C’era una volta il Natale

Le foto ingiallite del Natale salentino ormai dimenticato

Il rito della preparazione del presepe ad opera di sapienti rugose mani; l’albero di Natale e le ricette della tradizione. E’ questo il Natale dei ricordi

Basta andare indietro con la memoria per ritrovare le tante storie natalizie che il Salento ha da raccontare, così attaccato alle tradizioni e ai ricordi, ancora vivi, della gente di una volta, che si preparava alla festa con sentimento e ingenua semplicità. L’usanza più bella, che si va perdendo, era la preparazione del presepe, con i pupi, di varie dimensioni e colori, e al centro del paesaggio di Betlemme, ricostruito dalle abili e rugose mani di genitori e nonni, la Natività, con il bue, l’asinello, Giuseppe, Maria, “u bambineddhhu”, i pastori con le loro cornamuse. Il presepe occupava l’angolo più in vista della casa cosicché potesse essere ben ammirato e, a volte, era accompagnato dall’altrettanto sfavillante albero di Natale. Si trattava di alberi veri, agghindati con lunghi nastri e grandi palle diverse l’una dall’altra, perché ereditate dagli anni precedenti; ed anzi, quanto più passavano gli anni e più le decorazioni venivano riciclate e si usuravano, ancor più queste apparivano meravigliosamente fuori dal tempo e da ogni moda. Quando proprio veniva a mancare qualche pezzo, allora si correva a compare un Re Magio, qualche altra pecorella o la fontana dai maestri pupari (mestiere quasi scomparso). Già dalla festa dell’Immacolata (8 dicembre), si gustavano le “pittule” (“te la Maculata, la prima pittulata”). Le pittule, insieme alle “pucce” e ai “taraddhi”, accompagnavano tutto il periodo natalizio. Ma fra le ricette salentine di questo periodo, vi erano i “caranciuli”,dei bastoncini tagliati a tocchetti, avviluppati di miele e cosparsi con cannella e confettini. I “purciddhuzzi”, chiamati così perché avevano la forma del muso di un porcellino; le “carteddhate”, fritte e cosparse di miele; gli anisetti, piccoli e policromi confetti, simili a chicchi di grano, e il pesce di mandorla. Si è perduta anche la memoria del rosoliu, un liquore zuccheroso fatto in casa che suggellava l’abbondantissimo cenone della vigilia. Dopo la mezzanotte, ci si scambiava i doni sotto l’albero, si deponeva il Bambinello nella mangiatoia e ci si faceva gli auguri per un altro Natale arrivato. (tratto dal Tacco di dicembre attualmente in edicola)

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