Un urlo concavo

L'urlo di chi soffre e muore si spegne, oggi più che mai, nell'indifferenza della folla-senza-nome

Nel ventunesimo secolo si piange soltanto davanti a una soap opera in TV. La morte (degli altri) � un numero: pu� essere grande o piccolo e pertanto generare maggiore o minore indignazione, ma mai una lacrima. Allo stesso modo le sofferenze degli altri non ci toccano e il loro urlo rimane inascoltato. Cos�, mentre il rumore della folla acquista vigore, la voce del profeta si fa sempre pi� fioca…

UN URLO CONCAVO Come la lama di un rasoio balena in me la paranoia Incredibili come schegge di ghiaccio esplodono le ultime luci di razionalita No! Non voglio restar solo in questo mondo inerte e disfatto ci� che voglio non � l'inizio Ma solo una fine perch� io sono perduto Perch� blasfemo � il mio cuore Che di infinite tristezze � soverchiato E gli echi di sconfitte balenano come specchi cangianti In questo freddo utero siderale Che tutto si smembri in me Ma non prima di aver gridato al mondo il mio silenzio Eppoi solo la fine (Davide Ferendeles) inviate le vostre poesie all'indirizzo per_verso@libero.it o inserite i vostri commenti

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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