Vado a seminare pace, sul campo di guerra

Marilù Mastrogiovanni

DIARIO DI PACE / 1

di Marilù Mastogiovanni

Non sono sola. Andrò a Kiev, insieme a 150 pacifiste e pacifisti che da tutta Italia confluiranno a Cracovia e poi a Melyka, sul confine ucraino, dove passeremo la frontiera, insieme.

Marceremo su Kiev, insieme ad attiviste e attivisti pacifisti ucraini: giovani e vecchi, persone di tutte le età, impegnate a portare soccorsi, viveri, cibo, medicine, cure a chi è colpito dal conflitto.

Si chiama MEAN, è il “Movimento europeo di azione non violenta”, cui ho aderito.

Ho aderito come cittadina, come giornalista, come femminista, come ricercatrice universitaria.

Vado lì con tutto il mio vissuto, a documentare quello che è un tentativo condiviso di costruzione di una diplomazia dal basso. Vado lì soprattutto ad ascoltare, a vedere.

Dirigerò il mio sguardo e quello della mia telecamera soprattutto verso le donne, le femministe, le ecofemministe, per amplificare la loro voce e studiare il contributo che stanno dando e che daranno, in chiave di genere, al progetto pacifista di una diplomazia dal basso.

Proverò a restituire una narrazione non stereotipata del conflitto: missili, macerie, vittime, polarizzazione di posizioni. Proverò a raccontare le voci di chi non considera la pace come la fine della guerra, ma come un progetto concreto da costruire ogni giorno.

Vado lì ad ascoltare la parola “pace”, che si leverà al di sopra del boato di qualunque bomba.

Vado lì in missione universitaria, nell’ambito del mio dottorato di ricerca in “Scienze delle relazioni umane”, che per me è una bellissima occasione per usare la penna e la testa, con strumenti inediti, quelli della scienza e del metodo scientifico, che sto imparando.

Una dimensione in cui sono perfettamente a mio agio e che mi dà tutta la libertà di cui ho bisogno.

Stiamo costruendo un pezzetto di mondo, nuovo.

E sono felice di portare la mia penna e i mie occhi lì, dove questo mondo nuovo sta nascendo.

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Marilù Mastrogiovanni

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