conclusione di un lungo discorso sull’olocausto, che si è sviluppato con convegni, incontri, approfondimenti. Per una mancanza di fondi, però, il viaggio programmato per l’anno scorso, si è realizzato quest’anno. E siccome crediamo che un’esperienza così forte possa essere raccontata solo da chi l’ha vissuta, abbiamo chiesto ai ragazzi che hanno preso parte al viaggio di dirci, in prima persona, che cosa hanno provato. Il risultato è stato sorprendente. Alunni e insegnanti entusiasti dell’idea. Per quanto le parole possano rendere giustizia a certe sensazioni, questo è il resoconto di quei giorni. Scritto di loro pugno. Il cui senso profondo abbiamo sintetizzato in un’immagine efficace resa da uno dei ragazzi: “Avevamo freddo”. L’orrore inimmaginabile e indescrivibile è stato reso attraverso la descrizione, semplice, dell’incapacità di sopportare una sensazione fisica, familiare, consueta. Il freddo. I ragazzi non riuscivano a sopportare il freddo. Nonostante quei tre maglioni. Se il consueto diventava insopportabile, come hanno potuto vivere e sopravvivere, i prigionieri, lì ad Auschwitz e Birkenau? E’ una delle tante riflessioni che gli studenti salentini hanno generosamente accettato di voler condividere con noi. (articolo tratto dal Tacco d’Italia di dicembre)

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