Far tacere le armi in Medio Oriente

L'intervento del Comitato permanente per la Pace di Lecce

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l'intervento del Comitato permanente per Pace di Lecce sull summit di Roma sulla crisi Libano-Israele

La nuova ferita di guerra apertasi in Medio Oriente con il conflitto tra Israele e Libano obbliga l’Italia e l’Europa a un lavoro diplomatico e politico che sappia e riesca a ricucire le ragioni degli uni e degli altri, chiedendo il silenzio delle armi e l’apertura di negoziati di pace. Per questa ragione come Comitato permanente per la Pace di Lecce consideriamo la giornata di domani a Roma fortemente voluta dal governo Prodi un appuntamento di grande importanza. La nuova ferita di guerra apertasi in Medio Oriente con il conflitto tra Israele e Libano obbliga l’Italia e l’Europa a un lavoro diplomatico e politico che sappia e riesca a ricucire le ragioni degli uni e degli altri, chiedendo il silenzio delle armi e l’apertura di negoziati di pace. Per questa ragione come Comitato permanente per Pace di Lecce consideriamo la giornata di oggi a Roma fortemente voluta dal governo Prodi un appuntamento di grande importanza, capace di riassegnare al nostro paese un ruolo importante nello scenario mediorientale. Non è un punto di vista che esprimiamo solo in questa occasione. Di ritorno lo scorso anno dal viaggio in Israele e Palestina, sollecitati in questa direzione dai numerosi incontri con rappresentanti istituzionali e civili dei due paesi, ci facemmo portavoce delle speranze di pace con una lettera inviata alla presidenza dell’Unione europea. In quella settimana di settembre divenne infatti estremamente chiaro ed evidente come sia la Palestina che anche Israele, per lo meno nelle loro componenti democratiche e non estremiste, annettessero fondamentale importanza a un ruolo dell' Europa come forza di interposizione, capace di equidistanza dall’oltranzismo americano del governo Bush ma anche dal fondamentalismo arabo, e soprattutto in grado di tessere relazioni proficue con quei settori politici moderati presenti nei paesi arabi e spesso obbligati al silenzio. Naturalmente siamo ben consapevoli che il fronte di guerra israelo-libanese apertosi nelle settimane scorse ma lungamente preparato sia da Israele che da Hezbollah non ponga al centro, non apertamente, la questione palestinese, come si evince dall’estrema attenzione con cui il governo di Olmert ha finora evitato di colpire i campi palestinesi in Libano, pure è evidente come quel nodo irrisolto di fatto continui a generare un conflitto senza fine, capace di riverberarsi all’infinito in molteplici forme. Per questo, mentre chiediamo con forza al governo italiano, al ministro degli Esteri, ai partiti tutti, un impegno totale e senza incertezze verso la costruzione della pace contro ogni tentazione bellica, invitiamo tutti i pacifisti italiani a far sventolare domani le bandiere arcobaleno. Un piccolo ma fermo messaggio e un monito verso chiunque immagini che solo la forza delle armi e la morte di migliaia e migliaia di civili sia il modo migliore per arrivare a trattare.

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