Taranto, aumento benzene nell’aria: Ex Ilva al Tar contro Arpa

Di Daniela Spera

Il 13 marzo scorso Acciaierie d’Italia (AdI) ha depositato un ricorso, presso il TAR Lazio, contro ARPA Puglia, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), Asl Taranto e ISPRA. Gli aumenti dei valori di benzene, registrati da Arpa Puglia, e resi noti di recente, hanno innescato una serie di provvedimenti amministrativi che i vertici dello stabilimento siderurgico hanno contestato e respinto al mittente

LE RICHIESTE DI ACCIAIERIE D’ITALIA

L’annullamento della nota del 5 gennaio 2023 di ARPA Puglia: “Richiesta di interventi finalizzati alla riduzione delle emissioni di benzene da parte dello Stabilimento Siderurgico Acciaierie d’Italia S.p.A. di Taranto’’.

Con nota del 5 gennaio 2023, ARPA Puglia ha contestato a AdI un incremento di concentrazioni di benzene, avvenuto “lungo tutto l’arco dell’anno 2022”, senza mostrare “segnali apprezzabili di regresso” nel corso del tempo.

Secondo ARPA, lo stato attuale delle concentrazioni di benzene, calcolate come media sui primi 11 mesi, per la stazione Tamburi Via Orsini (rete AdI) sarebbe pari a 3,3 μg/m3, superiore alle medie annue del 2019 (1,3 μg/m3), 2020 (2,8 μg/m3) e 2021 (2,9 μg /m3), per la stazione Tamburi Via Machiavelli (rete RRQA) sarebbe pari a 1,9 μg/m3, superiore alle medie annue del 2019 (0,8 μg /m3), 2020 (1,7 μg/m3) e 2021 (1,7 μg/m3).

Inoltre, ARPA ha rilevato che la media sui primi 11 mesi della concentrazione di benzene per la stazione Cokeria (rete AdI, centralina interna) è pari a 33,2 μg/m3, superiore alle medie annue del 2019 (18,4 μg/m3), 2020 (28,4 μg/m3) e 2021 (22,8 μg/m3); per la stazione Parchi (rete AdI, centralina perimetrale, a ridosso del quartiere Tamburi) è pari a 5,2 μg/m3 superiore alle medie annue del 2019 (1,4 μg/m3), 2020 (3,9 μg/m3) e 2021(3,9 μg/m3).

Tendenza, quindi, in crescita, confermata anche per il 2022.

Sulla base dei valori rilevati da ARPA, la ASL di Taranto -con nota del 28/12/2022 di cui AdI ha chiesto l’annullamento- ha specificato che “il rispetto del valore limite annuale di 5 μg/m3 fissato dal DLgs 155/2010 non garantisce l’assenza di rischi per la salute umana, soprattutto in una popolazione, come quella dell’area di Taranto, esposta per anni ad importanti pressioni ambientali con numerose e documentate ricadute sullo stato di salute” ricordando che, secondo l’OMS, per il benzene “non possono essere raccomandati livelli sicuri di esposizione”. Secondo ARPA, vi sarebbe quindi “…la necessità che si raggiunga nel più breve tempo possibile una netta riduzione delle emissioni di benzene al fine di tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori dell’acciaieria”.

Secondo Acciaierie d’Italia, ARPA, nella nota, richiama l’attenzione del Gestore «identificato come “unico responsabile degli eventuali danni arrecati a terzi o all’ambiente in conseguenza dell’esercizio dell’installazione”, affinché adotti “tutti i possibili interventi correttivi di riduzione delle emissioni di benzene da parte dello Stabilimento … anche ulteriori rispetto alle condizioni di gestione e di esercizio che le autorizzazioni vigenti stabiliscono, per le quali restano ferme le competenze ministeriali”».

L’annullamento della nota del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 12 gennaio 2023: “Stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia Spa di Taranto – Andamento delle concentrazioni di benzene in atmosfera rilevate dalle centraline di qualità dell’aria a partire dal 2019”.

Il 12 gennaio 2023, il MASE ha inviato una nota diretta all’ISPRA. Secondo il MASE, dai dati riportati da ARPA Puglia emergerebbe che i livelli registrati dalle centraline di via Orsini e via Machiavelli, “pur essendo sempre inferiori al valore limite annuale pari a 5 μg/m3 fissato per la qualità dell’aria ambiente dal d.lgs. 155/2010 in conformità alla normativa comunitaria, mostrano un andamento in crescita a partire dal 2019”. Il MASE ha poi ricordato che secondo ARPA Puglia un incremento concomitante dei livelli di concentrazione di benzene sarebbe stato “registrato anche dalle centraline di qualità dell’aria della rete di AdI (stazione cokeria)’’.

Il Ministero ha infine specificato che “fermo restando che da quanto sopra non risultano superamenti dei valori limite previsti per il Benzene dalla normativa ambientale né violazioni delle prescrizioni dell’AIA”, solo in ragione “del principio di massima precauzione e prevenzione”, ha chiesto a ISPRA di produrre “una relazione sugli esiti degli approfondimenti già richiesti al Gestore nonché eventuali contributi su possibili ulteriori azioni da intraprendere”.

Acciaierie d’Italia ha, ovviamente, rigettato ogni contestazione mossa dal MASE, nonché da ARPA e da ASL Taranto, evidenziando di avere sempre agito in conformità alla normativa applicabile e all’AIA vigente.

L’annullamento della nota ISPRA del 16 settembre 2022, della nota ISPRA del 14 febbraio 2023 e di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale.

Con nota del 27 gennaio 2023, ISPRA, tra le altre cose, ha comunicato alla ASL Taranto di aver “richiesto al Gestore di attuare condizioni di monitoraggio ambientale migliorative, coerenti con le prescrizioni del decreto autorizzativo dello stabilimento siderurgico, volte anche a identificare le misure per contenere il più possibile le emissioni di benzene dalle sorgenti emissive”.

Il 14 febbraio 2023, ISPRA ha emesso un’ulteriore nota in cui- si legge nel ricorso- ha evidenziato la sussistenza di un possibile contributo causale alle emissioni di benzene dovuto alle attività della raffineria Eni, limitrofa allo Stabilimento, e ha al contempo ribadito di avere “richiesto al Gestore di attuare condizioni di monitoraggio ambientale migliorative volte anche a identificare le misure per contenere le emissioni di inquinanti dalle sorgenti emissive puntuali, fuggitive o diffuse”.

LE MOTIVAZIONI

Secondo gli avvocati di AdI non spetta ad Arpa diffidare il gestore affinché ‘adotti misure restrittive delle emissioni di benzene in atmosfera’ ma al MASE, quale autorità competente in materia di autorizzazione integrata ambientale. ‘Il Ministero -si legge nel ricorso- è infatti l’unica autorità che può legittimamente adottare eventuali atti di diffida nei confronti di AdI’.

Non solo. Sempre secondo gli avvocati, dal momento che i livelli di benzene non hanno mai superato il valore limite sancito dal d.lgs. n.155/2010. La normativa ambientale per il benzene prevede un valore limite pari a 5 μg/m3, calcolato come media annuale. ‘Ne consegue l’illegittimità della richiesta rivolta da ARPA ad AdI di porre in essere ulteriori «interventi correttivi»’. ‘ARPA e MASE non hanno inoltre considerato che AdI ha compiuto e continua a compiere enormi sforzi, con investimenti ingentissimi, per il miglioramento dello Stabilimento sotto il profilo ambientale’.

‘ARPA e MASE non avrebbero, inoltre, tenuto conto del fatto che ‘la società ricorrente effettua costantemente attività di manutenzione sulle batterie di forni a coke.’

Illegittime sono considerate anche le note dell’ISPRA per ‘eccesso di potere’ e per ‘travisamento dei fatti’. In particolare quella del 16 settembre 2022, conosciuta da AdI solo in data 27 gennaio 2023, nella parte in cui ISPRA comunica alla ASL di Taranto di aver ‘“richiesto al Gestore di attuare condizioni di monitoraggio ambientale migliorative, coerenti con le prescrizioni del decreto autorizzativo dello stabilimento siderurgico, volte anche a identificare le misure per contenere il più possibile le emissioni di benzene dalle sorgenti emissive” e la nota del 14 febbraio 2023, nella parte in cui ISPRA ribadisce di avere “richiesto al Gestore di attuare condizioni di monitoraggio ambientale migliorative volte anche a identificare le misure per contenere le emissioni di inquinanti dalle sorgenti emissive puntuali, fuggitive o diffuse

Inoltre, ci sarebbe carenza istruttoria: ‘la mancata valutazione, da parte di ARPA della possibile sussistenza di fonti alternative che abbiano causato gli asseriti incrementi di benzene’.

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