28-29 luglio: San Brizio a Calimera

Una antica leggenda collega Calimera al culto di San Brizio: sogni misteriosi e apparizioni mistiche. Ricostruzione della storia del santo e del culto che la città gli riserva.

San Brizio è il patrono di Calimera. Mentre in altri paesi si conserva il culto per santi greci, come San Giorgio a Melpignano e Sternatia, San Pantaleo a Martignano, o per santi latini, come Sant’Antonio da Padova a Soleto, Castrignano, Carpignano, è invece un mistero il culto a Calimera di San Brizio, un Santo sconosciuto e così lontano, ma così largamente venerato dai calimeresi che, nella forma grecizzata, lo chiamano “Vrizio” o “Vriziolai” (“Brizietto”): e Brizio è il nome maschile più diffuso a Calimera. La leggenda narra di un tale Cordulo, cittadino di Calimera, che, vivendo a Tours in Francia, aveva una grande nostalgia della sua patria. Siccome in quei giorni ricorreva la festa di San Brizio, Cordulo si recò in chiesa insieme agli altri fedeli e pregò il Santo di esaudire il suo desiderio di ritornare in patria. Quella notte Cordulo fece un sogno: gli apparve un vecchio che gli chiese perché fosse triste, e Cordulo gli narrò del suo lungo pellegrinare di paese in paese e della struggente nostalgia che provava al pensiero della patria lontana. Il vecchio consigliò a Cordulo di recarsi la notte seguente sulla spiaggia, dove avrebbe trovato chi avrebbe potuto ricondurlo in patria. Anche se scettico, la notte successiva Cordulo si recò in spiaggia e trovò ad attenderlo una barca che era guidata proprio dal vecchio che gli era apparso in sogno e che, in un battibaleno, lo riportò sulle coste salentine. Il vecchio gli rivelò di essere proprio San Brizio e di volere prendere sotto la sua protezione la cittadina di Calimera. Cordulo si adoperò perché la popolazione di Calimera scegliesse come suo protettore San Brizio e in onore del Santo venne innalzata una chiesa. Nella Chiesa di San Brizio è custodita una statua di legno molto pesante che rappresenta San Brizio in abiti vescovili, età giovanile e corta barba, in atto benedicente. Ma chi era San Brizio? Egli era nato a Tours ed era stato in gioventù un uomo ricco, dedito ai piaceri, violento e superbo. Ammonito dal suo vescovo, San Martino, aveva sempre rifiutato di ascoltare i suoi consigli ed anzi lo aveva spesso ingiuriato ed offeso. Ma Martino, molto pazientemente, riuscì a scavare nel suo animo ed alla fine Brizio si pentì della sua vita scellerata e volle farsi prete. Diventò un modello di virtù e, alla morte del vescovo, Brizio fu chiamato a succedergli nella cattedra della città di Tours. Sulla tomba di San Martino, patrono di Francia, egli fece costruire una cappella dove riposa il suo corpo. Ma alcuni nemici, invidiosi della sua fama, per screditarlo, accusarono Brizio di empietà. Assoldarono una donna di facili costumi e la indussero ad accusare il vescovo. Brizio, sicuro della propria onestà, volle che il figlio nato dalla donna che lo aveva calunniato, dichiarasse in pubblico chi era il proprio genitore. E per miracolo il bambino, che aveva solo un mese di vita, parlò e dichiarò esplicitamente che Brizio non era suo padre. Nonostante i presenti insistessero perché il bambino rivelasse il nome del proprio genitore, Brizio non volle accusare altri, ma solo tutelare il proprio onore. E siccome i suoi nemici asserivano che aveva fatto parlare il bambino per diabolica magia, Brizio riempì la mitra di brace accesa e la portò, senza la minima ustione, fino al sepolcro di San Martino. Brizio morì nel 444 d.C. Del Santo si hanno due reliquie.La prima, più antica, che reca la scritta “Ex ossibus S.Britii episc.Turonensis”, non si sa da dove sia venuta. La seconda reliquia, un osso del cranio, era conservata nel Convento delle Carmelitane Scalze, in Francia. Nel 1880 circa, l’arciprete di Calmiera, Luigi Gabrieli, grazie al suo concittadino D’Onofrio, missionario di San Vincenzo in Francia, riuscì ad ottenere un cambio di reliquie: l’ossicino del cranio di S.Brizio fu portato alla matrice di Calimera e alcune ossa dei SS. Martiri di Otranto vennero traslate nella sede episcopale di Tours.

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