Coronavirus: la gestione delle maxiemergenze in un progetto sperimentale di rete di servizi di assistenza sanitaria

di Pierluigi Camboa (con il prestigioso contributo del prof. Enrico Bernini Carri)

 

L’attuale emergenza legata alla forte diffusione del Coronavirus (Covid-19) mi ha indotto a rispolverare, in forma sintetica, un progetto di riorganizzazione dei servizi assistenziali, datato 2007, che tentai – senza successo – di far prendere in considerazione dalla direzione aziendale della ASL Lecce, alla luce degli intasamenti, prevalentemente stagionali, dei ricoveri ospedalieri nel corso delle epidemie di influenza e nei casi di tossinfezioni alimentari collettive.

prof. Enrico Bernini Carri

Premetto che, nel medio periodo, spero di riuscire a realizzare un’innovativa pubblicazione sul tema della gestione globale (non solo sanitaria, ma anche logistica, tecnologica, economica e sociale) delle maxiemergenze, con particolare riferimento al tema, di strettissima attualità, dell’epidemia da coronavirus; per realizzare questo progetto editoriale, conto di coinvolgere due assolute autorità mondiali del settore:

  • il prof. Enrico Bernini Carri, medico specialista in malattie infettive e tropicali e massima autorità del Consiglio d’Europa in campo di medicina delle catastrofi,
  • il PhD Simone Bianco, brillantissimo e giovanissimo fisico e scienziato pugliese, top ricercatore dell’istituto di ricerca IBM di Almaden di San Josè in California, dove dirige il gruppo di ingegneria cellulare.
Simone Bianco

Attraverso il prestigioso contributo di questi due straordinari scienziati, mi sono proposto di realizzare una pubblicazione a struttura “tridimensionale”, nel senso che il problema delle maxiemergenze sarà sviscerato con un approccio di tipo probabilistico (in termini di modalità di diffusione e di misure di prevenzione e di gestione del problema), un approccio pratico di tipo meta-disciplinare (in termini di prevenzione e gestione) e sotto il punto di vista della presa in carico assistenziale delle vittime dell’evento.

Con l’occasione, si ringrazia il prof. Enrico Bernini Carri per il prezioso contributo alla stesura del presente lavoro.

Tornando a noi, il progetto originario illustrava l’istituzione, all’interno di una ASL, di una rete di servizi per la gestione delle problematiche assistenziali, sanitarie e psico-sociali, di collettività nelle macroemergenze (nelle quali i sistemi di soccorso risultano in genere intatti e funzionanti) e/o nelle catastrofi (nelle quali i sistemi di soccorso sono danneggiati o incapacitati a funzionare). Il servizio, coordinato da uno staff in seno alla direzione sanitaria della ASL, doveva prevedere, oltre alla pronta istituzione, in caso di necessità, di un congruo numero di posti letto di UDTT (Unità di Degenza Territoriale Temporanea), una diffusa rete territoriale di servizi deputati alla prevenzione e alla gestione sanitaria e psico-sociale delle macroemergenze (compreso il nucleo di psicologi delle emergenze), nonché della gestione tecnologica dei disastri informatici, ma nella presente sintesi mi limiterò a proporre solo i principali aspetti sanitari di tali emergenze.

La medicina delle catastrofi e la psicologia delle emergenze hanno lo scopo di integrare le risorse a disposizione delle varie componenti dei soccorsi (es. vigili del fuoco, protezione civile, ecc.) per fornire risposte sanitarie e socio-assistenziali coerenti e integrate nelle situazioni di eccezionale criticità e ad insorgenza improvvisa e, in genere, imprevedibile; tuttavia, l’osservazione storica delle catastrofi ci deve portare a considerare l’elevata probabilità dello sviluppo, nell’ambito di territori vasti e nel medio lungo periodo, di eventi calamitosi con importanti riflessi sanitari, oltre che economici e sociali; ciò premesso, l’idea dell’istituzione di un servizio aziendale di assistenza sanitaria e di psicologica delle maxiemergenze non nasce da un’assurda tendenza al catastrofismo, ma da un ragionamento ponderato di prevenzione. Il servizio dovrebbe essere formato da un nucleo di medici, di infermieri, di psicologi, di animatori, di educatori e di altri operatori socio-sanitari esperti nelle problematiche delle emergenze, nonché di operatori infortitici, di esperti in statistica e nelle problematiche del Risk Management; il tutto senza dimenticare le risorse del volontariato, da mettere al servizio delle vittime di calamità naturali e di altri eventi catastrofici non prevedibili, nonché delle problematiche a carico dei migranti e dei profughi, che rappresenta, allo stato attuale, un elemento di eccezionale gravità umanitaria, in termini non solo sanitari, ma anche e soprattutto sociali. Il servizio in oggetto si propone, peraltro, dopo verifica dei risultati della sperimentazione, come modello di riferimento per la sua diffusione a livello regionale e nazionale.

 

Le basi teoriche

La Medicina delle grandi emergenze e delle catastrofi analizza e comprende tutte le procedure mediche e di primo soccorso che vengono attuate nelle situazioni di maxiemergenza o di catastrofe. La medicina delle catastrofi ha lo scopo di fornire la risposta sanitaria corretta nelle situazioni caratterizzate da risorse insufficienti rispetto alle necessità dell’evento e si basa sull’integrazione delle varie componenti dei soccorsi. Uno dei principali esperti mondiali di questa disciplina (che cercherò di coinvolgere nel progetto editoriale sopra citato) è il prof. Enrico Bernini Carri, medico specialista in Malattie Infettive e Tropicali, presidente del CEMEC (Centro Europeo di Medicina delle Catastrofi), sotto l’egida del Consiglio d’Europa e dell’OMS, nonché docente nella Scuola di Specializzazione di Medicina d’Emergenza-Urgenza, titolare del Corso di organizzazione e gestione delle Maxiemergenze dell’Università di Modena e Reggio Emilia; non a caso, per la stesura di qualsiasi progetto di gestione delle grandi emergenze e delle catastrofi, è fondamentale fare riferimento all’Equazione di Bernini Carri (o “Regola del Danno Dinamico”) che enuncia: “l’intensità di un fenomeno (Q) è direttamente proporzionale all’intensità dello stesso (n) e indirettamente proporzionale alle risorse esistenti per gestirlo (f) per il tempo nel quale esso si sviluppa (t)”:  n/f x t = Q.

Inoltre, nel suo prezioso contributo al presente lavoro, il prof. Bernini Carri ha voluto sottolineare che il Danno (Q) è inversamente proporzionale al cosiddetto “Fattore di Resilienza” (R), che è la capacità di un sistema complesso a reagire positivamente a un insulto.

Nella predisposizione di un servizio per le maxiemergenze, occorre considerare due aspetti basilari:

  • L’integrazione tra le istituzioni per la piena collaborazione dei soccorsi, ossia la condizione per giungere a una sinergia operativa finalizzata a un obiettivo comune.
  • Il concetto di vittima esteso nella sua globalità, ossia non soltanto morti e feriti, ma tutti coloro che sono stati colpiti nella salute, negli affetti e nella situazione economica dall’evento.

In ognuno dei suoi numerosi Corsi di Organizzazione e Gestione delle Maxiemergenze, basati sulle linee guida europee, il prof. Bernini Carri afferma che tutte le attività umane, nella misura in cui coinvolgono o mettono in gioco dei potenziali di energia importanti, possono creare delle catastrofi. Secondo Bernini Carri, la catastrofe è un avvenimento che scatena un rapporto di forza tra il numero e la gravità delle vittime e i mezzi immediatamente disponibili per garantire il soccorso.

Il prof. Bernini Carri, inoltre, si dimostra un eccellente comunicatore e facilitatore di questi difficili temi, perché riesce a catalogare bene i fenomeni con alcune semplici classificazioni.

In relazione alla classificazione generale delle catastrofi, Bernini Carri ci segnala la necessità di riconoscerne due tipologie:

  • Catastrofi naturali.
  • Catastrofi causate dall’uomo (antropomorfiche).

La classificazione degli eventi catastrofici comprende invece:

  • Catastrofi naturali: geologiche, climatiche, batteriologiche, zoologiche.
  • Catastrofi tecnologiche e accidentali: incendi, crolli di edifici o di ponti stradali o ferroviari, rotture di dighe, incidenti stradali, nucleari, chimici.
  • Catastrofi belliche: convenzionali, nucleari, batteriche, chimiche.
  • Catastrofi sociali: sommosse, terrorismo, panico negli stadi, carestie.

In relazione agli effetti sulla salute delle vittime, non solo le maxiemergente e le grandi catastrofi, ma anche le assai prevedibili epidemie stagionali, possono determinare, in relazione alla loro entità, durata e ambito territoriale, le seguenti conseguenze:

  • Conseguenze lievi sulla salute, intesa in senso olistico nell’asse bio-psico-sociale; in tali casi, il problema può essere agevolmente gestito sul territorio (Cure Primarie), fatte salve le situazioni legate alle esplosioni di panico collettivo e/o dei casi di depressione reattiva dei singoli o dei gruppi, per la quali si rende necessario l’intervento del gruppo operativo di psicologia delle emergenze, come di seguito descritto.
  • Conseguenze di media o moderata entità sulla salute, inquadrabili come situazioni pre-critiche o sub-critiche, tali da non richiedere il ricovero ospedaliero classico, ma nello stesso tempo non gestibili con le comuni procedure delle cure primarie in termini di sicurezza clinica (Cure Intermedie).
  • Conseguenze gravi sulla salute tali da rendere necessario il ricovero in reparti ospedalieri di terapia intensiva (Cure Secondarie e Terziarie).
  • Morte dei singoli soggetti o di gruppi più o meno numerosi di persone.

 

La psicologia delle emergenze

La Psicologia delle emergenze è il settore della psicologia che si occupa degli interventi clinici e sociali in situazioni di calamità, disastri ed emergenza/urgenza. Più in generale, è la disciplina che studia il comportamento individuale, gruppale e comunitario in situazioni di crisi.

Il progetto di rete di servizi assistenziali per le maxiemergenze prende le mosse dalle basi culturali del Risk Management (RM), disciplina ormai fortemente radicata nelle organizzazioni, dalle più grandi alle più piccole; infatti, secondo Wikipedia, la gestione del rischio è il processo mediante il quale le organizzazioni misurano o stima il rischio, al fine di sviluppare specifiche strategie per governarlo. Si occupano di gestione del rischio sia le grandi imprese che utilizzano allo scopo dei team appositi, sia le piccole imprese che praticano informalmente la gestione del rischio. In termini tecnici, il RM (o Processo di Gestione del Rischio), è inteso come: “l’insieme di attività, metodologie e risorse coordinate per guidare e tenere sotto controllo un’organizzazione con riferimento ai rischi” (UNI 11230. Vocabolario, marzo 2007). Tuttavia, come vedremo di sviluppare in seguito, il carattere fortemente multidisciplinare del servizio lo colloca in un nuovo settore del sapere, la Cindynica, trasversale tra più discipline, anche se fondamentalmente inquadrabile tra le branche specialistiche dell’ingegneria.

Le basi concettuali degli eventi avversi improvvisi e imprevedibili (o comunque poco prevedibili) e tali da provocare la situazione di emergenza si possono sintetizzare e condensare in due elementi concettuali:

  1. Incidente (accident): è un evento occasionale, imprevisto e sfavorevole, che provoca un danno al singolo o a gruppi di individui più a meno numerosi (es. un incidente stradale a carico di un singolo ciclomotorista o il ribaltamento di un pullman pieno di persone).
  2. Catastrofe: è un disastro di particolare gravità, naturale o artificiale, che si abbatte su una comunità più o meno numerosa o estesa (es. terremoto del Friuli e dell’Irpinia, disastri del Vajont, di Seveso, di Bhophal e di Chernobyl). Una forma particolare di disastro è la grave catastrofe umanitaria che si è recentemente intensificata con l’accentuarsi del fenomeno delle migrazioni verso l’Europa di grandi masse di persone in fuga dalla povertà e dalle guerre; tale fenomeno è stato inoltre complicato dal problema del terrorismo di matrice islamica, che genera problematiche di innesco di reazione, talora scomposta, nella popolazione autoctona.

Lo strumento metodologico che utilizzeremo nell’approccio al problema e per proporre l’istituzione del servizio di cui all’oggetto in una ASL, è basato su un modello strategico multidimensionale e multidisciplinare, che prende lo spunto dalla Cindynica, una scienza profondamente innovativa, il cui nome (derivato dal greco κίνδυνος, pericolo) si deve ad un termine introdotto dall’UNESCO nel 1987, all’indomani di una serie di terribili disastri (Chernobyl, Bophal, ecc.) e di sanguinosi e feroci episodi di terrorismo internazionale, per indicare una nuova disciplina scientifica, finalizzata alla prevenzione e alla gestione sia delle grandi catastrofi (macrocindynica) sia dei piccoli incidenti (microcindynica), con ampie possibilità di applicazione pratica nel campo dell’industria aerospaziale e automobilistica, della sicurezza internazionale e nazionale, della sicurezza negli ambienti di lavoro e della tutela dell’ambiente contro le varie cause e forme di inquinamento. La Cindynica, utilizzata in modo sistematico in campo industriale (es. il crash test nelle industrie automobilistiche), si pone, infatti, come obbiettivi:

  1. La riduzione “quantitativa” degli errori, alla base sia dei piccoli incidenti (es. l’utilizzo sulle autostrade della specifica segnaletica antinebbia), che dei grandi disastri (es. l’adozione di specifiche normative di tutela per la salute collettiva, con relativi obblighi a carico delle industrie insalubri e degli insediamenti produttivi ad alto rischio di incidente, come quelli chimici, termonucleari, ecc.).
  2. La riduzione delle dimensioni dell’impatto negativo (danno) derivante sia dai piccoli incidenti (es. obbligo del casco per i motociclisti, dotazione di “air bag” e di cinture di sicurezza nelle autovetture, ecc.), che dagli eventi catastrofici (es. rispetto delle norme antisismiche in campo edilizio).

Nel campo dei processi sanitari, la strategia della gestione globale del rischio si applica come in “fotocopia” alla Cindynica, in termini di metodi e di strumenti, allo scopo di ottenere i risultati attesi, in tema di minimizzazione degli errori, come si mette in evidenza nel successivo schema:

L’eliminazione totale di tutti gli errori sistematici, con particolare riferimento alla carenza di risorse e di servizi specificamente deputati alla gestione delle criticità imprevedibili e ad insorgenza improvvisa.

La riduzione della frequenza di comparsa degli errori accidentali.

La riduzione dell’impatto negativo (danno), legato agli errori, in qualsiasi ambito essi si siano verificati, attraverso una corretta preparazione del personale un’azione integrata e perfettamente coordinata con le istituzioni ed i servizi specificamente addetti alla gestione di tali eventi avversi.

 

Progetto di rete di assistenza sanitaria nelle maxiemergenze

Come abbiamo già avuto modo di specificare, gli aspetti teorici (di fisica quantistica) e quelli pratici (di natura meta-disciplinare) saranno svolti in altra sede e in particolare, si spera, nella prevista pubblicazione su tutte le problematiche delle maxiemergenze; nella presente sintesi del progetto, invece, si prendono in esame le possibili soluzioni offerte dalla medicina del territorio ai problemi relativi agli effetti sulla salute delle vittime, non solo delle maxiemergente e delle catastrofi, ma anche delle prevedibili epidemie stagionali (es. influenza), che possono determinare, in relazione alla loro entità, durata e ambito territoriale, oltre alla morte e ai casi critici, che comportano il ricovero ospedaliero, le due seguenti conseguenze di complessità crescente:

  1. Conseguenze lievi sulla salute, intesa in senso olistico nell’asse bio-psico-sociale; in tali casi, il problema può essere agevolmente gestito sul territorio (Cure Primarie), fatti salve le situazioni legate alle esplosioni di panico collettivo e/o dei casi di depressione reattiva dei singoli o dei gruppi, per la quali si rende necessario l’intervento del gruppo operativo di psicologia delle emergenze.
  2. Conseguenze di media o moderata entità sulla salute, inquadrabili come situazioni pre-critiche o sub-critiche, tali da non richiedere il ricovero ospedaliero classico, ma nello stesso tempo non gestibili con le comuni procedure delle cure primarie in termini di sicurezza clinica (Cure Intermedie).

 

Gestione dei casi lievi attraverso le Cure Primarie

Le Cure Primarie riguardano la gestione delle malattie croniche in fase di compenso e quelle acute di entità lieve e, comunque, in fase non critica. La rete delle cure primarie è tipicamente territoriale e il personale che si deve prendere carico delle vittime delle maxiemergenze è quello dei medici di assistenza primaria, compresi i medici dei presidi di continuità assistenziale (guardie mediche), supportati dagli infermieri e dagli psicologici, soprattutto in quei casi in cui le vittime siano donne e bambini. Per una corretta costruzione del progetto, è necessario rispettare alcuni accorgimenti: a) formazione degli operatori individuati per la gestione delle maxiemergenze, in relazione alla specificità dell’evento calamitoso; b) organizzazione di specifiche equipe (team) multidisciplinari da far intervenire tempestivamente subito dopo l’emergenza (es. uno sbarco di migranti, con particolare riferimento ai minori e ai giovani); c) corretta gestione e coordinamento delle equipe in fase di intervento, con l’avviso di porre particolare attenzione e cura ai processi necessari per l’attivazione di forti sinergie con tutte le altre istituzioni coinvolte nel processo di assistenza; d) individuazione di un responsabile della supervisione degli operatori per consentir loro di affrontare le reazioni che lo stress emozionale comporta; e) gestione dei flussi informativi, attraverso un canale di informatizzazione specifico del servizio.

 

Gestione delle problematiche psicologiche attraverso il nucleo di Psicologia delle Emergenze

L’istituzione di servizio di psicologia delle maxiemergenze e delle grandi catastrofi in staff alla direzione generale di una ASL è un progetto sperimentale del quale si propone l’attivazione, che si ritiene necessaria in una fase storica caratterizzata da una situazione di particolare criticità per la possibilità di problematiche naturali, artificiali ambientali e umanitarie, che bisogna affrontare in modo adeguato, per ridurre l’impatto sanitario e sociale che le maxiemergenze e le grandi catastrofi propongono con frequenza sempre maggiore. Il nucleo operativo di Psicologia delle Emergenze è destinato alla gestione delle esplosioni di panico collettivo e/o dei casi di depressione reattiva dei singoli o dei gruppi, conseguenti a terremoti, epidemie e, soprattutto, agli sbarchi dei migranti, alla luce di alcuni aspetti:

a) il profugo richiedente asilo ha più probabilità di aver subito violenze o essere esposto a esperienze traumatiche personali o di familiari, così come le persone vittime di calamità naturali o di eventi catastrofici non prevedibili;

b) il senso di vuoto e il crollo delle aspettative legato alla confusione iniziale e alle problematiche organizzative;

c) l’incertezza sul futuro;

d) i lutti da elaborare.

Le equipe dovranno lavorare in tempi brevissimi in quanto le persone vittime di eventi calamitosi e i rifugiati devono essere trattati subito e selezionati in base alla gravità del problema; in particolare, per i rifugiati l’intervento deve essere immediato, perché entro poche ore sono inviati ai centri di prima accoglienza. Le attività collaterali e integrative a quella dei soccorritori all’arrivo o subito dopo la calamità consistono nel:

  1. Dare un senso all’accoglienza e del conforto, dare speranza.
  2. Individuare i minori specialmente quelli non accompagnati.
  3. Rassicurare i minori cercando di favorire ove possibile il ricongiungimento con il familiare.
  4. Per gli adulti che dovessero fermarsi di più favorire l’ascolto.
  5. Per i minori che dovessero fermarsi di più (es. per la necessità di un ricovero ospedaliero), svolgere attività ludiche e di approccio alla nuova cultura.

 

Gestione dei casi di media o moderata gravità attraverso le Cure Intermedie

Le Cure Intermedie (C.I.) sono finalizzate alla gestione delle malattie croniche in fase sub-critica o immediatamente post-critica. Il modello organizzativo delle C.I. è in grado di garantire risposte efficaci, sicure ed economicamente sostenibili a tutti i pazienti per i quali fosse prevista la necessità di una dimissione ospedaliera protetta (DOP) ovvero per tutti coloro che presentassero, presso il proprio domicilio (o in seguito a un evento catastrofico), un episodio di iniziale scompenso, tale da collocarlo in una situazione di sub-criticità e da metterne quindi a rischio la sicurezza, se assistito con la modalità dell’assistenza domiciliare (ad eccezione dell’ospedalizzazione domiciliare). La rete delle C.I. è un modello organizzativo di servizi territoriali di assistenza integrata (sanitaria e socio-assistenziale) temporanea, specificamente destinati a pazienti ad elevato grado di fragilità, che si trovano in una condizione di “rischio clinico – e/o socio-assistenziale – intermedio” (sub-criticità, immediata post-criticità e/o stato di complessità socio-assistenziale).

I servizi territoriali per le C.I.: il problema da superare per garantire una gestione efficace delle C.I. riguarda la necessità della ricerca della continuità assistenziale e dell’efficacia assistenziale per il paziente complesso (in situazione di sub-criticità, di immediata post-criticità e/o di complessità socio-assistenziale). La problematica delle C.I. è una delle principali aree critiche di sanità pubblica e di economia sanitaria e si verifica in occasione di due situazioni: a) nel processo di presa in carico (trasferimento spaziale e funzionale) del paziente dall’ospedale al territorio (le DOP, o dimissioni ospedaliere protette); b) nella ricerca di efficaci alternative assistenziali territoriali al ricovero ospedaliero inappropriato, in occasione della comparsa di fenomeni di sub-acuzie clinica e/o di particolare complessità sociale. I servizi territoriali per le C.I. devono essere articolati come rete territoriale di assistenza per l’erogazione delle Intermediate Care o Cure Intermedie (CI). Tali servizi devono essere allocati in spazi un tempo utilizzati per l’assistenza ospedaliera e articolati in posti letto di Unità di Degenza Territoriale Temporanea (UDTT) ovvero di Ospedali di Comunità (OdC). I pazienti eleggibili per le C.I. possono provenire da: a) Ospedale: sono i pazienti per i quali occorre attuare una modalità protetta di dimissione (Dimissione Ospedaliera Protetta o DOP), al fine di garantire elevati livelli di sicurezza e di efficacia clinica; b) Territorio: pazienti per i quali occorre attivare alternative assistenziali al ricovero improprio, in occasione della comparsa di fenomeni di sub-acuzie e/o di particolare complessità sociale, come nel caso delle maxiemergenze. L’urgenza di realizzare una rete aziendale di OdC è legata anche agli onerosi costi che ormai caratterizzano le prestazioni ospedaliere per la gestione delle patologie cronico-degenerative, oltre all’incremento che tali processi morbosi hanno subito nel tempo e che continueranno a subire per il progressivo e inesorabile invecchiamento della popolazione; tutto ciò impone una più attenta riflessione sulla possibilità di sviluppare modelli assistenziali alternativi al ricovero ospedaliero tali da modificare, in senso migliorativo, il rapporto costo/benefici. Un buon sistema di cure intermedie, unitamente a un adeguato sistema di cure primarie, può comportare un notevole miglioramento dei livelli di appropriatezza nel campo dell’assistenza ospedaliera, il cui utilizzo deve essere limitato all’area della criticità, a partire dalle cosiddette cure secondarie (ospedaliere), alle quali devono essere destinati solo i casi di particolare criticità.

 

Cure primarie, intermedie e secondarie

Nelle successiva tabella 1, si procede a illustrare sinteticamente (e in forma comparata) i servizi per le Cure Primarie, le Cure Intermedie e le Cure Secondarie (Ospedaliere):Al fine di realizzare una rete territoriale di servizi tale da gestire in modo efficace le problematiche assistenziali delle vittime delle maxiemergenze, si deve procedere a un potenziamento organizzativo delle attività dei medici di assistenza primaria (diffusione delle forme associative avanzate e sviluppo dei micro team, formati da MMG e infermiere).

Almeno per quanto riguarda la situazione pugliese, occorre una radicale e innovativa revisione organizzativa dei servizi di assistenza specialistica (tabella 2), passando dagli antiquati PTA (Presidi Territoriali di Assistenza) ai più efficienti PTS (Presidi Territoriali di Salute) e PTE (Presidi Territoriali di Eccellenza).

Per un approfondimento, rimandiamo all’articolata descrizione che è stata fatta nel libro: Camboa P (2019) Come liberarsi della schiavitù delle liste d’attesa per le prestazioni diagnostiche. Edizioni “I Quaderni di Comunicazione Sanitaria” Bari.

Dall’epidemia alla pandemia

Se il termine “epidemia” incute timore, quello di “pandemia” (diffusione incontrollabile in tutti i continenti, caratterizzata da alta letalità) tende ad essere associato in modo automatico al concetto di catastrofe (non solo sanitaria, ma anche economica e sociale); se nel corso delle epidemie, oltre agli igienisti e agli epidemiologi possono operare proficuamente anche gli infettivologi, nelle pandemie l’approccio clinico deve cedere il passo alle strategie di sanità pubblica. La storia naturale delle pandemie ci dimostra peraltro che, nel passato, esse erano prevalentemente sostenute da batteri (es. peste, colera, ecc.), mentre, a partire dal XX secolo, le principali pandemie sono state sostenute da virus e, in particolare, dai virus influenzali. Il portale di Epicentro riporta, infatti, che corso nel XX secolo si sono verificate tre gravissime pandemie influenzali (nel 1918, 1957 e 1968), legate al virus dell’influeza A, che in una prima fase interessano alcuni animali, tra i quali i maiali e i polli. Le tre grandi pandemie influenzali presero il nome dalla presunta area di origine e sono ancora note come Spagnola, Asiatica e Hong Kong. La prima delle tre, in particolare, fu particolarmente drammatica; infatti, causata dal sottotipo antigenico H1N1 del virus dell’influenza A, la Spagnola colpì circa un terzo della popolazione mondiale e si dimostrò particolarmente severa, con una letalità del 2,5% e un numero di decessi stimato tra 50 e 100 milioni di persone.

Tornando al concetto di pandemia, Bernini Carri tende a sottolineare alcuni principi di capitale importanza: infatti, egli afferma che, quando l’infezione è diffusa, cioè quando un’epidemia si è trasformata (come nel caso attuale del Coronavirus) in una pandemia, bisogna agire su tre pilastri:

  1. Monitoraggio, rafforzamento e controllo del territorio (Medici di Assistenza Primaria, Pediatri di Libera Scelta e Medici di Continuità Assistenziale), nonché attivazione di PMA per il triage preospedaliero.
  2. Riduzione dell’attività ambulatoriale a tutti i livelli con riutilizzo di medici e infermieri da dislocare sul territorio.
  3. Rigido accesso in ospedale con triage preospedaliero in strutture mobili o campali per salvaguardare le risorse ospedaliere in termini di uomini e strumenti.

Tutto il resto – a parere di Bernini Carri – sono proclami inutili: “Adesso ci vogliono esperti di sanità e di emergenza territoriale! Il continuo uso degli infettivologi (salvo eccezioni) è improprio tanto quanto l’uso di un agente immobiliare in caso di una breccia nel muro: adesso è l’ora dei muratori!”.

 

La formazione degli operatori per la gestione delle maxiemergenze e delle catastrofi

Una menzione particolare, infine, merita il fondamentale tema della formazione transdisciplinare alle problematiche delle maxiemergenze; infatti, vivendo, da pugliese, in un territorio da lungo tempo interessato da maxiemergenze legate ai fenomeni migratori attraverso la via orientale (non a caso Otranto è da sempre nota “La Porta d’Oriente”), auspico la possibilità di istituire, all’interno dell’Università del Salento, un corso di laurea interfacoltà in Ingegneria delle Catastrofi, nonché, in collaborazione  con il CEMEC (Centro Europeo di Medicina delle Catastrofi) del prof. Enrico Bernini Carri, un Osservatorio Internazionale Trans-Adriatico sulle Maxiemergenze, con sede in Santa Cesarea Terme, nel quale tenere incontri annuali di confronto tra i tutti Paesi bagnati dal Mar Adriatico, nonché Master e Corsi di Formazione Internazionali sui temi delle maxiemergenze e delle catastrofi.

 

Conclusioni

Nella presente sintesi del progetto di assistenza territoriale alle vittime delle maxiemergenze sono state prese in esame i casi caratterizzati da bassi o medi livelli di gravità e di severità clinica, tali da poter essere gestiti nel campo delle Cure Primarie e delle Cure Intermedie.

L’attuale situazione di particolare criticità, legata alla diffusione della malattia da Coronavirus, nota come Covid-19, ha trovato il Servizio Sanitario Nazionale sostanzialmente impreparato a gestire la situazione, a causa della tradizionale sottovalutazione della possibile insorgenza degli episodi di diffusione epidemica di queste gravi virosi, eventi che avrebbero dovuto invece essere presi in seria considerazione, alla luce dell’aumentata frequenza del loro ripetersi (Ebola, Sars, Mers, ecc.).

Con l’augurio che le conseguenze di questa attuale pandemia (perché, ad oggi, nei primi di marzo,  possiamo ormai definirla tale) non siano devastanti e catastrofici, pensiamo che ormai sia giunto il momento di costruire una fitta rete territoriale di servizi che possano essere prontamente attivati subito dopo la comparsa dell’evento calamitoso.

Segue la scheda sinottica del costituendo gruppo di medicina e di psicologia delle emergenze e delle catastrofi, con illustrazione di obiettivi, problematiche, strategie e attività.

 

 

Scheda gruppo medicina e psicologia dell’emergenza e delle catastrofi

Bibliografia

  1. Axia, G (2006) Emergenza e Psicologia. Il Mulino, Bologna.
  2. Bernini Carri E (2014) Corso di Formazione in Medicina delle Catastrofi ai Medici di Medicina Generale della Regione Molise.
  3. Bernini Carri E (2015) Corso di Formazione di Base in Gestione delle Maxiemergenze per Sindaci, Amministratori di Enti Locali e Funzionari Delegati Comunali e Regionali di Protezione Civile secondo le linee guida europee-Cemec.
  4. Camboa P (2005), La flessibile rigidità del manager e la moderna gestione del distretto sanitario. Paginae Edizioni, Lecce.
  5. Camboa P, Melli S (2019) Il cambio di paradigma nella gestione delle liste d’attesa in sanità”. SC Editrice Roma.
  6. Camboa P (2019) Come liberarsi della schiavitù delle liste d’attesa per le prestazioni diagnostiche. Edizioni “I Quaderni di Comunicazione Sanitaria” Bari.
  7. Costa, M (2006). Psicologia Militare. Franco Angeli, Milano.
  8. Noto R, Huguenard P, Larcan A (1989). Medicina delle catastrofi. Masson, Milano.
  9. Pietrantoni L, Prati G (2009). Psicologia dell’Emergenza. Il Mulino, Bologna.
  10. Sbattella F (2009). Manuale di Psicologia dell’Emergenza, Franco Angeli, Milano.

 

 

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