Barbara

IO SONO UNA SELVAGGIA ANIMALESSA DA PALCO

e, qualunque cosa accada, tale resto in ogni mia espressione.

La scrittura fa parte della mia vita da sempre. Nelle pagine dei miei diari ho saputo trovare rifugio dalle tempeste. Nei miei spettacoli, azioni e movimenti nascono sempre partendo dai miei scritti. Ma scrivere è sempre stato qualcosa di intimo per me.

Poi è arrivato un ciclone chiamato Marilù Mastrogiovanni, direttora de Il Tacco dItalia. Se non fosse stata una sua idea e se non fosse stata così convinta, non avrei mai scritto qui.

Era il 7 marzo 2018.

Attraversavo un momento molto difficile della mia vita, sia privata che professionale (per me inscindibili). Avevo bisogno di qualcuno che credesse in me, qualcuno che mi vedesse, perché ero invisibile, ero dolore che si trascinava, una lottatrice in fin di vita, o forse ero già morta.

Avevo bisogno di un segnale che mi dimostrasse la mia esistenza.

Necessitavo di una via di fuga, e scrivere si è rivelato salvifico per me.

Non mi venne nemmeno chiesto se mi andava bene. La cosa mi venne presentata come già decisa. Non dovevo far altro che essere me stessa e scrivere a modo mio. Punto.

Non avrei dovuto preoccuparmi d’altro. Solo fidarmi e seguire la mia illustre mentore.

E così ho fatto.

Ho sempre visto la folle idea di Marilù come un regalo, un modo di sostenere un’amica e un’ artista che lei stima, restituendole un pubblico in un momento difficile…

Questa rubrica mi ha aperto una finestra dalla quale potermi affacciare al mondo, per vedere ed essere vista.

Un appuntamento settimanale che è stato contemporaneamente: esercizio di autostima, scuola di scrittura e prova della mia esistenza a me stessa e agli altri. Ma anche un appuntamento fisso con la mia ansia.

Scrivo nella piena consapevolezza dei miei limiti, che cerco di bilanciare mettendo in gioco le mie doti migliori, quelle che uso in scena: la sincerità e la capacità di mettermi a nudo e condividere con generosità.

Barbara: dal greco bàrbaros=straniero/balbuziente, colui che parla una lingua sconosciuta.

Questo sono.

Nel bene e nel male è questo che mi ha sempre contraddistinto: non riuscire a farmi capire.

Trovare il modo di esprimermi al meglio è il leitmotiv della mia vita. Quando ci riesco, grazie ad un uso consapevole del mio essere senza filtri, è sempre una grande emozione. Non nascondo mai i miei difetti. Perennemente insicura, sempre in ritardo, troppo sensibile, dannatamente fuori luogo ovunque, tranne sul palco, egocentrica per timidezza.

Questa sono e questo mi è stato chiesto di restare qui.

Dunque scusate se ogni tanto sbaglio

se non vedo i refusi

se sono umorale

se parlo di me.

Nella vita affronto tutto come la creazione di uno spettacolo: parto dal personale per cercare di arrivare a qualcosa di universale, analizzo le mie debolezze per comprendere meglio quelle altrui, racconto la mia storia perché vorrei scoprire la vostra.

Io scrivo come danzo: con il cuore e con il massimo rispetto.

La grande differenza tra lo spettacolo dal vivo e la scrittura è che ciò che è scritto rimane, mentre lo spettacolo è in continuo mutamento.

Anche se ci sono delle decisioni da prendere e dei tempi da rispettare, in realtà a teatro non si finisce mai di lavorare.

La parola fine esiste solo per gli spettatori, non per chi va in scena, che ogni volta interpreta uno spettacolo diverso.

Perché è solo grazie all’esperienza dal vivo e alla risposta del pubblico che uno spettacolo cresce. Più si va in scena, più lo spettacolo migliora, perché lo si corregge ad ogni replica, si continuano ad apportare miglioramenti e modifiche all’infinito.

Tutto è concesso, lo spettacolo è l’unica cosa che conta, per cui, se può essere migliorato, si cambia senza indugi e in qualsiasi momento.

Per deformazione professionale, quando scrivo, tendo a seguire la stessa logica:

correggo, taglio, cambio e reimposto ciò che scrivo ancora e ancora e, ogni volta che viene pubblicato un mio pezzo, soffro per non poterlo più cambiare.

Prima di spedire un mio scritto in redazione ho bisogno di leggerlo a qualcuno ad alta voce.

Perché solo recitandolo riesco a capire cosa correggere. Non leggendolo. E faccio molta fatica a vedere le singole parole, perché mi soffermo sempre sul contenuto.

Ogni pezzo ha una sua ‘drammaturgia’. Per me sono come delle piccole performance.

Sono passati tre anni, approssimativamente 118.725 battute.

Con oggi sarò andata in scena su Il Tacco dItalia ben 125 volte.

Nel frattempo, pezzetto dopo pezzetto, sono pian piano tornata viva e visibile, sono riuscita a rimettermi insieme e rinascere dopo lennesima morte.

A volte, a furia di perdere pezzi, finisci per perdere te stessa.

A me è successo.

Ma sono tornata a brillare.

Oggi sono diversa, molto diversa da come ero prima, ma sono viva. Ce l’ho fatta.

E lo devo solo a me stessa.

Certo, se non avessi trovato degli appigli a cui aggrapparmi, non sarei mai riuscita a riemergere.

L’Olandese Volante è stato uno dei miei preziosi appigli.

Ho tanti difetti. Posso essere disordinata, ribelle, inopportuna, indiscreta, superficiale, tonta e anche anarchica ma mai irrispettosa, mai approfittatrice, mai violenta.

Se attaccata chiedo sempre scusa, a volte anche più del dovuto.

Non amo i conflitti

non reggo la violenza

non tollero le guerre

anzi, le rifuggo

sono pacifica e fragile

eppure sono una combattente.

A questo sto pensando oggi. A quanto sono grata a questa rubrica e a voi che mi leggete e a quanto sia importante per me essere trattata con delicatezza, come un vaso prezioso i cui cocci sono stati rimessi insieme tante, troppe volte.

Sono tempi di riflessione e di profondi cambiamenti. E, forse, questo nostro appuntamento dovrà subire delle modifiche e cambiare anch’esso, non lo so.

Qualunque cosa accada però, vi prego, trattatemi con cura e perdonate il mio essere una ‘barbara.

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3 Thoughts to “Barbara”

  1. roberto

    Sincera: penso che questo solo aggettivo basti a descrive la sua rubrica.
    Mentre leggevo ho pensato che fosse una sorta di “arrivederci”. Il finale non mi ha tolto il dubbio.
    Ma se si cambia è per diventare qualcosa di diverso, possibilmente di migliore. E allora è giusto provarci, anche (forse soprattutto) quando il cambiamento non è voluto.
    E comunque i kinsugi sono bellissimi. Soprattutto quando sono in carne ed ossa.

    1. uesta

      i kintsugi sono bellissimi, sopratutto quando sono in carne ed ossa.
      Niente di più vero!
      grazie come
      sempre

  2. Raffaele

    …pianse sulla crudelta’ e le ingiustizie degli uomini.
    (SAN FRANCESCO D’ASSISI)

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