La Storia non si cancella

Questa volta è una causa civile a trascinarmi per i capelli in Tribunale.

Si, trascinata di forza con un “Articolo 700” del codice di procedura civile: è l’articolo che riguarda le urgenze.

Chi è stato licenziato lo sa cos’è: si invoca l’articolo 700 perché un giudice si esprima con urgenza su una questione che non può aspettare.

Quella sollevata è una questione di tutto rispetto: una giovane donna, arrestata più di dieci anni fa per spaccio di cocaina, vuole rifarsi una vita.

Non vuole che, facendo una ricerca su google, compaia il suo nome associato ad un fatto di cronaca nera.

Giustissimo.

Meno giusto, ma è solo una mia opinione, trascinare in tribunale una giornalista per un fatto accaduto oltre dieci anni fa.

Con questo escamotage, chiunque può, invocando l’articolo 700, intentare una causa civile contro i giornalisti.

Lascio ai giuristi l’onere di esprimere un parere in merito, mi concentro su un altro aspetto:

i giornali on line, tutti, pubblicano i contenuti sul web, comprando lo spazio su un server, che è lo spazio fisico dove vengono depositati tutti gli articoli. Acquistano e registrano un dominio, cioè il nome del sito dove vengono pubblicati gli articoli. Se si tratta di un vero giornale, sul sito vengono pubblicati gli articoli della “testata giornalistica”, cioè il giornale di riferimento, il cui nome è registrato presso il registro della Stampa, presso il Tribunale.

Google, che è un soggetto terzo rispetto alla proprietà del giornale, del sito, della direzione, della redazione, prende quei contenuti, senza pagarli, e li diffonde sul world wide web.

E’ un abuso? Si.

Google non ci chiede il permesso, ma lo fa.

I legislatori a livello internazionale stanno cercando di dirimere la questione, cercando di salvare capra e cavoli, cioè il diritto dei lettori di fare ricerche su Google e trovare quello che vogliono, il diritto degli editori di non vedersi rubare gli articoli e anzi essere pagati da Google nel momento in cui gli articoli vengono diffusi e indicizzati dal motore di ricerca.

Ma, che cosa accade?

Accade che, chi è male o poco informato (spesso poveracci, spinti da avvocati in malafede), chiede ai giornali di rimuovere gli articoli perché non vogliono (giustamente, dopo tanti anni) vedere ancora spammate ai quattro venti le loro malefatte.

Il legislatore europeo su questo è stato molto chiaro: per i giornali valgono tutte le garanzie in tema di libertà di stampa, quindi nessun articolo potrà essere rimosso (ossia cancellato) invocando il diritto all’oblio, perché questo equivale a censura. C’è una sentenza della CEDU molto chiara su questo e c’è il GDPR, la legge europea che tutela la privacy delle persone, ratificata anche dall’Italia.

I giornali non si censurano (e non si sequestrano, ma vabbé, questa è un’altra storia).

Quindi, chi voglia vedere tutelato il proprio diritto ad essere dimenticato, dovrà rivolgersi a Google e chiedere che l’articolo in questione venga “deindicizzato”, ossia rimosso da Google dal motore di ricerca. Solo Google infatti può farlo, dal momento che, per indicizzarlo sul motore di ricerca, non ha certo chiesto il permesso ai giornali, né li ha pagati per il furto di contenuti e violazione di copyright.

Accade però, come ho detto, che, cornuti e mazziati, siano i giornalisti a venire trascinati in tribunale.

Ora, io lo so che sono cose brutte a dirsi, soprattutto tra colleghi, ma ricevo tante di quelle richieste di rimozione, che non avete l’idea. E ogni volta, allegano le mail degli altri giornali che hanno già risposto dicendo “ok, abbiamo cancellato”.

Senza stare a menarla tanto sui Valori, sulle Libertà, sulla Costituzione, ecc ecc.

Cancellano e basta.

Ecco, sappiate che non si fa, non si può. Se lo fate, vi state autocensurando. Che non c’è nulla di male a farlo, ma non se si è giornalisti. Se vi autocensurate, chiamatevi come volete, ma non giornalisti.

Comunque, siccome sono propositiva, ho deciso di fornirvi una risposta standard, che potete usare sia in risposta agli avvocati che vi intimano la cancellazione dei contenuti, sia al Garante della privacy, qualora vi scriva chiedendovi delucidazioni sull’articolo in questione e sul vostro giornale.

Lo dico soprattutto alle piccole testate: state tranquilli, non cancellate, il giornalismo è una cosa seria. Tenete la barra dritta sull’articolo 21 della Costituzione. Ora avete uno strumento in più per farlo, ed è gratis.

La Storia non si cancella.

Allego la risposta (in word! Così è più facile) da inviare al Garante della Privacy e agli avvocati che chiedono la cancellazione. Usatela!

Se vi va, leggete qui un altro fatto che mi è (realmente) accaduto

La tentazione di settembre

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