PAISIELLO FESTIVAL – TARANTO: “La Claudia vendicata” ovvero il sogno di Pulcinella.

di Fernando Greco

(foto di Pierfrancesco Lafratta)

Fernando Greco

Qui è nato e cresciuto Paisiello e da qui potrà partire la rinascita della città, che deve essere innanzitutto una rigenerazione culturale”. Con queste parole il direttore artistico Lorenzo Mattei ha ribadito gli ideali che innervano il Giovanni Paisiello Festival, iniziativa che da un ventennio dona lustro e visibilità alla città di Taranto grazie anche all’irrefrenabile impegno di Paolo Ruta, presidente dell’associazione Amici della Musica Arcangelo Speranza che quest’anno festeggia il primo centenario di attività.

LA SCUOLA NAPOLETANA

Iniziato con “La notte paisielliana”, evento che ha animato la Città Vecchia lungo tutta la serata del 30 settembre con ben nove concerti di camera, nei giorni successivi il Festival ha proposto molteplici appuntamenti dedicati al genius loci, tra cui la giornata di studi musicologici “Sul concetto di Scuola Musicale”, primo workshop internazionale dedicato all’importanza delle Scuole nell’ambito della storia della musica. Inevitabile l’approfondimento dedicato alla gloriosa Scuola Napoletana che per oltre due secoli caratterizzò la formazione dei più importanti musicisti europei e soprattutto la nascita e il massimo sviluppo dell’opera buffa, favorita da una ricca e inveterata tradizione popolare. Lo stesso Giovanni Paisiello (1740-1816), trasferitosi a Napoli nel 1754 dalla natìa Taranto per compiere gli studi musicali nel conservatorio di S. Onofrio, giunse a contatto con la cultura vernacolare e quello stile poetico-musicale fatto di improvvisazione, di maschere e di cunti e canti antichi, quel mondo che aveva già ispirato la creazione di importanti opere in dialetto napoletano come “Li zite ‘ngalera” (1722) di Leonardo Vinci o “Lo frate ‘nnamorato” (1732) di Pergolesi. Nel 1770 debuttò con successo al Teatro dei Fiorentini l’opera “L’osteria di Marechiaro”, composta da Paisiello su libretto scritto da Francesco Cerlone parte in napoletano (lingua che contraddistingueva i personaggi delle classi più basse come i pescatori) parte in italiano (lingua destinata ai personaggi del ceto nobile). Da rappresentarsi in appendice alla stessa opera, il Tarantino mise in musica anche una farsetta giocosa in dialetto napoletano tratta da un precedente dramma di Cerlone e intitolata “La Claudia vendicata”, titolo scelto dal Giovanni Paisiello Festival per concludere in bellezza l’edizione 2022 nella suggestiva cornice del teatro Fusco.

UN COLORATO DESCRITTIVISMO

A vent’anni dalla prima edizione critica curata da Alessandro Lattanzi nel 2001 per il centro di studi Pietà dei Turchini di Napoli e portata in tournée nel 2002, il Paisiello Festival ha deciso di curare una nuova edizione che fosse ancora più fedele al manoscritto, a cura di Giuseppe Labadessa, ripristinando il titolo originario al posto di “Pulcinella vendicato nel ritorno da Marechiaro”, che era invece il titolo scelto dal Cerlone per l’edizione a stampa; anche il ruolo di Pulcinella è tornato alla corda del baritono dopo essere stato interpretato da voce tenorile.

La rappresentazione tarantina ha avuto il pregio delle cose semplici e autentiche, a partire dalla messa in scena approntata da Piero Mastronardi, responsabile di regia, scene e costumi con l’ausilio delle videoproiezioni di Valerio Cappelluti, nell’alveo di un colorato descrittivismo tipico della migliore tradizione della commedia napoletana, a cui ascrivere anche le coreografie di Venere Turi danzate dalle giovani allieve della scuola Studio Danza & Art. Non è mancato il lirismo di momenti simbolici e onirici: l’intera vicenda viene immaginata come se fosse il sogno di Pulcinella, che canta la sua struggente serenata iniziale prima di andare a letto e ricompare nuovamente a letto alla fine dell’opera nell’atto di risvegliarsi. Tra addormentamento e risveglio si dipana l’intreccio, che ha come protagonista lo stesso Pulcinella, innamorato di Carmosina, procace pescivendola di Torre Annunziata, la quale però mostra di preferire le avances di Don Camillo, nobile romano aiutato dall’intraprendente servo Coviello. A nulla valgono le moine della maccheronara Bianchina, a sua volta innamorata di Pulcinella. Per amore di Carmosina, Don Camillo ha abbandonato la bella e intraprendente Claudia che, unitasi agli attori girovaghi Trafichino e Marioletta, cerca di consolare Pulcinella del suo mal d’amore evitando che egli si tolga la vita. Grazie all’intervento di un mago fuoriuscito da una vecchia anfora, Pulcinella e Claudia otterranno vendetta: Coviello, trasformato in asino, verrà picchiato a dovere, mentre gli amanti infedeli torneranno pentiti dai loro primi innamorati.

L’INVENTIVA MELODICA

L’aspetto visivo ha valorizzato l’efficacia di una partitura sorprendentemente sublime, al completo servizio di una drammaturgia della quale la musica, eseguita dall’Orchestra Barocca del Giovanni Paisiello Festival diretta da Iason Marmaras seduto al cembalo, ha saputo mettere in risalto non solo la comicità, attraverso recitativi che reggevano in maniera esemplare l’impianto teatrale, ma anche gli aspetti patetici e sentimentali di una singolare inventiva melodica che ancora una volta è riuscita a emozionare lo spettatore. Emozioni rese ancora più immediate e più intime dall’utilizzo della lingua napoletana poichè il dialetto, come affermato dallo scrittore leccese Antonio Errico, è “quella lingua antica che ci conosce nel profondo”. Il sapiente mélange di aspetti comici e patetici era evidente in maniera particolare nella maschera di Pulcinella interpretata magistralmente dal baritono Domenico Colaianni, forte della sua pluriennale esperienza nel repertorio buffo: ancora una volta l’assoluta credibilità del personaggio è stata garantita da dizione impeccabile e timbro cristallino, unite a una formidabile presenza scenica. Irresistibile il soprano Valeria La Grotta nei panni della pescivendola Carmosina, ruolo di cui la bella voce e l’intensa vis comica della cantante hanno saputo rendere la piacevole irruenza della bella “ciaciona” partenopea. Le faceva da contraltare il personaggio di Claudia ben interpretato dal soprano Tina D’Alessandro con voce più scura e carattere più altero. Il baritono Carmine Giordano è stato un comicissimo Coviello, vero mattatore nei momenti più esilaranti dell’opera come la sua trasformazione in asino da parte del Mago interpretato con imponenza dal basso Alberto Comes. Un’altra procace “ciaciona” è stata la maccheronara Bianchina interpretata con piglio provocante e gradevole appeal vocale dal soprano Anna Roberta Sorbo. Il tenore Stefano Colucci ha vestito i panni di Don Camillo con nobiltà di accenti e autorevolezza scenica. Decisamente simpatica e vocalmente adeguata la coppia formata da Marioletta e Trafichino, interpretata dal soprano Donatella De Luca e dal tenore Francesco Amodio.

UN PREMIO PER PAISIELLO

L’esecuzione de “La Claudia vendicata” è stata preceduta dalla consegna del Premio Giovanni Paisiello Festival, riconoscimento che dal 2007 viene attribuito ogni anno a un personaggio della cultura, a un ente o un’ istituzione che abbia contribuito alla riscoperta e valorizzazione dell’arte di Paisiello. Quest’ anno il direttore artistico Lorenzo Mattei insieme con il presidente Paolo Ruta e l’assessore alla cultura del Comune di Taranto Fabiano Marti, ha consegnato il prestigioso riconoscimento alla giornalista napoletana Paola De Simone, musicologa e autrice di saggi e ricerche dedicati alla ricostruzione documentaria degli eventi storico-artistici e spettacolari nella Napoli del Sette e Ottocento con particolare attenzione alla produzione di Paisiello, dunque nello spirito che da vent’anni anima le scelte del festival tarantino che continua a celebrare e salvaguardare la musica del grande compositore, riscoprendone la produzione anche meno conosciuta.

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