Specchio, specchio delle mie brame

Nel giro di poche settimane la vita degli italiani è notevolmente cambiata.

L’Italia è ferma. O almeno, quasi.

Accadono cose mai successe prima, il governo emana un decreto e chiude tutte le scuole, di ogni ordine e grado. Stessa sorte per tutti i teatri, le sale da concerto e i musei. Cancellati tutti gli eventi pubblici: congressi, convegni, concerti, raduni, manifestazioni.

In ogni luogo è d’obbligo mantenere la distanza di sicurezza di 1 metro.

Vietato toccarsi.

Siamo straniti, spaventati e confusi, in balia di informazioni discordanti, principalmente increduli e poco inclini a credere che sia tutto reale. Talmente abituati a pensare che le cose succedano agli altri mentre continuiamo indisturbati con le nostre vite, che stentiamo davvero a credere che stia accadendo proprio a noi.

In mezzo a tanto caos pochissime certezze:

– sta succedendo qualcosa

– siamo di fronte a un disastro economico

– siamo fortunati ad avere ancora una sanità pubblica gratuita ed efficiente nonostante tutto

– NON siamo attrezzati ad affrontare un epidemia (gli svariati e continui tagli alla sanità degli ultimi anni ora si fanno sentire più che mai)

Tutto il resto è mistero.

E in tutta questa confusione le cose non quadrano.

Se davvero la situazione a livello nazionale è così grave, allora perché chiudere scuole e teatri ma non bar, ristoranti, centri commerciali , uffici e fabbriche?

Dov’è che si sta sbagliando?

La stampa ci bombarda di informazioni allarmanti, chi ci governa sembra esser e più confuso di noi, prendono decisioni discordanti, ogni politico dice la sua in una conferenza stampa, cambiano idea velocemente sulla gravità della faccenda e, sopratutto, non sembrano volersi prendere la responsabilità di fermare tutto. Addirittura, mentre ordinano la chiusura delle scuole, lasciano alla palestre la responsabilità di decidere se rimanere aperte o meno. A patto di assicurare ai soci igiene, distanza di sicurezza e spazi arieggiati. Insomma un delirio. Ho passato le ultime 24 ore a confrontarmi con i colleghi su come interpretare il decreto e cosa fare con le lezioni di danza…ma come si fa a danzare mantenendo un metro di distanza? E chi si prende la responsabilità di mettere in pericolo la salute delle persone?

Navighiamo nelle incognite senza nemmeno sapere quanto durerà veramente questa situazione o a cosa porterà.

In generale, nel mondo, lo scenario che stiamo vivendo ha tutto il sapore di un apocalisse: mentre il nostro Paese si ferma per un emergenza misteriosa e terrificante, accanto a noi, in Grecia, culla della nostra cultura (dove è nato il teatro), i nazi-fascisti prendono il sopravvento con azioni violente contro i rifugiati. La guardia costiera apre il fuoco sui barconi di donne, uomini e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra. Lanciano lacrimogeni noncuranti della presenza di tanti bambini, anche piccolissimi.

Il mondo sembra aver perso qualsiasi briciolo di compassione…

I capi di stato Europei, invece di mettere fine a questo orrore, si mettono d’accordo per bloccare la nuova ondata di rifugiati in arrivo.

Eh già, perché in Siria continuano a cadere bombe su civili e scuole. I siriani fuggono attraversando le neve e il gelo, nei campi profughi vengono trovati i cadaveri di piccoli bambini congelati…

E io? E noi? Cosa possiamo fare? Le lacrime scendono e il senso di impotenza stringe lo stomaco.

Cosa posso fare? Lo chiedo e mi sento rispondere: Niente. Smetti di guardare quelle foto.

Guardo fuori: è Febbraio e dal nord al sud dello stivale gli alberi già in fiore, come fosse primavera.

E qui, non qui vicino, ma proprio QUI, a casa nostra, si blocca tutto.

Mai come adesso siamo costretti a vivere nel qui e ora e a guardarci allo specchio.

Mai come come adesso abbiamo la possibilità di riflettere sulle nostre vite e sul nostro agire, come singole persone e come parte di una comunità. Mai come adesso la mia pratica yoga e le mie letture riguardo lo yoga mi aiutano a non perdere l’equilibrio e a dare un senso a tutto.

Siamo parte di un ciclo, siamo tutti collegati ed egualmente responsabili per il destino del mondo.

Ciò che più sconvolge in queste ore, mi duole dirlo, è il mancato senso civico della maggioranza delle persone.

Il primo giorno dopo il nuovo decreto la mia piccola città sembra in festa. Pare che la gente abbia confuso queste improvvise vacanze con un’anticipata Pasquetta: gite, ragazzi in festa, bar pieni come sempre, centri commerciali affollati…tutti a fare shopping e farsi beffa delle misure di sicurezza. Tutti a cercare un modo per evitare di fare la propria parte.

E’ questo il nostro senso civico?

Come può un popolo così accogliente, generoso e passionale come il nostro comportarsi in modo così irresponsabile, egoista e asociale?

Questo Paese rimane un mistero per me.

Come lavoratrice dello spettacolo subisco anch’io danni economici devastanti.

Le scuole per cui lavoro hanno chiuso. I centri culturali dove organizzo lezioni hanno chiuso e i progetti di cui faccio parte come coreografa sono stati bloccati. Tutto per noi si è fermato: cancellate date, seminari, tournée e matinée per le scolaresche in tutto lo stivale e ora anche all’estero.

In pratica sono disoccupata. Non ho più alcuna sicurezza economica. Un disastro.

E, come me, tutto il mondo dello spettacolo: attori, macchinisti, tecnici, registi, danzatori, mimi, cantanti, musicisti, programmatori, direttori di sala, scenografi…

Sempre l’ultima ruota del carro, i primi ad essere sacrificati e gli ultimi ad essere sostenuti.

Sebbene io voglia lavorare, e sebbene io creda nell’assoluta importanza dell’arte nella vita, sono anche fermamente convinta che nessuno spettacolo, nessuna lezione di danza, nessun evento culturale potrà mai essere più importante della sanità pubblica.

Spero solo che il nostro sacrificio verrà riconosciuto e, sopratutto, che sia davvero utile a salvaguardare la salute pubblica.

Nel frattempo, come sempre, è proprio grazie agli artisti che si riesce a respirare in questa apnea..

…perché i momenti di crisi non fanno che stimolare la creatività.

E allora arrivano proposte come quella di Daniele Timpano, che con il progetto In differita, ha messo online una rassegna di spettacoli da poter visionare in video (resi pubblici solo 3 ore l’uno).

O piacevoli sorprese come la performance radiofonica di Enrico Baraldi e Nicola Borghesi, che hanno ragionato in modo creativo e critico su ciò che ci accade andando in onda con 5 appuntamenti all’interno di Vie Festival.

E i tanti teatranti che stanno pian piano tornando all’origine, portando i loro lavori in strada pur di non perdere il contatto con il pubblico (a Milano, pur di continuare ad allenarsi, i danzatori hanno organizzato lezioni di danza all’aperto, in piazza!).

Insomma, in un tempo pieno di incertezze a noi la scelta:

prendere consapevolezza della nostra insana abitudine a pensare sempre e solo al nostro orticello e alle nostre esigenze o approfittare di ciò che ci sta accadendo per decidere , finalmente, di unirci e fare comunità.

Pensateci: cosa accadrebbe se ognuno si preoccupasse di tutti? Cosa accadrebbe se trattassimo l’emergenza profughi, o la questione ambientale, o qualsiasi altro problema, con la stessa urgenza con cui trattiamo l’emergenza corona virus?

Siamo di fronte allo specchio. C’è chi resta mobile ad osservare, c’è chi rifiuta di accettare ciò che vede e poi, per fortuna, c’è chi trasforma lo specchio in un passaggio segreto verso un mondo diverso…

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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