Quartiere Tamburi, dove Babbo Natale porta aerosol ai bimbi

Dossier/5. Ilva. L’attenzione della Corte si rivolge anche al rione Tamburi, il più vicino all’ex Ilva, il più martoriato. Lo è dal punto di vista ambientale, sociale, economico. In questo quartiere le case non hanno più valore, i genitori hanno sensi di colpa e, a Natale, si regalano apparecchi per l’aerosol

Di Daniela Spera

Come si è detto molti dei reati contestati sono caduti in prescrizione. Tranne il danneggiamento di immobili e strutture del rione Tamburi. A partire dalle parole della pediatra Grazia Parisi, la Corte ha posto l’attenzione sul quartiere più inquinato d’Italia. L’imbrattamento è la condizione immediatamente visibile anche se la causa non è direttamente associabile agli effetti sanitari più gravi sulla popolazione. Nemiche invisibili sono, invece, le polveri sottili, veicoli di innumerevoli sostanze pericolose, la cui azione combinata può generare patologie anche sconosciute.

Ma è spesso ciò che si vede a destare maggiore preoccupazione. Il materiale particolato – si legge- risultava in quantità tali da provocare ‘offesa e molestia’ anche in considerazione di una esposizione continua e giornaliera della popolazione.

L’aspetto legato all’imbrattamento degli immobili del quartiere Tamburi viene ampiamente descritto nelle motivazioni grazie alle testimonianze di numerosi periti.

L’Ing. Grilli, che ha effettuato il sopralluogo su circa 500 immobili, ha ricordato di aver riscontrato sui balconi, sui terrazzi, presso gli immobili visionati, cumuli di polvere granulosa che ‘a vista pareva corrispondere per colore e consistenza, al materiale non coperto situato all’interno dello stabilimento siderurgico’. Imbrattati gli intonaci, case, edifici tinti di rosso-bruno. Danneggiate in superficie strutture in alluminio, guarnizioni addirittura cristallizzate.

L’Ing. De Molfetta – che ha collaborato con l’Ing. Grilli – ha attribuito la causa alle ridotte distanze degli immobili con i vari impianti dell’Ilva: le cokerie 800 metri, l’agglomerato 1300 metri, la produzione ghisa 1500 metri, l’acciaieria 800 metri, la laminazione a caldo 1600 metri.

Nella relazione a firma dell’Architetto Zizzi, quale tecnico del Comune di Taranto, si legge: ‘interessati alla visita di sopralluogo sono stati gli svincoli stradali da e per la SS 100, SS 106, la superstrada per Brindisi, la strada per Statte, lo svincolo stradale del quartiere Croce’.

Inoltre, sono state ispezionate le strutture perimetrali interne al cimitero, i fabbricati residenziali e non residenziali del quartiere Tamburi, a ridosso dell’Ilva (lato cimitero), i fabbricati esistenti sulla SS 106, le loro recinzioni e le aree a verde. E ancora, manufatti in muratura: ponti, cavalcavia, opere di contenimento in cemento armato, chiusini, tombini, canali di scolo, muri di cinta e acquedotto romano, cartellonistica stradale cittadina, pali di illuminazione, apparecchi illuminanti, recinzioni in ferro, tralicci e segnaletica stradale.

La condizione generale appariva in pessimo stato di conservazione. Causa: i ‘fumi aggressivi’, ‘le polveri coprenti ed asfissianti’. Ogni cosa risultava colorata di rosso e grigio fumo. Colorazione tanto più intensa e visibile quanto più ci si avvicinava alla recinzione dello stabilimento.

Tutti gli abitanti del Rione Tamburi hanno ricordato la drammatica condizione in cui sono costretti a vivere. Colpisce la testimonianza di Gianfranco Carriglio e della moglie Maria Pignatelli (all’udienza del 10.12.2018), proprietari di un immobile ristrutturato più volte, anche con materiali particolari anti-inquinamento industriale, ma inutilmente. Le polveri diffuse provenienti dall’Ilva – raccontano nel corso dell’udienza – si infilavano nei cassetti, negli armadi, nella biancheria. Polveri rimosse la sera, per poi riformarsi ‘a mucchietti’, la mattina seguente.

Anche Ubaldo Minervino, altro testimone sentito all’udienza del 7 gennaio 2019, ha confermato lo stato di molestia derivante dalle polveri, insistendo sul deprezzamento dell’immobile:

Perché è tutto sporco dalle polveri che vengono dalla zona industriale, si infilano dappertutto, dentro ai mobili, dentro… Si infilano dappertutto, non si può stare più, non si può stare. Io la casa l’ho messa in vendita circa due anni fa, però non la riesco a vendere perché il prezzo si è abbassato di oltre il 50%, non la vuole nessuno. Il più che mi ha messo è di 38.000 euro. Che vado a comprare con 38.000 euro? Io me ne voglio proprio andare da Taranto, da sopra ai Tamburi, mi devo allontanare almeno 40/50 chilometri.

L’estate ci dobbiamo barricare in casa, alla sera se vogliamo dormire d’estate dobbiamo chiudere dappertutto ed accendere l’aria condizionata. Se voglio stare un po’ aperto, non si può stare perché l’aria puzzolente che c’è, scusate, il polverino che entra, rumore, non si può dormire lo notte d’estate se vuoi tenere la zanzariera e vuoi prendere un po’ di aria. Allora sono stato costretto a mettere in vendita, però non si riesce a vendere, non si riesce per niente. Questo è tutto’.

Ma è ancora la pediatra Grazia Parisi a farci percepire, quasi lo vivessimo sulla nostra pelle, il dramma quotidiano di chi abita al quartiere Tamburi: ‘Si vive in un clima di costante terrore e paura. Proprio cinque minuti prima di entrare qui ho ricevuto il messaggio di una mamma – e non è l’unico durante il giorno, ma veramente sono numerosissimi – che mi chiedeva se doveva temere un problema grave perché il bambino è tornato da scuola e aveva mal di testa, ha avuto delle fitte alla testa.

Quindi la mamma che viene per uno starnuto ti chiede se lo starnuto può essere il segno di una malattia grave. Il bambino col mal di testa: la domanda fissa, costante è se può avere un tumore al cervello. Oppure il pallore fa pensare alle leucemie. Perché poi le persone sono abbastanza informate ma vivendo…Loro sentono come se vivessero in una camera a gas, come se vivessero una situazione di… – come posso dire? – …proprio di emarginazione in un ambiente pericoloso, rischioso […].

Ho visto famiglie decimate: padri, madri, nonni, zii, eccetera. Quindi la paura per sé stessi ce l’hanno. Però è per i bambini che vivono veramente in una situazione di allarme costante che poi genera sensi di colpa. Molti vorrebbero andare via, non riescono, non possono. E quindi si vive malissimo, vivono male – Poi sono persone che vivono anche – diciamo – situazioni sociali particolari. A Tamburi non sono persone con possibilità economiche… cioè a Tamburi i genitori mettono i soldi da parte per comprare gli apparecchi dell’aerosol, cioè a Natale si regolano l’apparecchio dell’aerosol. Si vive cosi!.’

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