Asl Lecce, non solo bustarelle: “Caciocavalli in cambio di una scarpa ortopedica. E prodotti per il cane”

DOSSIER/1 – Altri due arresti per corruzione: ai domiciliari Pietro Ivan Bonetti, 71 anni, legale rappresentante della società Ampliaudio, e Monica Franchini, 49, dipendente in nero di un’azienda sanitaria. La funzionaria dell’ufficio Assistenza protesica, Carmen Genovasi, nega e resta in carcere: “Denaro portato da casa per la festa di mio figlio”. Il gip: “Dichiarazioni inverosimili, si è presentata come paladina dell’anticorruzione, ma è una vicenda squallida di diffusa illegalità: funzione pubblica svilita e sacrificata senza pudore e remore in cambio di denaro e altro. Tra i regali persino formaggi e la disponibilità di un dog sitter”

Di Stefania De Cristofaro

 

 

LECCE – Non solo “bustarelle”, secondo “modalità classiche della corruzione, per la consegna di denaro”. Anche “caciocavalli in cambio di una scarpa ortopedica, prodotti per il cane di famiglia” e persino la “disponibilità di un dog sitter”. Tutti regali per la responsabile amministrativa del settore Assistenza protesica della Asl di Lecce, Carmen Genovasi, 46, arrestata in flagranza di reato, assieme a Giuseppe Bruno, dipendente della società “Nuove tecnologie ortopediche Colella srl”, autore di una confessione che incastra la funzionaria confermando la tesi della Procura.

Che, nel frattempo, ha ottenuto altri due arresti: ai domiciliari sono finiti Pietro Ivan Bonetti, 71 anni, legale rappresentante della società Ampliaudio, e Monica Franchini, 49, dipendente in nero di un’azienda sanitaria.

 

GLI SVILUPPI DELL’INCHIESTA “BUSTE PULITE” DELLA FINANZA: GLI INDAGATI SALGONO A OTTO

All’indomani degli interrogatori davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo e della raffica di perquisizioni, i militari della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare chiesta dalla pm Roberta Licci, imbastita sull’accusa di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e sull’attualità di concrete esigenze cautelari. In primis il pericolo di inquinamento delle prove. Gli indagati sono diventati otto e non è detto che non il numero resti, tali perché gli accertamenti non sono affatto terminati.

Ad oggi, il procedimento penale riguarda anche Fabio Campobasso, 52 anni, di Lecce, marito di Franchini, , attuale coordinatore cittadino di Italia in Comune e assistente amministrativo della Asl di Lecce dal 2014Vincenzo Stefanachi, 52 anni, di Acquarica-Presicce; Manola Bisconti, 30, di Lecce e Giovanni Rodia, 46 anni, di San Pietro in Lama, marito della responsabile Asl.

Restano a piede libero. La pm aveva chiesto per Campobasso, già consigliere comunale, e per Rodia la misura cautelare con l’accusa di truffa ai danni della Asl in concorso con Genovasi.

 

L’INTERROGATORIO E LA CONFESSIONE DI BRUNO: “HO CONSEGNATO 850 EURO A GENOVASI, SU SUA RICHIESTA”

Impulso alle indagini potrebbe arrivare dalle dichiarazioni rese da  Giuseppe Bruno, 57 anni, originario  di Copertino, ma residente a Collemeto (frazione di Galatina), perché dinanzi al gip ha fatto mea culpa, assistito dall’avvocato Carlo Caracuta. “Ha confermato di aver consegnato una busta di denaro contenente denaro, a Genovasi, su esplicita richiesta di quest’ultima, a suo dire avvenuta la mattina stessa dell’arresto”, lo scorso 8 giugno. In una busta da lettera, una di quelle color giallo, c’erano 850 euro in banconote da 50.

“Una tangente in cambio di due prescrizioni di protesi”.

Per il gip queste dichiarazioni “costituiscono un quadro indiziario grave” a conferma della contestazione che si riferisce alla funzionaria Asl: “Genovasi, quindi, con atti contrari ai doveri d’ufficio, perfezionava almeno tre pratiche per la fornitura di supporti protesici in favore di Bruno, in aperta violazione della normativa in materia, in cambio di denaro contante”.

 

LA FUNZIONARIA ASL: “QUEL DENARO PORTATO DA CASA PER LA FESTA DI MIO FIGLIO”

“Del tutto inverosimili – scrive il gip – sono risultate essere le dichiarazioni rese, in sede di interrogatorio, da Genovasi, la quale ha riferito di aver portato la busta contenente il denaro da casa in quanto, quel giorno, doveva sostenere delle spese e aveva intenzione di organizzare una festa per il figlio”. La funzionaria Asl, difesa dagli avvocati Carlo Sariconi e Simona Ciardo, è stata già sospesa dall’incarico (come atto dovuto), e si è riservata di sostenere un ulteriore interrogatorio nei prossimi giorni.

Secondo il giudice per le indagini preliminari, “si tratta di dichiarazioni non solo in sé poco credibili, ma in aperto contrasto con quanto emerge dalla visione delle immagini registrate e dalle dichiarazioni auto ed eteroaccusatorie rese da Bruno”. “L’interrogatorio ha confermato ulteriormente la personalità negativa di Genovasi, che ha “inventato” una storia inverosimile per non ammettere l’evidenza (la ricezione del denaro per la corruzione), spingendosi anche a disegnarsi quale paladina della anticorruzione all’interno della Asl”.

Corruzione, quindi, stando a quanto contestato nell’ordinanza di custodia firmata dopo l’interrogatorio per la convalida dell’arresto in carcere, nella struttura di Borgo San Nicola, per entrambi. I difensori hanno ancora qualche giorno di tempo per valutare se presentare ricorso al Tribunale del Riesame, per chiedere almeno l’attenuazione della misura.

 

CACIOCAVALLI CONSEGNATI ALLA FUNZIONARIA ASL IN CAMBIO DI UNA SCARPA ORTOPEDICA

Genovasi è accusata di un altro episodio di corruzione, di falsa attestazione e falso in atto pubblico e truffa in concorso con Stefanachi: stando a quanto si legge nel provvedimento di arresto, “Vincenzo Stefanachi si presentava nell’ufficio della responsabile Asl il 28 gennaio 2020, lamentando il mancato riconoscimento della fornitura di un supporto protesico, una scarpa ortopedica da parte della Asl di Lecce”. Genovasi “forniva indicazione sulla necessità di sottoporti nuovamente a una visita specialistica indicando falsamente di essere residente a Lecce, anziché a Presicce”. Per quale motivo? Per la pm e per il gip la risposta non può che essere una: “In tal modo poteva indirizzare la pratica al distretto della Asl salentina e occuparsene personalmente, precisando altresì di riferire al medico specialista di essere ‘zio della Genovasi’”.

Secondo l’accusa, queste indicazioni sono state “seguite da Stefanachi il quale, dopo aver effettuato nuovamente la visita specialistica, dichiarando falsamente di essere residente a Lecce, consegna a Genovasi quale contropartita per il suo intervento prodotti caseari”. Sì, “caciocavalli”.

Il momento della consegna è stato immortalato dalle telecamere che i finanzieri hanno nascosto nell’ufficio della funzionaria. Dalle immagini sono stati ricavati foto allegate nell’ordinanza di custodia cautelare.

Sempre in concorso tra loro, si legge nel capo d’imputazione provvisorio, “ponevano in essere atti diretti in modo non equivoco a procurarsi, previa induzione in errore della Asl, a mezzo di false attestazione, un ingiusto profitto”, vale a dire “la fornitura- a carico del servizio sanitario nazionale  – di una carrozzina elettrica da esterni”.

“L’INDAGATO DOVEVA PRESENTARSI IN CARROZZINA, MA NON AVEVA ALCUNA DIFFICOLTÀ A CAMMINARE”

Il preventivo era stato “predisposto da Giuseppe Bruno”. La carrozzina, “riservata a soggetti non deambulanti, era in favore di Stefanachi, per il quale Genovasi si attivava per organizzare la visita fisiatrica, fissando contestualmente quella oculistica per il 12 giugno 2020 e quella neurologica il 4 giugno 2020”. Tutto questo per “documentare l’integrità visiva e neurologica per ottenere il presidio, preavvisando Stefanachi della necessità di simulare l’incapacità di deambulazione anche in occasione delle visite e di rappresentare  alla neurologa che le sue condizioni si erano aggravate rispetto a quelle attestate dalla precedente certificazione”.

Tale documento era stato “già consegnato da Genovasi alla neurologa”. Stefanachi, stando agli accordi, doveva “presentarsi in carrozzina”, ma “non aveva in concreto alcuna incapacità a deambulare”. Le visite mediche sono saltate perché la responsabile della Asl è stata arrestata l’8 giugno.

LE PERQUISIZIONI NEGLI UFFICI DELLA ASL E NELLE ABITAZIONI DEGLI INDAGATI: TROVATI 3.800 EURO E RICEVUTE BANCOMAT

L’episodio è stato ricostruito sulla base di intercettazioni. In occasione dell’arresto di Bruno, nel corso delle perquisizioni nella sua abitazione, è stata trovata – tra le altre – “una pratica riferibile a Stefanachi, con al prescrizione del medico in data 4 giugno 2020 e autorizzazione del successivo 10 giugno. Trovate, anche, “sei pratiche complete riferite a tre diversi assistiti”, e una “busta di cellophane contenente nove fotocopie di cui la prima riportante la dicitura  vergata mano ‘Carmen’ e un post-it con la scritta ‘Carmen 200 euro’.

I finanzieri, inoltre, hanno trovato uno “scontrino attestante il prelievo bancomat di 500 euro, alle ore 11 dell’8 giugno, presso lo sportello della Banca popolare di  Puglia e Basilicata”. Qualche ora più tardi, la consegna di 850 euro.

La perquisizione a casa di Genovasi, ha portato a scoprire “76 banconote”, sempre in taglio da 50, per complessivi 3.800 euro. Somma che funzionaria della Asl ha giustificato, sostenendo che si trattasse di denaro che le serviva per una serie di pagamenti. Versione però smentita da Bruno il quale, già nel corso della perquisizione, ha ammesso di aver prelevato parte della somma: “Dal mio conto corrente personale”, si legge nello stralcio riportato nell’ordinanza. A conferma, quindi, della tesi dell’accusa. Non solo. Nel corso delle verifiche condotte dai finanzieri nell’ufficio protesi della Asl e in particolare in una “stanza adiacente l’ufficio di Genovasi, adibito a segreteria”, i militari hanno sequestrato altro materiale considerato di interesse investigativo: di rilievo, un’altra “busta di colore giallo, con la scritta ‘Fabio’, contenente altra busta con 550 euro”.

A chi era destinata? Uno degli impiegati della Asl, ascoltato in qualità di persona informata sui fatti, ha spiegato di essere stato “incaricato da Genovasi per la consegna a Fabio Campobasso” e ha aggiunto che c’era “una prescrizione di un deambulatore autorizzata in favore di una paziente”. “Se non erro – è scritto nel verbale – tale prescrizione è quella per la quale la dottoressa Genovasi aveva chiesto che venisse rifatta da uno dei due medici prescrittori”.

LE INTERCETTAZIONI: “SENTI, POI QUALCHE RESOCONTO MIO, LO FACCIAMO?”

A parere del gip, “emerge che il rapporto tra Carmen Genovasi e Giuseppe Bruno, dipendente di una ditta privata convenzionata con il sistema sanitario per la fornitura di supporti di tipo ortopedico, risulta essere del tutto anomalo e non giustificato da motivi di lavoro”. Si tratta, invece, “di un rapporto attraverso il quale il pubblico funzionari tende e a favorire Bruno, mettendo a disposizione di quest’ultimo la funzione pubblica, in cambio di utilità”.

Determinante è stata ritenuta la conversazione intercettata fra i due il 27 maggio scorso: “Senti, poi qualche resoconto mio, lo facciamo?”, chiede Genovasi. Le modalità, classiche della corruzione, della consegna del denaro in una busta chiusa, la cosiddetta bustarella, rendono “ancora più squallida la vicenda.

IL GIP: “GENOVASI È BENEFICIARIA NON SOLO DI DAZIONE DI DENARO, ANCHE DI ALTRE UTILITÀ COME IL DOG SITTER”

Nell’ordinanza di custodia cautelare, viene anche precisato che Carmen Genovasi “è beneficiaria di altre utilità” e il gip ha espresso riferimento a un “dog sitter” e ad “articoli dedicati al cane, come farmaci parassitari”, stando a quanto emerge dalle intercettazioni in ambientali registrate il 22 agosto 2019, alle 13,36.

“Bonetti si prodiga per adattare un collaboratore alla funzione di dog sitter per consentire a Genovasi di non doversi preoccupare di cercare una persona cui affidare l’animale”.

Le investigazioni svolte hanno portato alla luce “un quadro di diffusa illegalità nel settore delle erogazioni dei supporti protesici a carico del Sistema sanitario nazionale, resa possibile dalla condotta di un funzionario addetto alla gestione delle incombenze amministrative che, svilendo la propria funzione pubblica ed in cambio di denaro ed altre utilità, favorisce un ristretto numero di privati con conseguente danno economico e funzionale all’Asl di Lecce”, sostiene il giudice per le indagini preliminari Giovanni Gallo.

“CONDOTTE ABITUALI E REITERATI: SISTEMA CORRUTTIVO COLLAUDATO, ELEVATO GRADO DI PERICOLOSITÀ SOCIALE PER GLI INDAGATI”

“La reiterazione e abitualità delle condotte, intrattenute sempre tra i medesimi protagonisti, depone per l’esistenza di un sistema corruttivo collaudato nel tempo, ed è chiaramente indice di un elevato grado di pericolosità sociale con riferimento a tutti gli indagati”, conclude il gip. “Tanto ad eccezione di Stefanachi, unico soggetto non impegnato in attività imprenditoriali operanti nel settore e che esegue le indicazioni fornite da Genovasi, al solo fine di procurarsi dei presidi per sé, seppure, come documentato negli ultimi episodi, senza averne diritto”.

“E tuttavia appare evidente che la consumazione di condotte illecite per lo Stefanachi è strettamente legata a Genovasi con la quale vanta un rapporto personale, ciò che consente di ritenere che, venuto meno il ruolo della donna, lo stesso si asterrà da altre condotte delittuose. Analoghe valutazioni vanno estese alla posizione di Manola Bisconti, il cui coinvolgimento in un unico episodio delittuoso, è strettamente dipendente dalle determinazioni di Bonetti e Genovasi”. 

Diverso è invece il discorso per gli altri indagati, secondo il gip: “Operano professionalmente nel settore e appaiono chiaramente adusi al ricorso a sistemi illeciti quali gli accertati accordi corruttivi, strumento per bypassare le regole della lecita concorrenza del settore e per aumentare i margini di guadagno”, si legge nell’ordinanza. “E’ del tutto evidente il concreto ed attuale pericolo che, ove liberi, gli indagati reiterino condotte dello stesso tipo finalizzate ad illecito guadagno, riproponendo gli stessi schemi di comportamento con altri funzionari pubblici con cui dovessero stabilire contatti nell’esercizio della loro attività. D’altro canto per tutti va rimarcata la non comune propensione a delinquere per la constatata noncuranza con la quale conducono e portano a compimento le trattative di matrice corruttiva”.

Per questi motivi, con riguardo ai parametri della idoneità ed adeguatezza della misura cautelare da adottare il giudice Giovanni Gallo ha ritenuto  “di scongiurare i rischi di reiterazione e di inquinamento probatorio con l’applicazione  a Genovasi e Bruno della misura della custodia cautelare in carcere”, perché con gli “arresti domiciliari non verrebbe impedito agli indagati di potersi attivare concretamente, anche beneficiando della disponibilità, per tentare di influenzare in loro favore lo sviluppo delle indagini o per proseguire in altre condotte illecite”.

 

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Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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