Giornaliste minacciate e mafia. Cerimonia a Palazzo Vecchio

Firenze. Marilù Mastrogiovanni racconterà la sua storia all’incontro organizzato dalle Commissioni Pace e diritti e Cultura, Assostampa Toscana e “Ossigeno”. Il Salento, intanto, tace

(in foto, la copertina di Narcomafie di settembre 2012, contenente un'ampia inchiesta di Marilù Mastrogiovanni sulla Sacra Corona Unita) FIRENZE – Minacciata per aver raccontato i fatti. Per aver ricostruito le scatole cinesi dell’impero mafioso ed aver chiamato le cose con il loro nome. Giovedì 22 novembre, Marilù Mastrogiovanni, la direttora del Tacco d’Italia, sarà a Firenze. A Palazzo Vecchio, sede del Comune, dove le Commissioni consiliari Pace e diritti e Cultura si sono convocate congiuntamente per un'iniziativa promossa insieme all'Associazione Stampa Toscana e ad “Ossigeno per l'Informazione”. In quell’incontro, organizzato in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (il 25 novembre), Marilù racconterà la sua storia di giornalista minacciata: negli ultimi tempi è stata presa di mira per via delle sue inchieste sulla Sacra Corona Unita. Ma oltre agli ultimi fatti, ricorderà i numerosi episodi intimidatori di cui lei, la sua famiglia, ed il suo giornale sono stati resi bersaglio: le strane telefonate, i danneggiamenti alla sede del giornale, i furti di computer contenenti l’archivio (cioè la memoria) della redazione.

furto Tacco muro buco

Febbraio 2007. Il buco nel muro della redazione del Tacco d'Italia durante un tentativo di furto Una realtà che stranamente, nonostante sia stata da lei puntualmente denunciata in tutte le sue manifestazioni, nel Salento, cioè nella terra dove si è manifestata, non ha mai suscitato scalpore. Ed infatti le istituzioni ed i rappresentanti politici, eccetto alcuni casi (Vendola, Assostampa, Ordine giornalisti, Giulia-rete di giornaliste, Consigliera di parità regionale), non hanno preso le distanze, condannando tali episodi né hanno mai rivolto un messaggio di solidarietà e di vicinanza per quanto stava accadendo. Hanno taciuto. Perché è meglio non commentare o perché è normale così. Succede però che qualcosa si stia muovendo a livello nazionale. Che questo movimento di sostegno alle giornaliste minacciate – professioniste, donne, che fanno ciò che la propria coscienza e deontologia professionale impone – si stia facendo sentire. E che i luoghi in cui se ne discute siano di primo piano. Ed emblematici. Proprio come Palazzo Vecchio a Firenze, luogo di democrazia. Terra dell’arte e del pensiero. E che lì si decida di dare finalmente il giusto rilievo a storie che sembrano piccole piccole, perché accadute nel profondo Sud, ma che non lo sono affatto. Perché la criminalità cerca consenso. E non stigmatizzare pubblicamente equivale ad acconsentire. Proprio come parte del Salento e della Puglia stanno colpevolmente facendo. L’incontro di giovedì sarà invece l'occasione per raccontare e condannare. Storie di coraggio e lavoro, di croniste chiamate, come Marilù, al loro impegno di verità nell’Italia della criminalità organizzata. Giornaliste che solo facendo il loro lavoro stanno facendo “notizia”. Interverranno Paolo Ciampi, presidente dell'Ast, Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l'informazione, e Gerardo Adinolfi, giornalista e autore “La donna che morse il cane. Storie di croniste minacciate“. L'appuntamento è a Palazzo Vecchio alle ore 10.30.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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