UN VIAGGIO CHIAMATO MUSICA

Daniele Sepe si racconta

44 anni, gira il mondo in motocicletta e non ha intenzione di sposarsi. Dal conservatorio alla sperimentazione, attraverso la vita da turnista. Daniele Sepe ripercorre la sua carriera, raccontandosi senza pudori .

Oltre il tempo e lo spazio. Cosi possiamo definire i concerti dell’ultima tournee di Daniele Sepe. Sul palco, le performance dell’eclettico sassofonista napoletano diventano l’occasione in cui passato, presente e futuro si mescolano e si confondono, insieme alle più svariate riletture delle musiche popolari del mondo. Nelle canzoni tradizionali fa capolinea anche l’elettronica, secondo una convinzione che lo stesso Sepe esprime: “Non c’è maniera di resistere riguardo alla tradizione. Tutto cambia e si adegua, anche la musica“. E’ cosi che le esecuzioni si dilatano, diventano una cavalcata sonora che, partendo dal rispetto delle atmosfere originali, sfocia in vere e proprie esplosioni di suoni che caratterizzano il suo personalissimo etno-jazz. Daniele Sepe nasce… ” a Napoli il 17/04/1960 ”. Il primo approccio con la musica? “ Il flauto dolce alle scuole medie, per amore di una ragazza che suonava il flauto e perché l’unico strumento che mio padre poteva permettersi. Strumento poco duttile però. Il passaggio al sax, poco dopo, è stato naturale, anche se in realtà avrei voluto fare il pianista ”. Primi anni settanta. L’iscrizione al conservatorio. Che ricordi conservi di quel periodo? “ Anni di movimenti politici. Suonare voleva dire “sentire tutto”. La musica o era buona o cattiva. Si ascoltavano gli Area, gli Intillimani. Ho cominciato con la musica classica, che trovai, però, troppo “seria”. Quel mondo era troppo stressante. Io volevo suonare per i miei coetanei, non per i vecchi. E poi volevo fumare una sigaretta e bere sul palco, cosa che non mi sarebbe mai stata consentita in quel contesto. Ho iniziato, quindi, a scrivere musica con il mio primo gruppo Lu chistu, lu chiddu e gli Abracalabria “. Vita da turnista. Tante collaborazioni. La vera palestra? “ Si. Carmelo Zappulla, Nino D’Angelo e altri mi hanno insegnato tanto. Un interessante confronto musicale. La vera musica napoletana non sono le tammurriate, ma le canzoni sui contrabbandieri. E’ in quel periodo che ho conosciuto Auli (Kokko). Faceva la corista. Ci incontrammo in occasione di un disco di Fred Buongusto, grazie a Mariano Barba. Avevamo 14 anni e suonavamo il jazz “. Daniele Sepe musicista-militante. La musica per te è un linguaggio politico? “ In ordine viene prima la politica. La musica è un mezzo per dire certe cose. Fossi stato un regista avrei fatto lo stesso. Si può parlare di altro, non solo d’amore “. Il tuo percorso non è propriamente simile a quello di altri tuoi colleghi. Un altro modo di fare musica in Italia è dunque possibile? “ Si, ma comporta delle difficoltà. Io, però, sono più libero di molti miei colleghi che per tagliarsi i capelli devono chiedere il permesso ai propri agenti “. La ricerca è sempre stata alla base della tua musica? “ Si. Questo lo devo ai miei maestri, il gruppo Ezezi di Pomigliano D’Arco. E’ da loro che ho ricevuto il “battesimo popolare. Ero un bambino prodigio. A 15 anni registrai il mio primo disco “. Ascoltando i tuoi lavori si può dire che la tradizione musicale non sfugge ai cambiamenti. Giusto? “ Non c’è maniera di resistere riguardo alla tradizione. Tutto cambia e si adegua, anche la musica. Essere eccessivamente legati alla tradizione è reazionario, è un passo indietro. Per i musicisti, quindi, è quasi un obbligo quello di rinnovarla. Conservare, però, è un’altra cosa. In questo Giorgio di Lecce ha fatto un ottimo lavoro “. Curiosità. Segui il calcio? Cosa pensi della vicenda del Napoli? “ Niente calcio. Troppo ricco, troppo drogato. Viva la vittoria della Grecia agli Europei. Faccio mezzo fondo, canoa “. Parliamo di pirateria e di prezzi dei cd troppo alti. Tu regali molti dei tuoi brani sul tuo sito internet (www.danielesepe.it). Qual è il tuo pensiero al riguardo? “ Internet è nato come una rete militare ed è bello che sia diventata libera, anche se cercano in tutti i modi di piegarla al mercato con leggi ridicole. Non è vero, poi, che danneggi gli artisti, anzi quando vanno su Kazaa e altri siti e vedono quanta gente scarica le loro canzoni sono contenti perché fanno i miliardi “. E la crisi del disco…? “ Sono 30 anni che si parla di questa crisi. Se cosi fosse tutti quanti avrebbero chiuso già da molto tempo “. Che rapporto hai con la tecnologia? “ La tecnologia è uno strumento al nostro servizio. Come ogni cosa, se usata bene, è buona. Certo se si fabbricano i missili…”. Altra curiosità. Sei sposato? “ E che mi metto un’estranea in casa?”. Con quali artisti, coi quali non lo hai ancora fatto, vorresti collaborare? “ Io sono per le collaborazioni spontanee, non per le operazioni di marketing. Più sono bravi e più sono umili e tranquilli. Il migliore per me è Peppino Gagliardi. Già pensato al prossimo lavoro in studio? “Abbiamo già diverso materiale. Nonostante gli impegni, stiamo preparando un disco che uscirà a novembre “. A te che hai girato in lungo e in largo, cosa fa arrabbiare di più del nostro paese? “ L’egoismo, la stupidità. A volte siamo vigliacchi, troppo attaccati alla nostra famiglia e non abbiamo il senso della collettività. Per esempio parlando di danze popolari, in Ungheria, dove ho suonato di recente, la gente ballava in cerchi di 70, 80 persone, tutti presi per mano Noi anche in questo siamo individualisti. Al massimo i nostri balli sono di coppia. Questa è una dimensione solitaria e triste della musica. La nostra storia feudale e baronale ci ha portato a questo. Quando, invece, vedi ballare un’intera nazione lo stesso ballo l’ si avverte il vero senso della collettività “. Quali sono le tue fonti di ispirazione? “ Questo è un mistero. Ogni volta l’ispirazione arriva in maniera diversa. Poi si impara il mestiere, si impara a razionalizzare, proprio come un meccanico…”. A proposito di motori, tu sei un motociclista. Dove vai? Cosa è il viaggio per te? “Tempo fa ho chiamato al telefono Tullio Altan, per il quale sto scrivendo le musiche del cartone animato La pimpa, e lui mi ha detto “domani parto per Praga in bicicletta”. E’ questo il senso. Oggi si prende l’aereo. Parti da un posto e in due ore arrivi in un altro, in cui parli una lingua diversa. E cosa è questo? Non si accorgono di perdersi il viaggio vero e proprio “ .

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