Wind Days Taranto, inadeguate le misure cautelative indicate da Asl alla popolazione

Secondo il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto la riduzione delle emissioni con l’intervento sull’inibizione della produzione durante i Wind Days ha ridotto le concentrazioni di inquinanti nel quartiere Tamburi. Per questo, in quei giorni, non ci sarebbero più i presupposti per motivare “un intervento con specifiche indicazioni comportamentali nei confronti della popolazione generale, né tantomeno di quella scolastica

Di Daniela Spera

È quanto si legge nel documento inviato dall’ente sanitario al sindaco di Taranto, all’assessore all’ambiente del Comune di Taranto, al Prefetto, ai direttori di Arpa Puglia e Arpa Taranto e al direttore Area Epidemiologia e Care Intelligence AReSS Puglia. La revoca delle misure suggerite nel 2015 da Asl riguarda, in particolare, l’indicazione di “programmare eventuali attività sportive all´aperto nelle ore in cui i livelli di inquinamento sono inferiori, ovvero fra le ore 12 e le 18” e di “arieggiare gli ambienti chiusi negli stessi orari”.

È opportuno ricordare che con deliberazione di Giunta Regionale n. 1474 del 17/07/2012 è stato adottato il documento “Piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della qualità dell’aria nel quartiere Tamburi (TA) per gli inquinanti PM10 e benzo(a)pirene ai sensi del D.lgs.155/2010 art. 9 comma 1 e comma 2”, successivamente approvato con deliberazione di Giunta Regionale n. 1944 del 2/10/2012.

Secondo la deliberazione, per ridurre gli effetti negativi sulla salute della popolazione le aziende avrebbero dovuto adempiere ad alcune prescrizioni contenute nel provvedimento (come ad esempio ridurre la produzione), mentre l’Asl di Taranto, in quei giorni doveva indicare ai residenti interessati di attenersi alle misure precauzionali. Tra le misure consigliate, per concentrazioni di PM10 comprese tra 26 e 50 µg/m3 (livello di inquinamento medio) e tra 51 e 100 µg/m3 (livello di inquinamento alto), vi era quella che prevede di effettuare attività sportive all’aperto fra le ore 12 e le 18, allora considerate dalla Asl ore in cui i livelli di inquinamento erano inferiori.

Oggi queste indicazioni, per Asl, non sono più valide. In particolare per la centralina di via Orsini le concentrazioni di inquinanti aumentano proprio in quelle ore. Lo ha stabilito dopo aver valutato l’elaborato tecnico “Analisi statistica dei principali inquinanti durante gli eventi di Wind Days nel sestennio 2016-2021” allegato alla “Relazione annuale sulla qualità dell’aria a Taranto- anno 2021″ di Arpa Puglia. Il documento è stato fornito in risposta ai quesiti trasmessi dal dipartimento di prevenzione ad Arpa Puglia il 24 febbraio scorso.

A segnalare, per la prima volta, una incongruenza tra valori orari dei PM10 e misure di intervento, è stata la Dottoressa Cristina Mangia, ricercatrice presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che in un’intervista pubblicata su Il Tacco d’Italia il 4 aprile 2020, ha spiegato i risultati emersi da uno studio effettuato dal suo gruppo di ricerca (Mangia C, Cervino M, Russo A, Singer S, Gianicolo E, 2020. Effectiveness of an air quality intervention: an accountability study in a highly polluted industrial town. Air Quality, Atmosphere & Health). La ricercatrice già allora avvertiva che era necessario rivedere le prescrizioni della Asl.

Nel recente documento a firma del Dipartimento di Prevenzione della Asl Taranto si legge che le indicazioni passate si basavano su due assunti:

1- Che nel Quartiere Tamburi durante i Wind Days fosse probabile osservare valori di PM10 superiori a 50 microgrammi per metro cubo (ovverosia un superamento del limite giornaliero previsto dal decreto legislativo 155/2010 e della soglia per le ‘raccomandazioni di livello 2’ nel documento ASL 2015);

2 – Che fra le ore 12:00 e alle ore 18:00 i valori di concentrazione del PM10 nel Quartiere Tamburi fossero inferiori che nel resto del cosiddetto “giorno tipo”, indicando una finestra preferenziale durante la quale minimizzare il rischio di esposizione a inquinanti particolari e IPA nello svolgimento delle attività all’aperto o nell’areazione degli ambienti indoor.

Solo di recente, l’ente sanitario ha stabilito che quelle raccomandazioni sono da rivedere.

Come si spiega questo cambiamento di rotta del Dipartimento di Prevenzione? Lo abbiamo chiesto a Cristina Mangia.

Dottoressa, allora aveva ragione il suo gruppo di ricerca?

Prima di addentrarmi sulle questioni tecniche voglio sottolineare che a me e ai miei colleghi fa piacere che stiano modificando le raccomandazioni date alla popolazione nella direzione indicata dai nostri studi. Certo dispiace che siano dovuti passare due anni, due studi scientifici internazionali, diverse sollecitazioni agli enti preposti ed interventi mediatici come il suo per arrivare ad allentare la pressione anche psicologica su una comunità già fortemente provata.

Nella relazione, la Asl specifica che “le concentrazioni di PM10 registrate durante i Wind Days non differiscono significativamente da quelle registrate nei giorni ordinari, tranne che nella centralina di via Orsini”. Una frase, a mio avviso, poco chiara, ma cosa è emerso dai vostri studi?

I nostri studi consideravano la centralina di via Machiavelli, non essendo di dominio pubblico i dati della centralina di via Orsini. L’analisi dei dati aveva messo in evidenza i seguenti aspetti:

1 – Le concentrazioni di PM10 registrate nel quartiere Tamburi restano ancora le più alte rispetto alle altre zone della città rendendo di fatto questo quartiere una zona sacrificio;

2 – I risultati del nostro studio mostrano come esistono delle differenze di concentrazioni nei giorni di WD (Wind Days) e non WD anche a Machiavelli e che queste differenze dipendono dall’intensità del vento. Quanto più forte è il vento nei giorni di WD tanto più è alta la concentrazione di PM10 a Tamburi e tanto maggiore è la differenza rispetto ai giorni di non WD e rispetto alle altre zone della città. Ricordiamoci che il vento diluisce gli inquinanti e ne riduce le concentrazioni al suolo. È quello che si osserva nelle altre zone mentre ai Tamburi questo non accade.

I risultati emersi da un secondo studio condotto dal suo gruppo di ricerca (Gianicolo EAL, Cervino M, Russo A, Singer S, Blettner M, Mangia C. Environmental assessment of interventions to restrain the impact of industrial pollution using a quasi-experimental design: limitations of the interventions and recommendations for public health policy. BMC Public Health, 2021), pubblicato nel 2021, hanno rafforzato quanto detto nel primo articolo. In che cosa differisce dal primo?

Non avendo avuto alcun riscontro dalle istituzioni al nostro primo studio, abbiamo continuato ad approfondire, abbiamo esteso il periodo temporale delle nostre analisi, usato tecniche di analisi statistiche più raffinate tra le altre l’interrupted-time-series analysis e ampliato a tutti gli altri inquinanti. I risultati hanno confermato quanto avevamo trovato nel primo studio.

Sulla base dei vostri studi è vero che oggi i valori si sono ridotti nelle centraline di via Machiavelli e via Archimede?

A partire dal 2013 in corrispondenza con la riduzione della produzione e l’implementazione dell’intervento legato ai Wind Days rivolto alle aziende si è registrata una diminuzione delle concentrazioni nella centralina Machiavelli, che comunque restano più alte rispetto alle altre centraline della città.

Oltre al PM10 vi siete soffermati anche su altri inquinanti come IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) e benzene sul quale anche Arpa Puglia punta la sua attenzione.

Una situazione ambientale complessa come quella di Taranto richiede a nostro avviso un’attenzione particolare nella stesura, nella individuazione e nella valutazione degli interventi. Un solo intervento non può essere esaustivo di tutte le problematiche. Nei nostri studi avevamo puntato l’attenzione sul benzene e gli IPA che aumentano nelle condizioni di calma di vento e chiedevamo un’attenzione anche in queste condizioni meteorologiche.

In merito all’SO2 per Arpa i valori delle concentrazioni sono trascurabili e quindi non significativi sotto l’aspetto della qualità dell’aria, mentre per lei, e il suo gruppo di ricerca, devono essere comunque considerati. Perché?

Sin dai nostri primi studi, nel lontano 2013, abbiamo chiesto di guardare al biossido di zolfo (SO2) non come gas in sé ma come tracciante di tutte le sostanze che vengono emesse dalle ciminiere durante i processi di combustione che avvengono all’interno degli impianti. Anche allora fummo criticati per aver sollecitato l’attenzione ad un inquinante che in fondo era in concentrazioni basse. Gli studi epidemiologici di coorte e la Valutazione del Danno Sanitario condotti dalle varie istituzioni hanno poi riconosciuto il valore di tracciante del gas SO2.

Tra l’altro, proprio nei giorni di WD, nelle ore centrali della giornata in cui si invitava la popolazione ad aprire le finestre, avevamo le concentrazioni di SO2 più elevate.

Cristina Mangia

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