Matarrelli: ‘Governo Letta: larghe intese, prospettiva ristrettissima’

 

Roma. Il deputato di Sel commenta i risultati delle recenti Amministrative ed i primi passi dell’esecutivo di larghe intese

ROMA – “Ho molto apprezzato il senso di responsabilità dimostrato da Nichi Vendola, fedele alleato dei democratici fino all’inspiegabile scelta di boicottare la candidatura di un galantuomo di sinistra quale Stefano Rodotà. Così come ho condiviso la sua subitanea scelta di sciogliere il vincolo di ‘Italia Bene Comune’ e lavorare fin da subito per una ricostituzione del progetto progressista, che passa anzitutto da una laboriosa tessitura dei rapporti interni alla sinistra ed ai movimenti democratici”. Con queste parole il deputato brindisino di Sinistra Ecologia e Libertà Antonio Matarrelli sintetizza la ricollocazione politica del suo partito dopo la “non vittoria” nelle elezioni politiche dello scorso febbraio e la conseguente nascita del Governo Letta. E proprio in merito ai margini di azione dell’Esecutivo puntualizza: “E’ un governo denominato di larghe intese ma in realtà, alla prova dei fatti, di ristrettissima prospettiva”. Le ultime elezioni amministrative hanno evidenziato una sostanziale crescita del partito dell’astensionismo, anche a causa della formazione del governo delle larghe intese, nato con l’ambizione di risolvere i problemi più urgenti del Paese. Tuttavia i primi provvedimenti del Governo sembrano attestare che i margini di azione dell’esecutivo sono molto limitati e che la coperta è sempre troppo corta. Come si risolvono, allora, i problemi del Paese con un governo a mezzo servizio? “E’ proprio sulla scorta di questa perplessità sostanziale che Sel è all’opposizione del Governo Letta, denominato ‘di larghe intese’ ma in realtà, alla prova dei fatti, di ristrettissima prospettiva. Noi siamo molto preoccupati da questa congiuntura e la preoccupazione è rafforzata anche dal dato dell’astensionismo da lei richiamato: è difficile comprendere l’esultanza del Pd mentre 4 italiani su 10 disertano le urne. Il frangente che vive il Paese è talmente difficile che necessiterebbe di un Governo nel pieno della responsabilità e certamente delle facoltà, ovvero di una maggioranza politica solida sì, ma netta e chiara. L’Italia reduce da 20 anni di berlusconismo non può essere paragonata alla Germania della ‘Grosse Koalition’. Sul tappeto ci sono troppi nodi irrisolti e non sono problemi qualsiasi: il centrosinistra ha – a vario titolo e con diversa intensità – combattuto per vari lustri la leadership del Cavaliere sui temi della giustizia, della tutela dei diritti acquisiti, del lavoro, degli investimenti nella scuola pubblica e nella sanità. Quelle vertenze restano di drammatica attualità e non mi pare che la ‘soluzione Letta’ possa dirimerle in qualche modo. Così, non potendo affrontare ora uno ora l’altro di questi problemi, il Governo navigherà a vista, per tutelare i soliti noti: quei poteri già forti e peraltro rafforzati dal tremontismo prima e dal montismo poi. Per noi la sola strada è quella di tornare a votare, chiedendo certamente agli elettori un supplemento di pazienza. Non prima però di aver ristabilito le necessarie condizioni igieniche in materia di legge elettorale, cancellando (e non correggendo) il Porcellum e restituendo la piena facoltà di scelta ai cittadini”. L’ultima tornata elettorale amministrativa ha registrato una piccola ripresa del centrosinistra. Non crede sia arrivato il momento di fare uno sforzo politico costituente e riaggregare le forze a sinistra del Pd, mi riferisco a voi di Sel, Federazione dei Comunisti, Italia dei Valori, Azione Civile e i vari movimenti civici, in un unico soggetto politico in grado di interloquire con i democratici? Non crede che nel centrosinistra ci si dimentichi, molto spesso, che gli avversari politici sono Berlusconi ed il centrodestra? “Io continuo a credere che il centrosinistra rappresenti la più autorevole via di uscita al pericoloso crinale imboccato nel 1994. Il rassemblement progressista contiene in sé, proprio nei suoi tratti fondativi, una serie di valori che mancano invece alle destre nazionali: e sono, tra gli altri, il rispetto dei principi costituzionali e dei ruoli assegnati dalla Carta, l’impegno a garantire pari opportunità, la centralità del lavoro come primo elemento di dignità. Confidando in questa prospettiva è naturale che io mi dolga della disgregazione del centrosinistra, da un lato col Pd a fare da mallevadore ad un progetto di matrice iperliberista e dall’altro con le forze dell’ultrasinistra impegnate a farsi la guerra tra poveri. Ho molto apprezzato il senso di responsabilità dimostrato da Nichi Vendola, fedele alleato dei democratici fino all’inspiegabile scelta di boicottare la candidatura di un galantuomo di sinistra quale Stefano Rodotà. Così come ho condiviso la sua subitanea scelta di sciogliere il vincolo di ‘Italia Bene Comune’ e lavorare fin da subito per una ricostituzione del progetto progressista, che passa anzitutto da una laboriosa tessitura dei rapporti interni alla sinistra ed ai movimenti democratici. Il centrosinistra ha pagato anche l’annoso vizio di voler farsi del male da solo, certo”. Quali sono le priorità della sua azione politica? “Sono stato cofirmatario di una lunga serie di proposte, alcune poco eclatanti ma nella sostanza e negli effetti importanti. Vado molto orgoglioso di quelle in materia di tutela dei diritti civili, ad esempio per consentire il matrimonio civile a persone del medesimo sesso, per avversare l’omofobia, per cancellare il reato di clandestinità”.

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