Depuratore Gallipoli, una storia infinita?

DOSSIER DEPURATORI 2// Gallipoli. Si torna a discutere di depuratori a Gallipoli, in una delle città simbolo del turismo salentino

Di Gabriele Caforio Gallipoli. A Gallipoli, una delle principali mete turistiche pugliesi, c'è un depuratore consortile con impianto di affinamento (che consente il riutilizzo a fini irrigui dei reflui depurati) che funziona perfettamente ma che è comunque causa di problemi e soprattutto di lunghe polemiche. Infatti, scaricando a mare, in località Baia Verde, all'interno del parco naturale di Punta Pizzo, il depuratore porta ogni anno al divieto di balneazione, per il tratto di costa interessato, nel pieno del periodo estivo e turistico. Problema non da poco sia dal punto di vista ambientale che economico, vista la vocazione turistica della cittadina. E, quello di Gallipoli, non è un depuratore piccolo, esso raccoglie le acque che arrivano da Taviano, Racale e Melissano e fornisce il servizio anche ai comuni di Alezio, Tuglie e Sannicola. I dati di Acquedotto Pugliese, infatti, raccontano che nel 2012 l'impianto ha riutilizzato 87.920 mc di acqua, redistribuendoli per 88 giorni dell'anno. Tuttavia, la ricerca di una soluzione al problema del divieto di balneazione sta rischiando di rivelarsi ancora più dannosa del problema stesso vista la lungaggine e il protrarsi degli eventi. Incontri, riunioni, delibere, progetti e poi, ogni qual volta la soluzione sembra essere presa si ricomincia da capo. A dimostrarlo l'ultimo atto della vicenda. È notizia di pochi giorni fa, infatti, quella di una nuova missiva inviata dal Presidente della Provincia Antonio Gabellone all'Assessore regionale all'urbanistica e all'assetto del territorio Angela Barbanente per sollecitare una soluzione del problema (una precedente lettera era stata inviata a maggio scorso sempre dallo stesso Gabellone al Presidente Vendola dove lamentava il mancato coinvolgimento della Provincia in una riunione sul tema che si era tenuta con l'amministrazione comunale di Gallipoli). Adesso il Presidente della provincia leccese riapre la discussione sulle soluzioni tecniche più idonee chiedendo che la Regione delinei quanto prima il quadro preciso delle iniziative da intraprendere. Sollecitazione fatta sia a fronte dell'annuncio dello scorso luglio di un finanziamento ad hoc di 4 milioni e 450 mila euro, da parte di Acquedotto Pugliese, per interventi sul depuratore volti a migliorarne il rapporto impianto-ambiente e garantire maggiore qualità dell'affluente, sia a seguito di una riunione allargata della V commissione consiliare della Regione Puglia del 12 giugno scorso. Riunione in cui si sarebbe giunti alla soluzione del problema prevedendo un intervento “sostenibile” che consenta di riusare le acque affinate ed evitare lo scarico in mare consentendo così la libera balneazione. L'alternativa possibile allo scarico a mare estivo, infatti, sarebbe quella di potenziare il trattamento di affinamento fino all'intera portata delle acque reflue nel periodo di maggiore fruizione turistico-residenziale e attuare trattamenti terziari e secondari con scarico a mare nei restanti periodi dell'anno. Ma il tira e molla sulle possibili soluzioni va avanti ormai da anni. Lo scorso anno, infatti, il Consiglio Comunale di Gallipoli, con delibera n.10 dell'8 agosto 2012 aveva autorizzato il Sindaco di Gallipoli a richiedere alla Regione l'immediata ammissione a progettazione, finanziamento e realizzazione di una condotta sottomarina che scaricasse al largo i reflui incriminati, il potenziamento dell'impianto di affinamento esistente e della rete irrigua e di evitare che si utilizzasse come recapito finale il Canale dei Samari per lo sversamento dei reflui di Casarano e Taviano. Ma l'idea della condotta sottomarina non ha poi trovato il benestare, e soprattutto i finanziamenti, di Acquedotto Pugliese che si è orientato verso il potenziamento e il miglioramento dell'esistente. Da 15 anni, sull'impianto di affinamento di Gallipoli, a dire la sua e a proporre un'ulteriore alternativa c'è anche il Circolo di Legambiente. La loro proposta trova nella fitodepurazione l'alternativa inevitabile ai sistemi tradizionali di depurazione (in passato tale ipotesi di gestione del bacino idrico è stata anche presentata dal Circolo cittadino al Comune, alla Provincia e alla Regione fornendo nel dettaglio le ipotesi di progetto). La proposta è di una gestione integrata di tutti i reflui che affluiscono al depuratore attraverso l'utilizzo delle vicine cave di Mater Gratiae come corpo idrico che funga da polmone di assorbimento dei picchi del sistema e come elemento biologico naturale che completa l'affinamento delle acque. Una volta depurati poi, i reflui si potrebbero impiegare per le colture di ulivi e vite di cui è ricca la zona e quelli in esubero immessi nelle aree umide interne del Parco Regionale Litorale di Punta Pizzo. Ma l'attenzione iniziale dimostrata su questa proposta oggi sembra essersi affievolita. La cosa certa è che bisogna far presto. Lo scorso luglio, i rilievi di Goletta Verde effettuati nei pressi della foce dello scarico del depuratore a Porto Gaio di Gallipoli hanno evidenziato l'inquinamento delle acque. Ad oggi, una soluzione sostenibile della vicenda resta comunque la priorità valida per tutti ma altrettanto prioritari dovrebbero essere i tempi di realizzazione. Ogni ritardo può nuocere all'ambiente e alla collettività.

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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