Poligono di Torre Veneri, Consiglio di Stato: ripetere la valutazione di incidenza ambientale

La sentenza ha riformato parzialmente la pronuncia del Tar Puglia con cui i giudici della sezione di Lecce, il 4 novembre 2020, avevano annullato il provvedimento della Regione Puglia di autorizzazione alla prosecuzione delle attività di addestramento delle forze armate. Nelle motivazioni, depositate il 24 gennaio 2022, i giudici della Quarta sezione hanno evidenziato “il sicuro superamento dei limiti soglia di concentrazione di piombo e rame”, già rimarcato dal Tribunale amministrativo regionale

di Stefania De Cristofaro

LECCE – E’ necessaria una nuova valutazione di incidenza ambientale per la prosecuzione delle attività di addestramento delle forze armate nel poligono di Torre Veneri, tra le marine leccesi di Frigole e San Cataldo, compreso in un sito di importanza comunitaria. Il Consiglio di Stato ha riformato parzialmente la sentenza con cui il Tar Puglia, sezione di Lecce, il 4 novembre 2020 aveva annullato il provvedimento della Regione Puglia di autorizzazione.

La sentenza del consiglio di stato su ricorso del Ministero della Difesa

La sentenza è stata pronunciata dai giudici della Quarta sezione (presidente Roberto Giovagnoli, estensore Nicola D’Angelo, consiglieri Leonardo Spagnoletti, Daniela Di Carlo e Francesco Gambato Spisani) all’esito della camera di consiglio del 15 luglio 2021 che si è svolta da remoto in audio conferenza. Le motivazioni sono state depositate il 24 gennaio 2022.

I giudici si sono pronunciati sul ricorso proposto dal ministero della Difesa, rappresentato dall’avvocatura generale dello Stato, contro l’associazione Lecce Città Pubblica e contro una cittadina, rappresentati dagli avvocati Adriano Tolomeo e Barbara Renna.

La genesi del contenzioso: il ricorso dell’associazione Lecce Città Pubblica e di due residenti

Il contenzioso nasce dal ricorso dell’associazione e di due residenti nei pressi del poligono Torre Veneri e ha per oggetto la determina del dirigente della sezione Ecologia della Regione Puglia, datata 21 aprile 2016. Quel provvedimento – come ricorda il Consiglio di Stato – ha consentito la prosecuzione delle attività addestrative svolte dalle Forze Armate nello stesso poligono, ricompreso nell’area Sic (sito di interesse comunitario, ndr), subordinandole ad alcune prescrizioni.

Per il Consiglio di Stato non sono condivisibili le reiterate eccezioni in ordine alla carenza di legittimazione attiva e di interesse dei ricorrenti in primo grado. Tra le principali finalità statutarie di Lecce Città Pubblica, associazione politica culturale c’è quella di promuovere la tutela dell’ambiente e della salute in relazione al territorio comprensivo del poligono di tiro (anzi tra gli scopi vi è proprio quello relativo agli effetti delle attività del  poligono). Questo consente di riconoscere la legittimazione ad impugnare atti amministrativi incidenti sul medesimo ambiente. Quanto poi alla lesione dell’interesse, “non è necessaria una dimostrazione puntuale della concreta dannosità, essendo sufficiente la mera prospettazione plausibile delle ripercussioni negative”.

Il diritto alla salute riconosciuto dall’articolo 32 della Costituzione e l’oggettiva presunzione di lesione

Per quel che attiene all’interesse della cittadina residente nei pressi di Torre Veneri, il Consiglio di Stato ha evidenziato che nella materia ambientale viene in rilievo il bene primario della salute, garantito dall’articolo 32 della Costituzione come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, “la cui soglia di tutela giurisdizionale, nella relativa declinazione di salvaguardia dei valori ambientali, deve intendersi anticipata al livello di oggettiva presunzione di lesione”. Di conseguenza – spiegano i giudici –  “ai fini della sussistenza della legittimazione e dell’interesse ad agire risulta sufficiente la vicinitas, intesa come vicinanza dei soggetti che si ritengono lesi al sito prescelto per l’ubicazione di una struttura avente potenzialità inquinanti e/o degradanti, non potendo loro addossarsi il gravoso onere dell’effettiva prova del danno subito”.

Entrando nel merito della questione, per il Consiglio di Stato “non può essere condiviso l’assunto dell’Amministrazione appellante circa il fatto che il poligono di tiro di Torre Veneri, in quanto realizzato in data antecedente l’entrata in vigore della normativa che ha introdotto la valutazione di incidenza ambientale (direttiva Habitat 92/43/CEE), sfuggirebbe all’ambito di applicazione temporale della stessa”.

In realtà, la questione non riguarda la generica compatibilità del poligono con l’area Sic, ma la legittimità dei “disciplinari d’uso” e del “regolamento del piano di utilizzo di utilizzazione per l’area addestrativa di Torre Veneri”. Il Consiglio di Stato ha evidenziato che si tratta di atti che con cadenza temporale regolano le attività da svolgersi nella stessa area. Ed è rispetto questi ultimi che hanno rilevanza la Vinca (valutazione di incidenza) e la sua motivazione. “Tale procedura non ha natura statica, ma si caratterizza per una progressione continua che si arricchisce con l’evoluzione dei dati in ragione delle evenienze che possono agire significativamente sulla valutazione di incidenza anche ai fini dell’adozione delle specifiche misure di compensazione”, ha sottolineato il collegio.

La necessità di un’adeguata valutazione di incidenza prima dell’autorizzazione alla prosecuzione dell’attività

“Ma proprio sul punto la sentenza del Tar appare incongrua laddove si riferisce non tanto a specifiche risultanze del procedimento di incidenza ambientale, quanto a elementi esterni derivati da studi, seppure autorevoli, effettuati al di fuori di esso”, sostiene il Consiglio di Stato. “D’altra parte, è evidente che si ponga comunque la necessità di una compiuta ed adeguata valutazione, nella sede deputata, tenendo conto che per stessa ammissione dell’Amministrazione appellante, sussistono valori inquinanti al di sopra delle soglie di legge”. Cosa vuole dire? “Ciò significa che il procedimento di valutazione di incidenza deve precedere l’autorizzazione alla prosecuzione delle attività nel sito.  In altre parole, può ritenersi in parte fondato l’appello, tenuto conto che nella decisione in esame non vi è un compiuto riferimento alla adeguatezza o meno della valutazione di incidenza.

I giudici di secondo grado hanno anche ricordato  che “nel merito il giudice di primo grado ha accolto il ricorso alla luce del principio di precauzione che avrebbe imposto, nelle incertezze o nel ragionevole dubbio riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone o per l’ambiente, l’adozione di misure di protezione senza dover attendere che fossero pienamente dimostrate l’effettiva esistenza e la gravità degli stessi rischi”.

Il poligono militare inserito in un’area di pregio naturalistico risulta contaminato

“Nel dettaglio la sentenza ha evidenziato che il poligono militare si inserisce in un’area dall’indubbio pregio naturalistico, insistendo su due distinti Siti di interesse comunitario, ovvero Torre Veneri e il Bosco La Lizza e Macchia del Pagliarone (anche se solo il primo è sede di attività di addestramento militare per ben oltre il 50 % della sua superficie). Il sito attualmente adibito allo svolgimento delle attività di addestramento militare risulta, peraltro, significativamente contaminato”, hanno evidenziato i giudici del Consiglio di Stato riferendosi alla sentenza del Tar.

 “In mancanza di dati più precisi (che saranno disponibili solo ad esito del Piano di caratterizzazione, ancora in attesa di finanziamento), assumono valenza assorbente i risultati dei campionamenti preliminari operati dal Nucleo Interforze Nbc nella relazione tecnica 2014/03 del Piano Monitoraggio Ambientale del Poligono di Torre Veneri, recepiti, nella parte relativa agli impatti sul suolo dallo stesso provvedimento oggetto di impugnazione”, proseguono. “Essi evidenziano, infatti, il sicuro superamento dei limiti soglia di concentrazione di piombo e rame stabiliti dall’Allegato 5 Titolo V del D.Lgs. n. 152 del 2006 e in ben otto punti individuati nelle zone di arrivo dei colpi. Lo sforamento dei suddetti valori è certamente sufficiente, allo stato, a rivelare un pericolo per l’integrità di ecosistemi che trovano specifica e potenziata protezione per i loro inserimento tra i siti di interesse comunitario”, hanno sottolineato.

Non sono state considerate la sussistenza di possibili alternative e la caratterizzazione ambientale

“Inoltre, anche relativamente alla salute collettiva, si sarebbe palesato un rischio riconosciuto peraltro dallo stesso provvedimento impugnato: ‘non si possono escludere fenomeni di bioaccumulo e di biomagnificazione ai danni delle specie vegetali e animali presenti nel Sito”, hanno scritto i giudici. “In sostanza, nell’autorizzare la prosecuzione dell’attività addestrativa, pur in presenza di rilevanti interessi pubblici ambientali e di salute, non è stata considerata la sussistenza di possibili alternative o comunque l’adozione di necessarie operazioni di caratterizzazione ambientale dell’area posta all’interno del Sic Torre Veneri (peraltro, le prescrizioni impartite non avrebbero dettato efficaci misure di mitigazione anche della perturbazione dovuta al rumore provocato dall’attività di esercitazione a fuoco)”, hanno concluso i giudici del Consiglio di Stato.

Per queste motivazioni, i giudici hanno ritenuto l’appello parzialmente fondato e, quindi, hanno riformato la sentenza del Tar disponendo la ripetizione della valutazione di incidenza.

Il commento dell’associazione Lecce Città Pubblica: Un punto in favore della salute dei residenti

Per l’associazione Lecce Città Pubblica la sentenza del Consiglio di Stato è un punto a favore della tutela della salute dei residenti nella zona del poligono.

“Crediamo sia finalmente arrivato il momento di sedersi congiuntamente a un tavolo, con la Regione, i Militari e gli enti interessati a trovare un giusto punto di equilibrio a salvaguardia di tutti gli interessi”, dice il rappresentante di Lecce Città Pubblica, Gabriele Molendini, anche consigliere comunale a Lecce.

“Siamo certi che il ministero della Difesa non vorrà trascurare questa occasione, ma resteremo comunque vigili e attenti a far valere in tutte le sedi l’importante e definitivo pronunciamento del Consiglio di Stato che rende illegittimo il proseguimento delle esercitazioni in assenza di una nuova valutazione”.

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