Protesi Pip. ‘Meglio affidarsi al proprio medico’

L’INTERVISTA. Milano. Il chirurgo estetico Tommaso Savoia, salentino a Milano, commenta l’allarme sulla presunta pericolosità delle protesi mammarie della casa francese

MILANO – E’ cresciuto a Lecce, ma ha studiato e lavora a Milano stabilmente. Torna in “patria” più o meno una volta al mese, inventando scuse di lavoro, ma con l’unico intento di salutare i genitori. Tommaso Savoia si occupa di chirurgia plastica, che ha approfondito a Milano,in Francia e in Gran Bretagna. Lo abbiamo contattato in seguito all’esplosione della questione “protesi Pip”. Ha mai avuto a che fare con le protesi della società francese PolyImplantProthèse meglio note come Pip? “Non ho mai utilizzato protesi mammarie di questa marca, anche se ho utilizzato protesi di altre marche francesi.Già nel 2010 la commercializzazione era stata interrotta.Si è parlato spesso di protesi francesi, ma sarebbe come confondere Mercedes e Bmw: hanno in comune solo la nazionalità.Non bisogna dimenticare però che il professionista che le abbia impiantate lo ha fatto in buona fede poiché erano assolutamente autorizzate e garantite da certificazione CE.Prova ne è che sono state utilizzate fino al 2006 proprio nel centro di riferimento più famoso per la chirurgia mammaria, lo IEO di Veronesi”. Che cosa rischiano le pazienti con le protesi Pip? “A seguito della seduta del 22 dicembre 2011 presso il Ministero della Salute,è stata emessa un’ordinanza alle strutture ospedaliere di ricontattare le pazienti che avessero impiantato questo tipo di protesi rendendosi parte attiva per discutere con il curante o con altri specialisti del singolo caso. Non vi è rischio maggiore di cancerogenicità di queste protesi, vi è però un maggior rischio di rottura e di indurimento delle protesi che può comportare la fuoriuscita di materiale tossico.Tale direttiva però lascia molta discrezionalità al medico per esprimere un giudizio sulla necessità o meno di rimuoverle a seguito di indagini, in primis ecografica ed eventualmente di Rmn.Il mio consiglio è quello di rivolgersi al proprio chirurgo che valuterà al meglio che cosa consigliare. Le indicazioni attuali da parte del Sistema sanitario nazionale sono l'eventuale rimozione con possibilità di reimpianto nei casi operati a seguito di tumore mammario, mentre per gli interventi estetici, la rimozione definitiva delle protesi”. Quali sono le nuove frontiere della chirurgia estetica? “La chirurgia estetica si affaccia verso ricerche che riguardano le cellule staminali e la ricostruzione dei tessuti mediante gli adipociti per ricostruire la mammella , le cicatrici e i volumi persi. Per quanto riguarda la bellezza estetica in senso stretto, gli uomini amano sempre di più ristabilire il giro vita e rifarsi gli occhi, come George Clooney. Le donne nel proprio intimo amano a 18 anni sistemare il naso; dai 25 ai 45 un bel seno; dopo i 55 avere un collo più giovane, la cosiddetta ‘tiratina’”. Come è possibile che il ministero della salute della Gran Bretagna, della Francia e della Repubblica Ceca e di altri paesi consiglino la rimozione urgente delle protesi Pip, mentre il ministero della Salute italiana, con circolare del 4 gennaio 2012 non abbia preso la medesima decisione? “La questione non è così semplice. L'entità in Italia è di circa 4.000 protesi impiantate, mentre in Francia sono 50.000 e in Gran Bretagna circa 40.000. La Francia lo fa anche per un discorso di immagine poiché l’allarme è scoppiato lì e , comunque, nel caso di rimozione di protesi impiantate per una questione estetica,noncopre i costi del reimpianto così come in UK e da noi.Infatti l'assuranceMaladiè copre l'espianto di una protesi eventualmente rotta o in caso di preoccupazione della paziente, ma fa pagare a quest’ultima le eventuali nuove protesi. In gran Bretagna l'NHS ( la cui percentuale di protesi impiantate per finalità ricostruttive è solo del 5%) non ha problemi ad espiantarle e le reimpianta solo nel caso di interventi a finalità ricostruttiva oncologica. Siamo quindi tutti ad una situazione simile, anche perché non sarebbe corretto dover dire ad una paziente, dopo aver fatto gli accertamenti radiologici, che senza problemi clinici locali e senza segni di complicanza , nonostante un soddisfacenterisultato estetico, si deve sottoporre ad una anestesia generale per rimuovere le protesi e magari che si risveglierà con un seno vuoto perchénon può acquistare le nuove protesi”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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