Femminicidio Bruna Bovino, condannato a 26 anni Antonio Colamonico

Sentenza arrivata dalla corte di Assise d’Appello di Bari. Uccise la donna strangolandola e accanendosi con le forbici. Poi bruciò il corpo. Ristori alle parti civili

Antonio Colamonico è stato condannato a 26 anni e 6 mesi per il femminicidio di Bruna Bovino, massacrata nel 2013 all’interno del locale di estetica dove lavorava, a Mola di Bari.

Arriva dopo un iter sofferto la giustizia per Bruna Bovino: Colamonico fu condannato in primo grado e assolto in secondo grado.

La Cassazione ha poi annullato la sentenza, rinviando il processo in Appello.

La Corte di Assise di Appello di Bari ha così ritenuto di tenersi nei binari prospettati dalla Cassazione, che invitava a leggere il quadro probatorio nella sua interezza e non in maniera segmentata.

Il collegio giudicante ha così ribaltato la sentenza di assoluzione, condannando Colamonico a 23 anni per il femminicidio di Bruna Bovino e a tre anni e sei mesi per aver appiccato il fuoco al locale, carbonizzando il corpo martoriato della ragazza, nel tentativo di distruggere ogni prova.

Bruna Bovino fu martoriata con 20 colpi di forbici, infine strangolata e bruciata.

Ma l’incendio non è bastato per depistare gli inquirenti che hanno incastrato Colamonico analizzandone gli spostamenti, attraverso l’aggancio del suo cellulare alle celle telefoniche.

“Il quadro probatorio era granitico” afferma Maria Pia Vigilante, avvocata del Centro antiviolenza Giraffa onlus di Bari, costituitosi parte civile “Ci auguriamo che la condanna di Colamonico, arrivata in un momento tragico che ha visto molte donne morire per mano dei loro compagni, conviventi o mariti, vittime per la seconda volta di un attacco mediatico non indifferente, dia forza alle donne e le incoraggi a rivolgersi con fiducia ai Centri antiviolenza e a presentare denunce-querele ai danni dei maltrattanti”.

I giudici hanno riconosciuto il risarcimento del danno ai familiari della vittima e a Giraffa onlus e Safyia onlus, costituitesi parte civile.

Hanno inoltre condannato l’assassino al pagamento delle spese processuali a favore dell’Erario.

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