Un attentato venuto male, perciò stiamo tutti bene

di Marilù Mastrogiovanni

Lui: Ti ricordi quella spia accesa che non abbiamo mai controllato?

Io: Si, quella che dice “controlla ABS”.

Lui: Si, quella lì. Il meccanico dice che il cavo era tagliato.

Io: Come tagliato. Tagliato tagliato?

Lui: Si, dice che non è un cavo che si può essere rotto, sta in una posizione particolare, dice che per tagliarlo si sono dovuti proprio piegare, infilare la mano…

Io: Ma tagliato significa che si vedeva che era proprio tagliato, cioè non sfilacciato, proprio tagliato di netto?

Lui: Si, dice che ci hanno voluto fare un dispetto. Era tagliato.

Fine della conversazione. Una normale conversazione di una coppia normale, così, a metà mattina, tenuta col tono delle comunicazioni normali di un normale menage familiare, riavvolge il nastro dei miei ultimi quattro anni. Non c’è nella nostra voce nessun tono acuto, nessun allarmismo. Un fatto dal peso specifico pesantissimo, gestito con la leggerezza di una routine affiatata e rodata.

Cerco di ricordare quando s’è accesa per la prima volta quella spia. Cerco di ricordare cosa avessi scritto, cosa avevo pubblicato.

Non posso ricordarlo. La memoria annaspa. Cerco appigli in una nebbia che voglio solo diventi sempre più fitta, per farmi dimenticare pezzi interi di vita vissuta.

Nella mia mente metto a verbale: dunque: l’ultima revisione è dell’agosto 2018, la spia s’è accesa subito dopo. Avevano controllato tutto e dopo qualche giorno si accese la spia: chiamai e mi dissero “Sarà una fesseria, fa solo contatto la spia, perché abbiamo appena controllato i freni”.

Era il periodo caldo che seguì all’episodio di email bombing: 4000 mail contenenti minacce di morte, arrivate sulla mia mail personale e su quella della redazione del Tacco d’Italia. Eravamo nel Salento per le vacanze estive e come da indicazioni del Prefetto comunicavo giorno per giorno i miei spostamenti alla Questura di Lecce.

Voglio parlare col meccanico.

Il meccanico ha detto “dispetto”.

Vado dal meccanico.

Io: Mi scusi, vorrei capire di più questa storia del cavo rotto. Era rotto o tagliato?

Lui: No signora, quel cavo non si rompe, è impossibile.

MI chiama signora. Mi fa sempre impressione quando mi chiamano signora. Mi chiamarono signora per la prima volta quando avevo più o meno 20 anni, e capii in un botto che ero cresciuta.

IO: Ma perché impossibile, non si può logorare?

Lui: No signora, non si logora. E poi era proprio tagliato.

IO: Cioè tagliato tagliato? I bordi erano netti, era stato reciso?

Lui: Si signora, è l’unica spiegazione possibile.

IO: Io vorrei vederlo, voglio capire.

Lui: Signora, devo smontare la ruota, sta dietro.

E’ rassegnato. Giustamente. E’ la sua routine. Ha fatto tutto, ora questa rogna rompe un po’ i tempi della sua normalità.

io: Per favore, ho bisogno di vedere, mi faccia capire: per tagliarlo hanno dovuto proprio infilare il braccio e tagliare alla cieca? Non si vede il cavo aprendo il cofano? Magari è stato un errore di un meccanico.

Lui: No, bisogna infilare il braccio dietro la ruota.

Pazientemente prende il cric, solleva la macchina, toglie il cerchione, svita i bulloni, toglie la ruota.

Io lo guardo. Vedo tutto a rallentatore.

E vedo il cavo.

L’ha riparato.

IO: Ed era tagliato?

Lui: Si signora, era tagliato. Volevano farvi un dispetto.

Lui Dice proprio così: un dispetto.

Io: Un dispetto?

Lui: Si, è un cavo duro, vede? E’ molto spesso.

Lo stringe forte tra pollice ed indice e lo scuote.

Io con questo movimento posso vedere che è duro e rigido.

Lui: L’hanno proprio voluto tagliare. Vede? Qua c’è il cavo del freno e dell’abs e affianco quello della spia dell’abs. Forse hanno infilato il braccio e tagliato a caso dietro la ruota, volevano tagliare i freni e invece hanno tagliato il cavo della spia dell’abs.

Io: Hanno infilato il braccio e tagliato a caso dietro la ruota, volevano tagliare i freni e invece hanno tagliato il cavo della spia dell’abs.

Ripeto diligente.

Ripeto, per dare corpo a quelle parole che suonano irreali, distanti da me, impossibili da accettare.

Hanno infilato il braccio e tagliato a caso dietro la ruota, volevano tagliare i freni e invece hanno tagliato il cavo della spia dell’abs.

Lui: Si

Io: hanno proprio tagliato, non può essere andata diversamente?

Lui: No.

Io: Può mettermelo per iscritto? Può scrivere che ha riparato il cavo perché era tagliato?

Mi guarda sospettoso: “Questa è roba che devono fare i periti, poi sennò mi chiamano in tribunale…”

Io: Non si preoccupi, non ho nessuno da denunciare. Voglio solo una carta che dimostri quello che ha fatto lei: ha riparato un cavo tagliato. Voglio una carta che provi che non me lo sono inventato.

Non vorrei che qualcuno si sentisse diffamato da questo attentato non andato a buon fine. Già a Lecce ho un’imputazione coatta, uno dei tanti processi a mio carico per diffamazione, per aver dichiarato di essere sotto protezione. L’ex sindaco di Casarano s’è sentito diffamato perché io sono sotto protezione. Magari ora qualcuno potrebbe sentirsi diffamato perché sono ancora viva.

Ringrazio, chiedo la fattura, vado via.

IO: grazie, vado a fare il bonifico.

Lui: Grazie, buon Natale.

Non riesco a piangere, non riesco a provare nulla, non riesco a pensare nulla.

Penso a quella spia accesa per tre anni, penso che mi avevano detto “è una fesseria, fa solo contatto”.

Penso solo: “Siamo tutti vivi”.

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Marilù Mastrogiovanni

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