L’Europa che speriamo

di Luisa Pozzar

L’Europa del domani sarà dei giovani di oggi. Di quelli che studiano, si informano, si interrogano sulle grandi questioni ambientali, economiche, sociali e politiche. Di quelli che esprimono preoccupazione rispetto all’inquinamento ambientale, alla violenza presente nella società, alla crisi economica mondiale, all’incertezza sul futuro lavorativo, alle differenze di genere. Ma anche di quelli che fanno più fatica a stare al passo con una società sempre di corsa, competitiva e ancora poco inclusiva e pagano il prezzo della forbice sociale in preoccupante aumento. L’Europa di domani, quindi, dovrà rappresentare in modo equo tutte le componenti della società, senza lasciare indietro nessuno. Ma come colmare questo gap tra Europa e cittadini? Come costruire un futuro europeo a misura di tutti? Come conoscere le istanze dei cittadini e i loro bisogni per provare a dare risposte concrete, ben radicate nelle diverse realtà territoriali? Mettendosi in ascolto. Come sta facendo la Conferenza sul futuro dell’Europa, quel «processo “dal basso verso l’alto”, incentrato sui cittadini che consente agli europei di esprimere la loro opinione su ciò che si aspettano dall’Unione europea» e «nel quale i giovani europei svolgeranno un ruolo centrale nel plasmare il futuro del progetto europeo», come si legge nella Dichiarazione comune.

Gli impegni dell’Europa in questo senso sono chiari: «L’Unione europea deve dimostrare di essere in grado di rispondere alle preoccupazioni e alle ambizioni dei cittadini. La politica europea deve fornire risposte inclusive ai compiti che la nostra generazione è chiamata a realizzare, ossia compiere la transizione verde e quella digitale, rafforzando nel contempo la resilienza dell’Europa, il suo contratto sociale e la competitività dell’industria europea. Deve affrontare le disuguaglianze e garantire che l’economia dell’Unione europea sia equa, sostenibile, innovativa e competitiva, e che non lasci indietro nessuno». A proposito di sostenibilità – termine purtroppo inflazionato, ma dal significato ben preciso nella definizione data dall’Agenda 2030 dell’Onu con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – e facendo uno zoom sulla realtà italiana, può essere interessante capire qual è il livello di consapevolezza dei giovani rispetto ai temi proposti dall’Agenda 2030 e quali sono i temi che li interessano maggiormente. Alcune risposte sono giunte da una ricerca, promossa dall’Università Salesiana in collaborazione con l’Unione Cattolica Stampa Italiana, che, pur non generalizzabili all’intera popolazione giovanile, offrono alcuni spunti di riflessione di cui potrebbe far tesoro anche l’Europa.

Solo il 48,5% dei giovani intervistati (451 i partecipanti, di età compresa tra i 18 e i 32 anni, in maggioranza diplomati o con laurea triennale, identificabili come un “campione di convenienza”) dichiara di conoscere l’Agenda 2030: quindi più della metà di essi non sa nemmeno cosa sia. Primo input: Europa, perché non favorire, attraverso programmi e progetti, una maggiore conoscenza di questo documento e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile tra i giovani?

Tra quelli che dichiarano di conoscere l’Agenda, i temi che suscitano in assoluto il maggior interesse dei giovani sono, nell’ordine, l’Istruzione di qualità (49,2%), la Salute e Benessere (36,6%) e la Parità di genere (29,4%). Secondo input: Europa, stai facendo abbastanza in questi ambiti per i giovani? I giovani ti sentono vicina, come istituzione, a questi loro interessi?

I giovani intervistati hanno valutato in modo insufficiente l’impegno dei media nel trattare i temi dell’Agenda e considerano responsabili delle problematiche relative a tali temi, in ordine, il comportamento delle persone, la politica, le multinazionali, le guerre, la criminalità organizzata, l’economia, la produzione di armi ed altri. Terzo input: Europa, stai sostenendo in modo adeguato un’informazione di qualità? Stai lavorando per costruire un sistema economico più equo e sostenibile? Ti stai impegnando sul fronte della legalità e della lotta alla criminalità?

Infine, guardando alla questione dell’efficienza nelle scelte energetiche i giovani sostengono la necessità di rivolgersi all’energia solare, al riciclo di materiali, all’energia idroelettrica e all’energia eolica. E allora ecco il quarto input: Europa, stai mettendo in campo una adeguata politica energetica? Quali scelte stai facendo per sostenere maggiormente il ricorso alle fonti rinnovabili?

Queste e ancora altre suggestioni – che hanno chiamato in causa anche il mondo dell’informazione, con giornalisti e direttori di testate, e hanno offerto altrettanti spunti interessanti – sono confluite in un volume, edito dalla Las (Libreria Ateneo Salesiano) e curato da Maria Paola Piccini e Paola Springhetti. Il libro è stato presentato a Bari in vista della prossima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani (Taranto, 21-24 ottobre 2021) sul tema “Il pianeta che speriamo – Ambiente, lavoro, futuro #tuttoèconnesso”.

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