Case in campagna: vecchie regole

Martedì prossimo, un consiglio comunale sul tema

Si allarga il fronte politico di opposizione alle proposte dell’amministrazione comunale di Casarano, intenzionata modificare le norme vigenti per la costruzione di case in campagna e ad eliminare il blocco delle concessioni edilizie imposto nel 1993. Ed ora anche i Ds hanno da ridire

Potrebbe essere rinviata la proposta del governo di Casarano sulla nuova disciplina per la costruzione di case in campagna. L’argomento, inserito nell’ordine del giorno del Consiglio Comunale in programma martedì prossimo, non sembra avere i numeri necessari per essere approvato. Il fronte politico contro l’ipotesi di eliminare il blocco del 1993, infatti, si allarga e il dissenso comincia a manifestarsi anche tra le forze di maggioranza. La riunione di segreteria dei Ds dell’altra sera, allargata ai consiglieri comunali, è stata eloquente perché ha evidenziato posizioni di forte critica sulla proposta. I Ds, tuttavia, aspettano il ritorno del sindaco Remigio Venuti per prendere una decisione definitiva. Intanto, Lillino Casto e Giovanni Coletta (rispettivamente sindaco e assessore all’Urbanistica nel 1993), ossia gli artefici del blocco alle concessioni edilizie in zona agricola, hanno inviato ieri una lettera ai consiglieri comunali, auspicando che le loro valutazioni vengano prese in considerazione durante il dibattito consiliare. Gli ex amministratori hanno ricordato i motivi che li spinsero a fermare l’emorragia di concessioni in zona agricola che, grazie ad una errata interpretazione della norma sugli accorpamenti, produsse “enormi guasti, dando vita a operazioni speculative. Case nate come aziende agricole – ricordano – sono state poi trasformate in lussuose residenze, con la beffa che non pagavano neanche gli oneri concessori, usufruendo, attraverso il titolo di imprenditore agricolo, spesso fittizio, anche dei benefici della concessione gratuita”. Casto e Coletta ritengono che “la nuova normativa proposta va a cozzare apertamente con le previsioni e le Norme Tecniche di Attuazione del Prg e, quindi la stessa decadrebbe, se il Prg dovesse essere approvato dalla Regione”. Per i due ex amministratori l’operazione che si andrebbe a fare avrebbe tutti i crismi dell’illegittimità perché “in quanto introduce di fatto una nuova normativa urbanistica: lotto minimo, nuove norme di edificazione nelle zone agricole senza modificare le norme del Pdf e del regolamento edilizio comunale, che infatti restano in vigore. Pertanto – concludono Coletta e Casto – la deliberazione proposta riteniamo sia improponibile per il fatto che introduce una nuova normativa urbanistica, che non può essere oggetto di semplice deliberazione che, in quanto tale, non può modificare norme già codificate nelle leggi e negli strumenti urbanistici vigenti”.

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