Taranto, bimbo morto di tumore al cervello: Procura impugna il non luogo a procedere del gup

di Daniela Spera

Il giudice Pompeo Carriere aveva deciso il non luogo a procedere nei confronti di 8 capi area dell’ex Ilva, individuati dalla Procura della Repubblica di Taranto come responsabili per la morte di Lorenzo Zaratta, il bimbo di 5 anni colpito da un tumore al cervello nel 2014. Il pm Mariano Buccoliero, però, non ci sta e impugna davanti alla Corte d’Appello la sentenza di proscioglimento emessa dal giudice nell’udienza preliminare.

La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per 9capi area dell’ex Ilva ma, secondo il giudice Pompeo Carriere, non ci sono gli estremi per avviare un processo. Al termine dell’udienza preliminare del 12 luglio scorso sono stati prosciolti Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento Ilva fino al 3 luglio 2012, e gli ex responsabili dell’Area Parchi Minerali Giancarlo Quaranta e Marco Andelmi, il capo dell’Area Cokerie Ivan Di Maggio, il responsabile dell’Area Altiforni Salvatore De Felice, i capi delle due Acciaierie Salvatore D’Alò e Giovanni Valentino, e Giuseppe Perrelli ex responsabile dell’area Gestione Rottami Ferrosi. Assolto il responsabile dell’Area Agglomerato Angelo Cavallo, che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato e per il quale l’accusa aveva chiesto una condanna a 2 anni e 4 mesi.

Nelle motivazioni il gup Carriere scrive che ‘l’ipotesi accusatoria, con specifico riferimento alla patologia tumorale insorta, rimane insufficiente, permanendo una totale incertezza sui meccanismi eziologici e sulla cancerogenesi di simili forme di tumori del sistema nervoso centrale (astrocitoma ndr)’.

Sulla decisione del giudice ha avuto senz’altro peso anche la relazione del consulente della difesa, il prof. Angelo Moretto, che, facendo riferimento a un documento IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) del 2021, nel descrivere le caratteristiche tossicologiche di polveri, metalli pesanti, diossina, pcb, IPA, SO2 e NO2, sostanze citate nell’imputazione, evidenzia che ‘nella letteratura medico-scientifica in relazione a tali sostanze non viene individuato quale organo bersaglio il cervello’.

Moretto conclude che ‘non vi è fondamento scientifico per affermare che le particelle ritrovate nei preparati istologici di Lorenzo Zaratta possano derivare dall’aria respirata dalla sig.ra Schinaia durante le ore di lavoro svolte nel primo trimestre della gravidanza in un luogo prossimo allo stabilimento ILVA’ e che ‘non vi è alcuna dimostrazione, e nemmeno alcun dato parziale, in letteratura, che qualcuna delle sostanze citate, da sola o in combinazione con altre, possa aver avuto un ruolo nella genesi dell’astrocitoma’.

Valutazioni che hanno convinto il gup: ‘in definitiva la letteratura medica, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non consente di affermare la sussistenza di una “correlazione causale” tra inquinamento ambientale/atmosferico e tumori del sistema nervoso centrale, e segnatamente, per quel che qui interessa, dell’astrocitoma.’

A questo proposito, il giudice Carriere fa anche un’osservazione, riferendosi all’operato del consulente della procura: ‘Forse consapevole di ciò, sia nel corso della sua audizione orale all’udienza del 17.03.2022, che nel corpo della seconda relazione (depositata in versione definitiva in data 06.04.2022), lo stesso C.T. del P.M. prof. Barone ha leggermente “rivisto” le sue conclusioni (che nella sua prima relazione era parso enunciare in termini di maggiore assolutezza, come si è visto).’

La Procura di Taranto, tuttavia, vuole approfondire il caso. Per questo ha presentato un ricorso alla Corte d’Appello contro la sentenza del giudice per le udienze preliminari. Il provvedimento è firmato dal pm Mariano Buccoliero per il quale non si tratta di affrontare “il rapporto tra inquinamento ambientale e astrocitoma di Lorenzo” ma la relazione “tra sostanze cancerogene nel cervello di Lorenzo e tumore sviluppato proprio ove tali sostanze sono state trovate”.

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