Foggia, inchiesta tangenti: procura chiede carcere per ex sindaco Landella, Riesame dice no

Resta libero e respinge le accuse di corruzione e tentata concussione nel filone su alcuni appalti comunali, in cui sono indagate 14 persone. Per il Tribunale di Bari, “pur a fronte di condotte antigiuridiche di particolare gravità realizzate da soggetti che non hanno dimostrato alcuno scrupolo nel piegare le funzioni pubbliche di cui erano titolari, al lucro personale, vi è da prendere atto che lo scioglimento del consiglio comunale di Foggia, rende di fatto impossibile la reiterazione dei reati”. Irrilevante per i giudici “il clima omertoso che aleggia” per le resistenze di alcune persone informate sui fatti. Il ministero dell’Interno ha chiesto l’incandidabilità dell’ex primo cittadino che nel frattempo ha impugnato al Tar il decreto con cui la sua amministrazione è caduta per infiltrazioni mafiose

di Stefania De Cristofaro

FOGGIA – Resta libero l’ex sindaco di Foggia, Franco Landella (in quota Lega), finito sotto inchiesta per tentata concussione e corruzione nell’inchiesta della procura del capoluogo dauno su alcuni appalti indetti dal comune, in cui sono indagate 14 persone. Appalti che per l’accusa imbastita dai pm Roberta Bray ed Enrico Infante sono stati macchiati da tangenti.

Il Riesame ha respinto i due ricorsi della procura di Foggia

Il Tribunale di Bari, in funzione di Riesame, nelle settimane scorse ha respinto i due appelli presentati dai pm della procura di Foggia per chiedere l’arresto in carcere di Landella. Il primo era relativo all’ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Foggia, Antonio Sicuranza dispose la custodia ai domiciliari per l’ex primo cittadino, eseguita il 21 maggio 2021, a fronte della richiesta di custodia in carcere. Il secondo appello della procura era relativo al provvedimento con cui lo stesso gip rimise in libertà Landella il 31 maggio, su richiesta dei difensori Roberto Eustachio Sisto del foro di Bari e Michele Curtotti del foro di Foggia

Il consiglio comunale di Foggia è stato sciolto amministrativamente il 25 maggio 2021 per effetto delle dimissioni definitive del sindaco Landella e il 5 agosto 2021 è stato sciolto per infiltrazioni mafiose ed è stata una nominata una commissione per la gestione dell’ente per la durata di 18 mesi.

Le accuse mosse nei confronti di Landella: tentata concussione e corruzione

Secondo l’accusa, “Landella abusando della sua qualità e dei suoi poteri, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Luca Azzariti, agente per conto della società Gi-One spa, interessata al project financing per i lavori di riqualificazione e adeguamento degli impianti di pubblica illuminazione, gestione e manutenzione nel comune di Foggia, a consegnarli denaro”. Nella ricostruzione della procura la richiesta iniziale ammontava a mezzo milione di euro, scesa poi a 300mila euro. La contestazione relativa alla tentata concussione si riferisce al periodo compreso tra il 14 marzo e il 24 aprile 2020.

La procura sostiene anche che Landella “riceveva indebitamente da Paolo Tonti (imprenditore) non meno di 30mila euro per il voto favorevole al programma per l’attualizzazione e la novazione della convenzione urbanistica”. La somma sarebbe stata distribuita agli ex consiglieri comunali Leonardo Iaccarino (all’epoca presidente del consiglio), Dario Iacovangelo, Consalvo Di Pasqua, Antonio Capotosto, Pasquale Rignanese, Antonio Fiore (nel frattempo deceduto) e Lucio Ventura con la collaborazione della moglie di Landella, Daniela Di Donna, all’epoca dipendente addetta all’ufficio di Gabinetto del sindaco”. “Iaccarino, Di Pasqua, Iacovangelo e Capotosto – proseguono i pm – ricevevano indebitamente dal duo Landella-Di Donna in due tranche di duemila euro ciascuna, quattromila euro provenienti dalla provvista fornita da Paolo Tonti per il voto favorevole”. Per questa contestazione, mossa fino a dicembre 2020, la procura non ha formulato richiesta cautelare.

I ricorsi della procura: rischi di inquinamento delle prove e reiterazione dei reati

Nel primo ricorso al Riesame, a sostegno della sussistenza del pericolo concreto e attuale di inquinamento delle prove, i pm hanno descritto Landella come “figura cardine attorno alla quale ruotano i fatti di corruzione e tentata concussione” e sottolineano che l’ex sindaco “comunica tramite comportamenti concludenti e condotte gestuali, adotta parola in codice per indicare affari illeciti, è attento a non utilizzare telefoni cellulari assicurandosi che non lo facciano neanche i suoi interlocutori, si avvale della collaborazione della moglie”. E ancora hanno evidenziano che Landella “ha la consuetudine di gestire in prima persona gli affari per poi redistribuire i proventi tra i partecipi al sistema, così ponendosi in una posizione di forza rispetto a quella degli altri rappresentanti delle assise comunali e degli imprenditori locali, quale unico vertice delle reti di interesse e condizionamenti reciproci”. I pm, inoltre, hanno sottolineato che “chiunque via venuto a conoscenza degli episodi delittuosi si è guardato bene dal farne menzione alla pg e all’autorità giudiziaria e che tanto è indice del clima omertoso”.

Con la memoria depositata in cancelleria il 25 novembre 2021, il pm ha esposto le prove acquisite dopo l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare sottolineando la permanenza delle esigenze cautelari. In particolare, c’è il riferimento a un testimone che ricorda particolari in precedenza omessi sul ruolo di Landella nella tentata concussione, così come il riferimento al presidente e al vice presidente di una coop che invece “continuavano a non ricordare” e “a non confermare le confidenze fatte a Leonardo Iaccarino”, ex presidente del consiglio comunale di Foggia, le cui dichiarazioni sono state raccolte con la formula dell’incidente probatorio. Il pm, inoltre, ha menzionato un imprenditore che ha dichiarato di avere “in più occasioni messo a disposizione di Landella e della sua famiglia degli immobili, senza avere con lui alcun rapporto di amicizia”. Non solo.

Guardando al pericolo di reiterazione del reato, il pm ha rilevato che l’ex sindaco, dipendente della Asl, ha impugnato davanti al Tar il decreto di scioglimento del consiglio comunale di Foggia” e che questa circostanza “non può che intendersi quale intenzione di valorizzare la sua forza politico-elettorale sul territorio, al fine di riproporsi quale esponente di vertice negli enti pubblici locali”.

Il Riesame: circostanze indicano spiccata capacità a delinquere, ma non intenzione inquinare prove”

Per tribunale del Riesame di Bari, terza sezione penale (presidente  Giuseppe Battista), l’appello, ammissibile in quanto ha oggetto un titolo cautelare in atto sia pure affievolito, è infondato e per questo non è stato accolto. I giudici hanno evidenziato che tutti i comportamenti descritti dalla procura sono “circostanze indicative della spiccata capacità a delinquere e dell’intensità del dolo, ma mute circa la capacità e l’intenzione di inquinare le prove”

“Del tutto irrilevante è, infine, la deduzione relativa al clima omertoso che aleggia, atteso che lo stesso pm appellante non ricollega le asserite resistenze di alcune persone informate dei fatti a comportamenti concreti dell’indagato, né si evincono dagli atti elementi in tal senso”, hanno scritto i giudici.
“Lo stesso è a dirsi per i fatti dedotti con memoria depositata il 25 novembre 2021: la circostanza che alcune persone informate dei fatti non dichiarino fatti accertati aliunde dall’ufficio requirente on consente affatto, di per sé di affermare che Landella abbia esercitato pressioni su costoro affinché nascondessero quanto a loro conoscenza”, proseguono i giudici del collegio.

“Tanto più che si tratta di vicende dalla qualificazione giuridica assai complessa, di cui gli stessi dichiaranti potrebbero essere chiamati a rispondere, a titolo di corruzione o di induzione indebita”, conclude il riesame. 

Con il secondo appello, datato 10 giugno 2021, il pm ha impugnato la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio. Il pm ha messo in evidenza che il gip non ha tenuto conto del fatto che “il pericolo di reiterazione del reato si fonda essenzialmente sul ruolo degli esponenti politici Landella, Caposto e Iacovangelo, oltre e al di là delle cariche” e che il “capitale cognitivo e relazionale accumulato in anni di impegno rappresentativo politico a conferire ai tre la capacità di orientare l’azione dei pubblici uffici in qualche misura consenso-correlati”.

“Tale capacità – sempre secondo il pm – potrà essere adeguatamente investita nelle prossime competizioni elettorali al fine di sostenere la candidatura di altri esponenti politici che potranno costituire i loro terminali all’interno della futura compagine municipale”. Anche questo appello è stato respinto.

Lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose e le prossime elezioni

Per il Riesame, “pur a fronte di condotte antigiuridiche di particolare gravità, realizzate da soggetti che non hanno in effetti dimostrato alcuno scrupolo nel piegare le funzioni pubbliche di cui erano titolari, al lucro personale, vi è da prendere atto che lo scioglimento del consiglio comunale di Foggia, prima ordinario e poi straordinario, con l’insediamento della commissione di cui all’articolo 44 del Tuel (Testo unico degli Enti locali) rende di fatto impossibile la reiterazione dei reati della stessa specie di quelli per i quali si procede, neutralizza quel capitale cognitivo e relazionale accumulato in anni di impegno rappresentativo-politico che a giudizio dell’ufficio appellante ne costituirebbe il presupposto”.

I giudici hanno scritto che “in tale mutato quadro cautelare, appare astratta e solo genericamente enunciata la capacità attribuita cumulativamente a Capotosto, Iacovangelo e Landella, di orientare l’azione dei pubblici uffici in qualche misura consenso-correlati”.“Di tale attitudine – proseguono – si ipotizza l’uso distorto nelle prossime competizioni elettorali al fine di sostenere la candidatura di altri esponenti politici che potranno costituire i loro terminali all’interno della futura compagine municipale. Si tratta però di mera congettura, priva del carattere di attualità”, prosegue il riesame.

“L’organo consiliare è stato appena sciolto e i comizi elettorali sono ben lungi dall’essere indetti e anche della necessaria concretezza, non essendo allo stato ipotizzabili gli schieramenti politici in futura competizione, né potendosi valorizzare ai fini che qui interessano la capacità del prevenuto di catalizzare il consenso e/o gestire pacchetti di voti a proprio vantaggio”, va avanti il collegio.

Ove pure si ipotizzi, in relazione alla forma mentis dell’indagato, una sua propensione alla strumentalizzazione di incarichi pubblici, essa potrebbe essere riferita esclusivamente al più modesto ruolo di pubblico dipendente, in servizio presso la Asl di Foggia, sì da apprezzarsi come congrua la misura interdittiva applicata”, conclude il riesame di Bari. 

La richiesta di incadidabilità promossa dal ministero dell’Interno e dalla prefettura di Foggia

Landella, dunque, resta libero e continua a professarsi innocente. Intanto deve affrontare la richiesta di incandidabilità promossa dal ministero dell’Interno e della prefettura di Foggia. Analoga richiesta è stata avanzata per l’ex presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino e per gli ex consiglieri comunali Antonio Capotosto, Consalvo Di Pasqua, Dario Iacovangelo, Liliana Iadarola, Bruno Longo, Pasquale Rignanese, Erminia Roberto e di Lucio Ventura.

L’udienza si è svolta il 30 gennaio 2022 con trattazione scritta davanti ai giudici della prima sezione civile. Landella in questo procedimento è rappresentato dall’avvocato Saverio Sticchi Damiani. I giudici si sono riservati la decisione.

Il ricorso al Tar dell’ex sindaco contro lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose

L’ex primo cittadino di Foggia, ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento di scioglimento del comune, lo scorso 5 agosto, per infiltrazioni mafiose, con conseguente commissariamento per 18 mesi. Il ricorso è stato proposto dall’avvocato amministrativista Saverio Sticchi Damiani, senza richiesta cautelare, censurando il provvedimento per due motivi:  difetto dei presupposti di legge ai fini dello scioglimento e  violazione del contraddittorio procedimentale

L’interesse sotteso all’azione – come spiegato dal legale –  non è la demolizione del provvedimento al fine di ripristinare il consiglio comunale decaduto, ma l’interesse morale a non veder bollata la città di Foggia e la precedente amministrazione quale mafiosa, sulla scia di un consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce rilevanza all’interesse a ricorrere, quanto meno morale, degli amministratori del Consiglio Comunale sciolto per la tutela della loro immagine e reputazione.

Link: Foggia, tsunami al Comune: arrestati sindaco e due consiglieri comunali, indagati altri politici

Leave a Comment