Ryan, Alfredino e la Schadenfreude

di Marilù Mastrogiovanni

E’ accaduto sotto gli occhi di tutti, ed è accaduto sul Tg1, la rete ammiraglia, proprio prima che il Tg si collegasse con Sanremo, per scambiare alcune battute con Amadeus in giacca blu e Sabrina Ferilli con trucco e parrucco fatti e con il cambio d’abito pronto.

E’ accaduto che senza accorgercene abbiamo masticato, ingoiato, vomitato e fatto poltiglia del dolore dei genitori del piccolo Ryan e della sua lenta agonia.

Con tono di compunto dolore il Tg ha annunciato che le condizioni di Ryan erano critiche e che ancora non era stato salvato.

E poi linea ad Amadeus, e poi di corsa a farci venire i “brividi”, e “ciao ciao” a tutto il resto.

Per un paio di giorni un bimbo caduto in un pozzo da qualche parte in Marocco è diventata una notizia, in Italia.

Perché? Che cosa ha rappresentato per noi Ryan?

Perché i giornali e i giornalisti ne hanno dato così ossessivamente notizia?

Non l’abbiamo fatto certo per empatia verso di loro, ma per compassione verso noi stessi, verso l’ansia e l’angoscia che provammo 40 anni fa, quando morì Alfredino, il bimbo di Vermicino, dalla canottiera a righe e il sorriso coi denti da latte, che ricorderemo per sempre, tutti.

Allora, il fiuto giornalistico di Emilio Fede, direttore del Tg1, trasformò le operazioni di soccorso nel primo esperimento di Tv verità: lasciò aperte le telecamere, sempre, fece vedere tutto, la fatica, la disperazione, le operazioni di soccorso, gli  operai sporchi di fango, le persone assiepate che volevano sapere. E poi fece sentire tutto, il respiro di Albertino, il suo cuoricino che batteva sempre più debole, sempre più debole. Tutte le mamme d’Italia diventarono mamma Franca, tutti i bambini d’Italia, si sentirono Alfredino e il terrore da llora scorrerà per sempre nelle loro vene al solo nominare la parola pozzo. Nacque la prima community massmediale, sinceramente empatica con la famiglia Rampi.

Però, con la tre giorni di dirette unificate, la più lunga delle quali di 18 ore, l’arrivo del presidente della Repubblica Sandro Pertini, la mamma di Albertino, la violenza usata dalle telecamere sul suo riserbo, sul suo sguardo sperduto: nasceva anche la tv del dolore, che trasformò la cronaca nera in reality show e l’empatia sincera di 28 milioni di italiani, che seguirono la prima no stop della storia della tv italiana, in quel sottile sentimento fatto di compiaciuto sadismo per le disgrazie altrui, unito alla gioia  per il fatto che quelle disgrazie non sono toccate a te.

Si chiama Schadenfreude, e non esiste un altro termine per dirlo, se non quello tedesco. E’ la delizia delle disgrazie altrui, una parola composta da due parole, Schaden (“danno“) e Freude (“gioia“), che possiamo tradurre in gioioso sadismo o voyerismo del dolore.

Insomma, quella scarica elettrica e morbosa che tiene incollati gli spettatori delle varie “Storie vere”, “Mattino cinque”, ecc. che sono tutte figlie della diretta di Vermicino.

Dopo la tragedia di Alfredino la tv italiana ebbe la sua prima irreversibile torsione verso il trash e la tv spazzatura. Dopo Alfredino insomma, non saremmo stati più gli stessi.

Oggi come allora, è di nuovo il Tg1 a segnare il passo del nostro veloce precipitare verso il profondo pozzo dove muore la nostra umanità.

Oggi come allora, ci è stato dato il segnale, che non saremo più come prima.

Prima di dare la linea alla finale di Sanremo, lo stesso Tg1 che 40 anni fa rivoluzionò il palinsesto per far entrare nelle nostre vite la vita di Alfredino e della sua comunità, ci ha ricordato, con la notiza che Ryan non era ancora salvo, ma non era neanche morto, che l’interesse per Ryan era dato da noi stessi, dall’empatia verso di noi, i nostri ricordi, il nostro vissuto.

Per la serie: ricordate come rimanemmo shockati 40 anni fa? E’ successo di nuovo, ma tranquilli, in Marocco.

Già, di là dal mare.

Perché poi dei 205 bambini morti annegati nel Mediterraneo nel 2021(fonte: Caminando fronteras), chi ne sa niente? A chi importa? Non conosciamo il loro nome, né i loro occhi terrorizzati sono stati mai inquadrati dalla nostra tv del dolore.

E quello che non viene inquadrato, non ci riguarda, non ci tocca. E noi, inquadriamo solo ciò che in maniera autoreferenziale ci fa sapere che è tutto a posto, che stiamo bene, al caldo, soprattutto se è sabato, soprattutto se sta per iniziare la finale di Sanremo.

 Il resto, non fa notizia.

E, dunque:  Schadenfreude.

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