Incendi Salento, comandante VVFF: ”Il 10% in più. Causa? Mano umana”

“Siamo stremati dalle innumerevoli richieste di intervento. Non appiccate incendi, per nessun motivo”

di Thomas Pistoia

Al Salento non possiamo rimproverare nulla.

Per decenni ha resistito, mantenendo intatta la sua bellezza, nonostante la mafia, Burgesi, il cancro, la Xylella, la corruzione, le sparatorie, la puzza, Ecolio, Ilva-Arcelormittal, gli omicidi Fonte e Basile, la statale 275, la Tap, solo per citare alcune delle sue ferite più note.

Il Salento non si è mai arreso. A ogni colpo accusato si è risollevato, più azzurro nel mare, più caldo nel sole, più forte nel disegno di quel suo paesaggio strano, di ulivi e terra rossa, quasi alieno, che incanta, possiede e non si fa scordare più.

Nonostante gli incendi.

Ma questi ultimi fanno discorso a parte, i salentini in fondo, da decenni, sono abituati a convivere con il fuoco. D’estate, incontrare lungo una statale un campo in fiamme non è mai stato raro, nemmeno sulla litoranea, nemmeno a ridosso di una spiaggia. Tanti anni fa dicevano fosse colpa del caldo. E’ normale, con un sole come il nostro la terra diventa incandescente, basta un mozzicone di sigaretta gettato via senza un po’ d’attenzione e il falò è fatto. Un incidente. Capita. Un tempo era così, semplicemente capitava e, di solito, i danni erano lievi, limitati.

Poi, con l’andar del tempo, la situazione si è aggravata. Gli incendi sono aumentati di anno in anno, esponenzialmente, senza sosta. E siamo arrivati a oggi, 2021. Adesso il Salento è davvero in fiamme, è un vero e proprio rogo, gli ulivi sono ormai candele perennemente accese. Perché?

Le ipotesi sono una più inquietante dell’altra. Si parte dall’abbandono e dall’incuria in agricoltura, per arrivare al dolo di incendi appiccati per sfruttare una legge scritta male o forse troppo bene; una legge che consente una veloce conversione delle aree bruciate da agricole in edificabili; c’è poi un’altra legge, regionale, che obbliga i proprietari a tenere puliti i terreni. Li spinge così, forse, paradossalmente, a bruciare i rifiuti, per fare più in fretta e evitare sanzioni. Rifiuti anche non organici, dunque tossici.

Così è diventato normale, per un salentino, respirare fumo, assorbire esalazioni che bruciano la gola. E’ diventato normale sentire puzza, per la strada, nella propria casa, a qualsiasi ora del giorno e della notte. E questi sono, paradossalmente, i casi meno gravi, perché c’è chi si è trovato le fiamme a pochi passi, ha visto il disastro da vicino, rischiando anche la pelle.

Recente è la petizione lanciata sui social dal gruppo “Salviamo gli ulivi del Salento” (ne abbiamo parlato qui), che interrogano le istituzioni, sempre più in ritardo su quella che ormai è un’emergenza per la quale occorrono invece risposte immediate ed efficaci.

Unico argine alla catastrofe, finora, sono stati i Vigili del fuoco, posti di fronte a un impegno superiore alle loro forze, dato che risultano 400 chiamate per interventi di spegnimento nel solo mese di Maggio.

Abbiamo chiesto al comandante del Comando Provinciale dei Vigili del fuoco di Lecce, l’Ingegnere Antonio Panaro, una fotografia della situazione attuale.

Comandante, ci conferma che, rispetto al passato, quest’anno, per quanto riguarda gli incendi siamo di fronte a qualcosa di nuovo?

Da un punto di vista bioclimatico, senza dubbio. Sono sopravvenute condizioni bionaturali che hanno favorito un proliferare eccessivo di materiale erbaceo, il che ha provocato inevitabilmente un incremento di circa il 10% delle emergenze causate da questo tipo di incendi.

Quindi da responsabilità umana.

Questo tipo di incendi ha sempre un’origine antropica, a volte colposa, a volte dolosa.

Durante gli interventi siete in grado di distinguere se un incendio ha l’una o l’altra origine?

E’ difficile, anche perché, in questo periodo di emergenza, tutte le squadre hanno come priorità le operazioni di spegnimento, soprattutto quando gli interventi hanno l’obiettivo di salvaguardare vite, abitazioni, attività lavorative. Può succedere che a intervento concluso si rinvengano elementi che diano un quadro preciso delle cause scatenanti, a quel punto li segnaliamo. In tutti i casi, mentre siamo concentrati su uno spegnimento, ci sono anche le altre forze dell’ordine pronte a indagare sulle origini dell’incendio.

Parliamo di prevenzione.

Come Vigili del fuoco abbiamo costantemente attivo un sistema di prevenzione per le attività soggette al nostro controllo, attività che sono prevalentemente antropiche. Più in generale, in questo momento, ritengo che gli elementi fondamentali della prevenzione siano la formazione e l’informazione della popolazione. Se tutti i cittadini fossero informati delle attività che sono vietate, probabilmente si atterrebbero alle regole. Invece incorrono in due violazioni. La prima è di avere appiccato in una zona in cui non è consentito, la seconda è di avere, con il loro comportamento, creato un danno alla collettività.

La raccomandazione che posso fare è questa: non appiccate incendi per nessun motivo. E’ vietato da un’ordinanza regionale e da svariate ordinanze comunali.

Il personale che avete a disposizione è sufficiente a fronteggiare questa emergenza?

In questo momento si stanno radunando nel Salento due squadre di colonna mobile che provengono dall’Italia centrale e sono specifiche per questo tipo di attività, quindi dotate di mezzi adeguati a fronteggiare queste situazioni. Il corpo nazionale dei Vigili del fuoco risponde sempre nella maniera più adeguata, purtroppo il problema è un altro: il personale è letteralmente stremato. Stremato dalle innumerevoli richieste di intervento che continuiamo a ricevere.

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