Peppino, rompi le scatole anche da morto

di Marilù Mastrogiovanni

Sono passati 12 anni e noi non dimentichiamo.

Sei stato ammazzato nella notte tra il 14 e 15 giugno. L’arma, un coltello, non è mai stato ritrovato.

Sono stati incolpati e messi in prigione due innocenti, assolti con formula piena.

Un anziano cardiopatico e un adolescente di 17 anni che vogliono solo dimenticare.

E’ stata utilizzata una bambina di 5 anni come testimone, per poi capire che era inattendibile perché il suo ricordo era frutto dell’elaborazione dei racconti ascoltati in famiglia.

C’è una strada chiusa e mille finestre e altrettanti occhi. Ma nessuno ha visto.

C’è un paese e mille interessi particolari, su quei lidi, quel parco, quelle aree di lottizzazione edilizia.

Ci sono le spiagge più belle del Salento eppure si fa la fame. La ricchezza è concentrata nelle mani di pochi.

Come in tutto il Salento, c’è la “mafia di prossimità”, ed è quella che ti ha ucciso. E’ la mafia della porta accanto, che ti trova lavoro, ti da protezione, si assicura che i parcheggi siano in ordine e che i lidi siano protetti. E’ la mafia che nasconde la polvere sotto il tappeto, i rifiuti sottoterra o nella falda acquifera, che prima ti spazza i marcipiedi e raccoglie i rifiuti porta a porta, poi li butta dove nessuno li vede e quindi non interessa a nessuno e va bene così. E’ la mafia che gli imprenditori cercano, quando hanno problemi da risolvere.

Peppino denunciava la vicinanza dei tanti interessi particolari della “mafia di prossimità” con il Palazzo.

Tante inchieste sono uscite sul Tacco grazie alla collaborazione di Peppino Basile, whistleblower qualificato. I whistleblower sono i cittadini responsabili che dialogano con i giornalisti e denunciano alla magistratura perché vogliono che le cose funzionino e che i soprusi siano smascherati. Il Parlamento europeo, recentemente, ha emanato diverse raccomandazioni perché vengano tutelati e addirittura perché si emanino leggi che li tutelino. In Italia, anche su questo, siamo avanti.

Chi dall’interno di un’amministrazione pubblica segnala un’illegalità, non può essere licenziato, trasferito, demansionato.

Peppino Basile era un whistleblower del Tacco. Per anni abbiamo seguito con lui le piste dell’illegalità nel Sud Salento e abbiamo scritto di impianti eolici costruiti in zone agricole tra ulivi secolari; di resort-ecomostri costruiti in zona Sic, nel parco regionale di Ugento; di rifiuti tossici industriali sotterrati nelle campagne, oppure tombati dentro e intorno a Burgesi. Burgesi è la più grande discarica per rifiuti solidi urbani del Salento, nata abusiva in zona sotto tutela ambientale e poi condonata, di proprietà pubblica ma gestita da privati, che hanno preso solo i profitti lasciando al pubblico l’onere di bonificare, semplicemente perché nessuno mai ha intimato loro di farlo, anche se ne avevano e ne hanno l’obbligo per legge.

Abbiamo scritto di un impianto di stoccaggio per i rifiuti, costruito con soldi pubblici, usato dai clan come deposito e garage, mai entrato in funzione e saccheggiato.

Lì, Peppino aveva fatto delle foto, “beccandoli” in azione.

E noi quelle foto le avevamo pubblicate e avevamo pubblicato un’inchiesta dettagliata su quell’impianto di stoccaggio, dove Peppino s’era recato la notte prima di morire, col suo migliore amico, di ritorno da una serata conviviale.

Abbiamo ripercorso e ribattuto tutte le sue segnalazioni e abbiamo continuato a seguire le piste che avevamo già battuto, aggiornando le inchieste, seguendo il puzzo dell’illegalità.

Abbiamo studiato tutti gli atti del processo e mappato il territorio – sulla base dei verbali di deposizione di 300 persone, sentite dalla procura- e stabilito chi-era-dove-a-fare-che-cosa-e-con-chi, nei momenti immediatamente prima e dopo il suo assassinio.

Abbiamo chiesto e ottenuto che Peppino Basile fosse riconosciuto vitima innocente di mafia, almeno da Libera, l’associazione di don Ciotti, che legge i nomi delle vittime innocenti il 21 marzo, giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie.

Ma già da anni le scuole salentine studiavano le battaglie e l’impegno civico di Peppino Basile, consigliere d’opposizione al Comune di Ugento e consigliere provinciale di maggioranza. E lo studiavano e lo studiano attraverso le inchieste del Tacco, che potete leggere, gratuitamente, on line.

Ho lanciato una petizione, sempre aperta, perché il ministro Bonafede riapra le indagini. Una petizione simbolica: il ministro non ha questo potere.

Però serve per ricordare a tutti che Peppino Basile e il Salento, aspettano giustizia.

La “mafia di prossimità” è quella che Peppino chiamava “il sistema”, che lo ha ucciso, e oggi c’è qualcuno che sta brindando per il docidesimo anno.

LE INCHIESTE DEL TACCO SU PEPPINO BASILE

Peppino Basile: omicidio di mafia

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Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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