Durc falsi e mancato versamento dei contributi. Nei guai impresa edile

Tricase. La Guardia di finanza ha denunciato sette persone, tra cui un consulente del lavoro. Accertato un danno erariale di un milione e mezzo

TRICASE – Non versava i contributi obbligatori per i lavoratori dipendenti, ovvero la quota a carico dell’impresa e quella trattenuta in busta paga. Poi, una volta che raggiungeva il massimo dell’indebitamento con l’Inps, non avendo più requisiti per restare sul mercato in quanto non poteva disporre più del Durc, il documento unico di regolarità che attesta, appunto, la regolarità contributiva di un’azienda, dichiarava fallimento per poi aprire una nuova impresa. Che, non indebitata, poteva richiedere ed ottenere il Durc. Così andava avanti, fino allo stop successivo, una volta che, nuovamente, l’Inps non rilasciava il Durc. I finanzieri della Compagnia di Tricase hanno portato allo scoperto un sistema illecito di indebitamento contributivo a carico di un’impresa edile del Sud Salento. I dipendenti venivano assunti da diverse aziende, intestate a familiari o a persone di fiducia; in pratica, ruotavano sempre attorno allo stesso giro di imprese, che fallivano e rinascevano sotto altro nome e senza debiti a carico. Una delle imprese oggetto d’indagine, inoltre, deteneva addirittura due Durc, entrambi falsi, attorno ai quali sono in corso le indagini che stabiliranno a che cosa servissero, diversi tra loro, ma entrambi non veritieri. Nei guai sono finite sette persone, tra le quali un consulente del lavoro, denunciate per ripetute ed accertate violazioni: omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, appropriazione indebita e falsità materiale commessa da privato in certificati o autorizzazioni amministrative. Oltre agli aspetti di natura penale è stato accertato un ingente danno erariale, segnalato alla Procura generale della Corte dei conti, quantificabile in 1.503.822,20 euro.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!