Mafia, tolleranza zero

Lecce. Contro le criminalità, non più o non solo repressione penale, ma attacco frontale ai patrimoni

La criminalità mira al profitto e il profitto è il suo tallone d’Achille. Denaro, croce e delizia. E il legislatore cambia strategia. Non più o non più solo repressione penale – il carcere neutralizza i soggetti, non l’organizzazione – ma attacco frontale ai patrimoni. “La mafia si batte togliendole i soldi” disse nel 2002 Pierluigi Vigna, all’epoca Procuratore nazionale antimafia, durante un convegno a Lecce. E oggi l’azione è radicale. Lo ricorda Vittorio Manes, docente di diritto penale dell’Università del Salento, intervenuto alla presentazione del libro, “Sacra Corona Unita: riciclaggio e contrabbando”, di Andrea Apollonio, presso il Museo “Sigismondo Castromediano” di Lecce.

apollonio

(Apollonio – Manes – Tornesello – Bruno) Con lui anche Rosario Tornesello, giornalista “Nuovo Quotidiano di Puglia” e Lino Giorgio Bruno, sostituto procuratore Distrettuale antimafia, Procura di Lecce. Manes rammenta la possibilità delle autorità di confisca di denaro, di beni o di altre utilità di cui non si può giustificare la provenienza, se sproporzionati al reddito. La conferma della linea d'azione sono i recenti casi avvenuti nel Salento: da Santo Paglialunga a Giovanni Tredici passando per Lucio Vetrugno e Luciano Polimeno, personaggi che hanno costruito imperi da milioni di euro con interessi in molteplici settori. E' questa capacità di insinuarsi, strisciare e confondersi nell'economia legale ciò che permette di connotare la mafia come “liquida”. Lo dimostra anche l'assalto all'ultima frontiera, quello delle energie rinnovabili, per cui, da più parti, si sono levati allarmi e appelli. Sulla stessa lunghezza d'onda, i recenti richiami del Presidente della Corte d'Appello Mario Buffa sui pericoli, nella provincia di Lecce, di infiltrazioni mafiose in appalti e servizi pubblici e di collegamenti tra amministratori pubblici e criminalità organizzata (Mafia e politica). Anche i reati di contrabbando e riciclaggio, oggetto di studio del testo di Apollonio, hanno mutato pelle: la nuova frontiera sono le sigarette contraffatte che vengono dalla Cina con la riproduzione anche del sigillo del Monopolio di Stato. Racconta il magistrato Lino Giorgio Bruno di una forte commistione di formazioni criminali e interessi affaristici, per contrabbando e riciclaggio, diventata minaccia per l'economia nazionale. La lotta al contrabbando, però, non è più o non è solo di “contrasto su strada”, ma di studio di scenari per individuare i terminali di investimento del denaro sporco. La svolta è di “tipo generazionale”: nel reinvestire il denaro sporco, entrano in scena i figli dei boss di ieri che, a differenza dei padri, hanno studi alle spalle e capacità finanziarie per costituire società di capitali che si propongono sul mercato in condizioni di “verginità” rispetto a chi li ha preceduti. Per questo motivo, non è agevole verificare la provenienza “da delitto” dei guadagni, vista le indubbie possibilità economiche di questi soggetti. E' la criminalità organizzata che diventa criminalità economica. E proprio sul versante del sequestro e della confisca dei beni mafiosi, contro le “mutazioni” delle mafie, è stata firmata, pochi giorni fa, la convenzione operativa tra Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati e Agenzia del Demanio. “Attività istruttorie, procedimenti amministrativi, transazioni, contenziosi e valutazioni estimative, sono l’oggetto della convenzione firmata questa mattina tra il direttore dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Mario Morcone e il direttore dell’Agenzia del Demanio, Maurizio Prato. Si formalizza in 12 articoli, la sinergia che ha visto le due Agenzie lavorare insieme nel primo anno di gestione dei beni confiscati in via definitiva alla criminalità organizzata”. Risultati a oggi: 11.234 beni confiscati, di cui 9.857 sono immobili e 1.377 aziende.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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