Kiev, “arriveremo a Mosca”, la promessa dei marciatori per la pace

DIARIO DI PACE / 3

di Marilù Mastrogiovanni

L’incontro preparatorio alla marcia della pace è stato un susseguirsi di “come stai”, “come possiamo renderci utili”, “che cosa possiamo fare insieme”.

La diretta con le piazze di 15 città è dalla sala convegni dell’hotel Rus, a due passi dallo stadio della Dynamo Kiev, che con la sua architettura severa risalente al 1923 fa ombra all’hotel di 18 piani.

Le voci degli attivisti ucraini presenti all’hotel RUS, si uniscono a quelle che arrivano dalle piazze di Pomigliano d’arco (dove erano in mille), Napoli, Benevento, Battipaglia, Aversa, Lamezia Terme, Manredonia, Roma, Firenze, Milano, Londra, Venezia, Casagiove, Nocera inferiore.

Una grande festa collettiva, per creare un ponte di solidarietà concreta e per costruire legami e relazioni tra le persone.

“Sarà un gran successo se ognuno di voi riuscirà a portare a casa almeno dieci contatti, indirizzi email e numeri di telefono di altrettanti attivisti e associazioni di volontariato ucraine”: aveva lanciato il guanto della sfida Marianella Sclavi, sociologa, esperta di rigenerazione urbana in aree di crisi, tra le fondatrici del Mean.

Pinuccia Montanari, ecofemminista, già assessora alla sostenibilità ambientale a Roma, con la giunta Raggi, nei suoi interventi pubblici o nelle conversazioni con gli altri attivisti, cita Alexander Langer, e il suo “Lentius, profundius, suavius”, un contraltare al motto olimpico “Citius, altius, fortius”: dunque, non “più veloce, più alto, più forte”, come dicevano i latini, ma “più lento, più profondo, più dolce”. Una metodologia di pace basata sulla relazione fra persone, sempre citando Langer, europarlamentare tra i fondatori della Federazione dei Verdi, pacifista, giornalista, scrittore, creadeva nel dialogo interetnico e aveva promosso l’intervento di diverse delegazioni nella ex Yugoslavia, Albania, paesi dell’ex blocco sovietico.

Era sua l’idea dei “corpi civili di pace”, che in occasione di questa missione di pace del MEAN, Movimento di azione non violenta, Marianella Sclavi ripropone più volte.

Due grandi schermi proiettano le immagini delle dirette dalle piazze italiane.

Con bandiere, canzoni e grandi sorrisi dall’Italia arriva un’ondata di solidarietà.

Più volte Angelo Moretti e Marianella Sclavi ribadiscono la portata simbolica dell’ “esserci”, dell’essere lì, con il proprio corpo. Ancora una volta un concetto ben teorizzato da Langer nelle sue numerose missioni per la costruzione dal basso di una pace concreta.

Cinquantaquattro attivisti e attiviste, in rappresentanza di 35 associazioni, fondazioni e onlus, oppure semplicemente a portare il proprio personale impegno,la propria mano tesa.

“Ascolto”, è stata la parola pronunciata più di frequente e “abbracci”.

Il senso della marcia è espresso in un gioco di parole: “more arms for hugs”, dove arms è un “falso amico” inglese che significa abbracci, non armi. Più braccia per gli abbracci, quindi.

Un abbracciarsi e un ascoltare che significa accogliere le ragioni della resistenza ucraina, mettendosi nei loro panni, significa anche un invito all’agire, senza trincerarsi dietro furbe posizioni neutrali. Significa, soprattutto, la costruzione di una diplomazia dal basso, che non delega ai governi il dialogo.

Significa attivare un processo irreversibile dove i “corpi civili di pace” siano un presidio di stabilità, che previene le guerre e interviene immediatamente qualora deflagrino, perché i corpi di pace si trovano già lì, nei luoghi di crisi.

Una missione costruita pazientemente in tre mesi di lavoro, dal Mean, da Act4Ukraine e da 70 attivisti ucraini appartenenti a 35 associazioni.

“Quando in Russia”? E’ la domanda che arriva dagli attivisti ad Angelo Moretti.

“Ci arriveremo”, risponde. “Ci impiegheremo il doppio del tempo ma dovremo essere in 20mila”. “Arriveremo anche a Mosca, a chiedere una tregua, per iniziare i negoziati di pace” è la promessa che si scambiano i marciatori per la pace. E mentre queste parole vengono pronunciate diventano pietre che stanno già costruendo un ponte.

Oggi tutto sembra possibile. Anche la pace.

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