“Tristan und Isolde”, anelito all’irraggiungibile.

Inaugurata la stagione 2022 del Petruzzelli con il dramma musicale “Tristan und Isolde”

di Fernando Greco

(Foto di Clarissa Lapolla)

Fernando Greco

Non c’è che dire: l’entusiasmo di Massimo Biscardi, sovrintendente della Fondazione Petruzzelli, è decisamente contagioso. Al motto di “Ripartire ancora più forti” l’apertura della Stagione Lirica 2022 del famoso teatro barese ha proposto il “Tristan und Isolde” di Richard Wagner con la speranza di sconfiggere la famigerata pandemia che, nell’aprile 2020, bloccò questo nuovo allestimento dell’opera. Applausi per tutti da parte di un pubblico entusiasta e abbondante in ogni ordine di posti.

IL POEMA DELL’AMORE E DELLA NOTTE.

Massima espressione del Romanticismo, il “Tristan und Isolde” addensa in sè in maniera esemplare lo stile e la poetica di un compositore rivoluzionario che, come ben sintetizzato dal grande musicologo Massimo Mila, “divide nettamente in due la storia del linguaggio musicale dell’Ottocento. L’ ininterrotto tessuto musicale, ove non si avvertono giunture, tagli o riprese, ma solo si distinguono nella loro funzione di evocazione drammatica i ritorni dei motivi conduttori, costituisce il più opportuno linguaggio per rendere il fondamentale stato d’animo romantico dell’anelito a qualcosa d’irraggiungibile, di sperato o rimpianto, comunque fuori dalla realtà del presente”.

L’opera, bollata come ineseguibile nel 1859 dal teatro di Vienna, vide il debutto a Monaco di Baviera nel 1865 grazie al sostegno dell’eccentrico re Ludwig II che, secondo l’aneddotica dell’epoca, al termine dell’esecuzione abbandonò la corte per passare la notte in solitaria meditazione nel bosco. 

La vicenda del “Tristan und Isolde”, ispirata all’omonimo poema scritto da Gottfried von Strasburg (1180 – 1215) sulla scia del racconto medievale di Tommaso di Bretagna, parla dell’amore proibito tra Isolde, principessa d’Irlanda, e Tristan, nipote del re Marke, sovrano di Cornovaglia al quale la donna è stata condotta in sposa dallo stesso Tristan, che peraltro, in un precedente combattimento tra Irlanda e Cornovaglia, le ha anche ucciso il primo fidanzato. Prima un complice gioco di sguardi, poi un filtro d’amore somministrato furtivamente dalla nutrice, hanno trasformato l’odio originario in una travolgente passione, vissuta con la complicità della notte fino al tragico epilogo. Se “la notte è il regno di ogni romanticismo” (secondo Thomas Mann), il “Tristan” è per eccellenza “il poema della passione amorosa e della notte, intesa come simbolo dell’annientamento nella morte, cara agli amanti, cui è invisa la nemica luce del giorno. Senza dubbio l’opera più perfetta di Wagner, sorretta da una continuità nell’ispirazione unica forse nella storia del teatro musicale” (Mila).

L’ESTETICA DELL’ ATEMPORALITA’.

A Bari il regista Yannis Kokkos, responsabile anche di scene e costumi, ha creato uno spettacolo elegante, caratterizzato da quell’ atemporalità che da sempre costituisce la cifra dominante del suo estro creativo, trovando un’efficace soluzione alla problematica delle tre temporalità, – come spiegato nelle note di regia – ovvero l’epoca in cui il compositore o il librettista situa l’azione, l’epoca nella quale l’opera è composta con il suo contesto storico e infine la nostra epoca, quella in cui l’opera viene messa in scena e recepita dal pubblico. Sulla scena queste tre epoche devono poter coesistere in modo armonioso e questo grazie a uno sforzo creativo. Tento di riunire questi elementi temporali per dare vita ad un’estetica che di questi si avvalga, ma in una forma che risulti sorprendente e al contempo chiara. Per il Tristan, queste tre epoche coesistono simultaneamente in tutti gli elementi del nostro spettacolo, dallo spazio, ai costumi, fino all’azione scenica. Il risultante effetto visivo è stato quello di un’armonica convivenza tra la stilizzazione degli elementi architettonici, la contemporaneità dei costumi e la caleidoscopica bellezza dei fondali, cangianti visuals creati digitalmente da Eric Duranteau, che proponevano elementi del paesaggio (in primis il mare) al contempo naturalistici e speculari al background psicologico del dramma. Se la luce del giorno è nemica ai due amanti clandestini, molto efficace si è rivelato l’irrompere in scena di un bianco accecante alla fine del secondo atto, nel momento in cui la coppia viene scoperta, complice il disegno luci di Vinicio Cheli, sempre funzionale nell’appalesare il wagneriano contrasto tra “notte d’amore” e “giorno di menzogna”.

I PROTAGONISTI.

Autentica protagonista della serata, l’Orchestra del Petruzzelli diretta da Marc Piollet ha saputo tener desta l’attenzione del pubblico per abbondanti quattro ore, trasmettendo intatta la passionalità wagneriana soprattutto nei momenti di maggiore intimismo, se si eccettua qualche svisatura dei corni all’inizio del terzo atto. Sempre in perfetto aplomb scenico – vocale il Coro del Petruzzelli istruito da Fabrizio Cassi.

I due interpreti della fatidica coppia di amanti protagonisti, trasferiti all’ultimo momento dal secondo al primo cast, si sono disimpegnati con esiti non del tutto convincenti. Se il tenore Lars Cleveman ha fornito una performance in crescendo, galvanizzando gli spettatori in un toccante terzo atto, il soprano Alexandra Lubchansky si è rivelato vocalmente inadeguato a rendere l’autorevolezza del personaggio di Isolde a causa di un volume spesso sovrastato dall’orchestra e di un registro acuto in frequente difficoltà di intonazione. Impietoso il confronto con l’incantevole Brangane interpretata dal mezzosoprano Stefanie Iranyi, che ha esibito una voce sorprendente per bellezza di timbro, dovizia di colori e volume importante su tutta l’estensione nonchè un’ irresistibile presenza scenica. Il basso Rafal Siwek ha vestito i panni di Re Marke con voce di vibrante intensità e notevole appeal scenico, commovente nel suo cameo alla fine del secondo atto. Impeccabile il baritono Oliver Zwarg alle prese con il personaggio di Kurwenal. Il baritono Simon Schnorr è stato un Melot di lodevole incisività. Del tutto adeguati il baritono Italo Proferisce e il tenore Andrea Schifaudo ai rispettivi ruoli di Timoniere e Pastore.

A marzo la stagione lirica del Petruzzelli proseguirà con un nuovo allestimento della celebre “Aida” di Giuseppe Verdi. Ulteriori informazioni sul sito www.fondazionepetruzzelli.it.

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