La storia di Paolo, bimbo di “cristallo”, costretto a vivere col padre maltrattante

Lettera aperta ad uno “psicologo” del consultorio e ad alcune assistenti sociali degli Uffici di Ambito della città di Galatina

I nonni raccontano storie, ma ce ne sono alcune che nessun nonno vorrebbe mai leggere perché non sono fiabe della buona notte, ma storie vere, che portano incubi.

Ed è proprio per questo che vanno raccontate.

Il nonno di Paolo (nome di fantasia), un bimbo di sette anni ha inviato al Tacco una pec.

Racconta una storia atroce, quella di una giovane donna, sua figlia, prima vittima di violenza da parte del suo compagno, che l’ha sequestrata in casa col bimbo appena nato, poi vittima di un sistema malato, fatto di incompetenza e pregiudizio, basato sulla misoginia.

In base a quel sistema, le donne che denunciano la violenza, se la sono cercata e se dicono e testimoniano che il figlio non vuole vedere il padre, sono “maligne”, “alienanti”, “apprensive”.

Tutto questo è accaduto a Paolo e Maria (nomi di fantasia), il bimbo che ora ha sette anni e la sua mamma, che ora vivono a casa del nonno, il padre di Maria, che continua a chiedere giustizia.

MI invia la foto del bimbo: quella di sei mesi fa, piccolo, magro, pallido, pernottava dal padre maltrattante e tossicodipendente, perché così avevano deciso i servizi sociali, nonostante il rifiuto del bimbo a vedere il padre; poi quella di oggi, 21 settembre 2021. Sono passati appena sei mesi ed è sorridente, radioso, ha messo su peso e sembra essere cresciuto di due anni. Sta bene, ma è costretto a vedere il padre in ambiente protetto. Paolo continua a dire no, che non vuole. La Cassazione civile (sentenza n. 13274/2019) ha stabilito che venga ascoltato il bimbo, ma quello che ha da dire, ad oggi, non interessa a nessuno. MLM

di Lettera firmata

Quando in futuro vi assegneranno situazioni di famiglie separate, o nuclei familiari disagiati, cercate di valutare con scienza e coscienza, caso per caso.

Indagate, socialmente e psichicamente, meglio e bene sui padri o le madri che hanno problemi psichici e di adattamento sociale, prima d’imporre i vostri modelli misogini distruttivi contro le donne.

Schemi verso le madri, che vanno inevitabilmente a ripercuotersi sulla psiche dei loro figli.

Capita di frequente che la vostra professione, come del resto può accadere ad altri mestieri, fallisca in modo clamoroso!

Ma accade che voi non ammettiate i fallimenti perché pensate, male, la vostra sia un’attività autoreferenziale ed insindacabile.

In questi ultimi anni ho conosciuto molti contesti familiari di donne separate, non solo perseguitate dai loro ex, maltrattate ed offese da alcune assistenti sociali e psicologi. Per la sola ragione di voler tutelare i loro figli.

Il caso di mia figlia è stato seguito per quattro anni, presso il consultorio e gli uffici di Ambito di Galatina, con conseguenze attuali catastrofiche. E per fortuna oggi il caso vi è stato tolto, per incompatibilità territoriale ed evidenti deficienze.

Avete reiterato il danno, con testardaggine.

Avete leso la psiche di molte persone. E a questo si è aggiunta la beffa per aver riferito, relazionato, ai magistrati in modo del tutto inattendibile!

E credo che questo atto sia stato compiuto con il solo intento di proteggere un padre, e danneggiare la mente di un bambino.

Ma la verità, che è sempre rivoluzionaria, viene sempre alla luce. Ed è quello che sta avvenendo.

A questo proposito voglio raccontare un aneddoto: “Giacomo di cristallo”

il bambino che non poteva dire bugie, di Gianni Rodari.

Scritta per i bambini, dovrebbero rileggerla soprattutto gli adulti.

La storia è quella nota, in un paese venne al mondo un bambino trasparente, e qualsiasi cosa lui facesse o pensasse la gente lo poteva vedere, perché lui era di cristallo.

Quando alla guida di quel paese andò un tiranno, mentre gli altri paesani rimanevano zitti e muti, e subivano le angherie e i soprusi del tiranno, Giacomo essendo, appunto, trasparente tutti leggevano dietro la sua fronte pensieri di sdegno e di condanna per le ingiustizie e le violenze del dispotico.

Il dittatore fece arrestare Giacomo di cristallo ed ordinò di gettarlo nella più buia prigione. Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne.

La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, con la stessa prigione di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri.

Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire.

“Giacomo di cristallo”, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

La verità è rivoluzionaria, la verità rende liberi.

Se non viene esposta e manifestata, comunque si scorge e s’intravede. Prima o dopo, travolge e rovescia implacabilmente coloro che con l’imbroglio e l’intrigo l’hanno tenuta occultata.

Un nonno, lettera firmata

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