Carovigno, infiltrazioni SCU nelle elezioni comunali 2018: imputato ex sindaco con altri otto

Il gup di Lecce ha disposto il rinvio al giudizio del tribunale per Massimo Lanzillotti, ex primo cittadino, eletto per una decina di voti, con il sostegno di una coalizione di centrosinistra, per l’ex presidente del consiglio, Francesco Leoci e per l’ex presidente del consorzio di gestione di Torre Guaceto, Elio Lanzillotti: sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, la frangia locale della Sacra Corona Unita ritenuta riconducibile ai fratelli Andrea, Giovanni e Cosimo Saponaro, interessati alla gestione dell’area parcheggio della riserva naturale. L’inchiesta della Dda mise in evidenza una compravendita di voti, con prezzi da 20 a 100 euro: nessuna contestazione mossa allo schieramento opposto. Il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose l’11 marzo 2021, con affidamento della gestione a una commissione per 18 mesi

CAROVIGNO – I pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce hanno ribadito l’accusa mossa inizialmente guardando alle elezioni comunali svolte a Carovigno (Brindisi) il 10 giugno 2018 e vinte per dieci voti dal centrosinistra, con elezione a sindaco di Massimo Lanzillotti: voti comprati da diversi elettori. E il gup del Tribunale di Lecce ha disposto il processo per l’ex primo cittadino, per l’ex presidente del consiglio comunale, Francesco Leoci e per l’ex presidente del consorzio di gestione di Torre Guaceto, Elio Lanzillotti, tutti accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Quella che, secondo questa lettura, è riconducibile ai fratelli Andrea, Giovanni e Cosimo Saponaro, residenti a Carovigno, interessati alla gestione dell’area parcheggio della riserva naturale di Torre Guaceto.

UDIENZA PRELIMINARE, PARTI CIVILI E COMUNE SCIOLTO PER MAFIA

Gli imputati sono nove. Lanzillotti e Leoci sono stati già ammessi al processo con rito abbreviato, così come chiesto dai difensori Cosimo Lodeserto per il primo e Gianvito Lillo per l’altro. Prima udienza il 21 gennaio 2022. Gli altri, invece, affronteranno il dibattimento, a partire dal 4 febbraio 2022. In occasione dell’udienza preliminare che si è svolta lo scorso 21 settembre, si sono costituiti parte civile la Regione Puglia e il comune di Carovigno.

L’amministrazione cittadina è stata sciolta per infiltrazioni mafiose lo scorso 11 marzo, su proposta della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, con deliberazione del Consiglio dei Ministri. Il Comune era stato sciolto in via amministrativa il 12 gennaio 2021, per effetto delle dimissioni della metà più uno dei consiglieri, conseguenti al passo indietro deciso dal sindaco Lanzillotti, eletto per una manciata di voti rispetto alla soglia del 50 per cento dei consensi validamente espressi. Lanzillotti ottiene 4.995 voti, pari al 50,10 per cento delle preferenze validamente espresse che ammontano a 9.889Supera la soglia della metà più uno che gli permette di vincere al primo turno (stando alla legge elettorale per i Comuni che hanno più di 15mila abitanti) contro il candidato espressione dell’area di centrodestra, Antonio Pagliara. A conti fatti, la differenza che consente la vittoria è costituita da dieci voti. Nessuna contestazione a candidati o liste di centrodestra.

L’ASSOCIAZIONE MAFIOSA RICONDUCIBILE AI FRATELLI SAPONARO

Per l’ex sindaco, l’ex presidente del consiglio comunale e l’ex presidente del consorzio di gestione della riserva di Torre Guaceto e anche per l’ex candidato consigliere comunale Daniele Luperti, anche fondatore e socio di una cooperativa, l’accusa formulata dai sostituti procuratori Alberto Santacatterina, Giovanna Cannalire e Paola Palumbo, sostiene che “con la consapevolezza di favorire il sodalizio del quale non entravano a far parte e in attuazione del progetto criminoso, concorrevano al delitto di partecipazione all’associazione mafiosa di Andrea Saponaro, Giovanni Saponaro e Cosimo Saponaro, contribuendo con condotte costanti e reiterate nel tempo, al mantenimento in vita e al rafforzamento della capacità operativa dell’associazione mafiosa”.

I tre fratelli Saponaro sono accusati di 416 bis “per aver fatto parte della Sacra Corona Unita, sino a tutto il 2018, con permanenza”. Andrea e Giovanni Saponaro “affiliati dapprima – rispettivamente – a Massimo D’Amico (alias Uomo Tigre, ndr) e Antonio Vitale (alias il Marocchino, ndr), quindi a Eugenio Carbone sino alla morte avvenuta il 15 settembre 2001, poi nuovamente ad Antonio Vitale e infine, dal 2010, a Giovanni Donatiello (alias Cinquelire, ndr)”.

Secondo l’accusa “oltre a essere stabilmente attivi nel traffico di stupefacenti, condizionavano il voto delle amministrative del 2018 per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale di Carovigno, al fine di ottenere la gestione dei parcheggi di Torre Guaceto”.

INCENDIO AUTO IN USO ALL’EX SINDACO CARMINE BRANDI IL 22 DICEMBRE 2017

Ambizione che i tre fratelli avevano già da prima: è in questo contesto di interesse che la Dda colloca l’incendio dell’auto in uso all’ex sindaco di Carovigno, Carmine Brandi, la sera del 22 dicembre 2017. Un tentativo di condizionamento della giunta all’epoca in carica che “non aveva soddisfatto le aspettative e le pretese di Giovanni e Andrea Saponaro in relazione al conseguimento della concessione necessaria alla gestione dei parcheggi a Torre Guaceto”.

Ruolo di esecutore materiale di quel rogo è contestato a Cosimo Saponaro, mentre quello di mandanti ad Andrea e Giovanni Saponaro. Incendio aggravato perché commesso per agevolare l’associazione mafiosa. Andrea e Giovanni Saponaro sono difesi dall’avvocato Cosimo Deleonardis, mentre Cosimo Saponaro dall’avvocato Giovanni Brigante.

L’ACCUSA DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA CONTESTATA A 3 EX AMMINISTRATORI CITTADINI

Quanto al concorso esterno in associazione mafiosa, stando a quanto si legge nel capo d’imputazione, Massimo Lanzillotti e Francesco Leoci, candidato nella lista Ripartiamo dal futuro e poi nominato presidente del Consiglio comunale si impegnavano a garantire e garantivano gli interessi della famiglia Saponaro nei rapporti con l’amministrazione comunale”. La tesi sostenuta e da cui devono difendersi gli imputati – che rivendicano la propria innocenza – è che “in cambio di voti procurati da Andrea, Giovanni e Cosimo Saponaro, promettevano di interporre i propri uffici e di mettersi comunque a loro disposizione per favorirne gli interessi economici e nello specifico, per garantire loro la gestione dei parcheggi della riserva naturale di Torre Guaceto”.

La promessa riguardava – sostiene la Dda – anche “l’inserimento di persone a loro disposizione (Daniele Luperti ed Elio Lanzillotti) nei ruoli nevralgici della futura amministrazione comunale, al fine di assicurare l’esito favorevole delle procedure volte al rilascio delle necessarie concessioni”.

Luperti “fondatore e socio di fatto della cooperativa D&A già operante nel settore della gestione dei parcheggi dell’area di Torre Guaceto e della quale risulta socio anche Andrea Saponaro” era candidato nella stessa lista di Leoci, a sostegno di Massimo Lanzillotti. D’intesa con i fratelli Saponaro “procurava voti a proprio favore nonché al candidato sindaco, voti che venivano pagati da Andrea e Giovanni Saponaro”.

Elio Lanzillotti è indicato dall’accusa come “persona di fiducia dei Saponaro” e “d’intesa con loro si rendeva disponibile ad assumere un ruolo di rilievo nella futura amministrazione comunale (oppure di assessore o di presidente del consorzio di Torre Guaceto”, in modo da poter condizionare l’attività amministrativa per favore gli interessi economici del sodalizio”. Elio Lanzillotti e Daniele Luperti sono difesi dall’avvocato Giovanni Francioso.

OFFERTE DI DENARO E PAGAMENTO A NUMEROSI ELETTORI E LE MINACCE

Con riferimento alle offerte di denaro e ai pagamenti “a numerosi elettori in cambio del voto in favore delle liste che sostenevano il candidato sindaco Massimo Lanzillotti e il candidato Daniele Luperti”, nel capo d’imputazione si precisa che “non è stata possibile l’identificazione.

Gli altri imputati sono Vincenzo Iaia, difeso dagli avvocati Giuseppe Lanzalone e Gaetano Sansone, e Franco Iaia, difeso dall’avvocato Vincenzo Lanzillotti. Il primo assieme ad Andrea Saponaro il “10 giugno 2018 minacciava tale Michele del quale non è stata possibile l’identificazione, per costringerlo a votare in favore di Massimo Lanzillotti, ricordandogli a scopo intimidatorio che conoscevano l’indirizzo della sua abitazione”. Saponaro e Vincenzo Iaia, inoltre, “minacciavano il 9 giugno 2018 di licenziamento una dipendente di quest’ultimo se avesse votato per il candidato Tonino Pagliara”

Lo stesso giorno delle elezioni, Franco Iaia e Andrea Saponaro “minacciavano di licenziamento una ventina di lavoratrici delle quali non è stata possibile l’identificazione, per costringerle a votare Daniele Luperti”. Andrea Saponaro, inoltre, è accusato di aver “minacciato il 24 marzo 2018 il dipendente della D&A soc.coop di licenziarlo se non avesse fatto desistere la moglie, dal candidarsi con Vittorio Zizza”.

IL SENATORE VITTORIO ZIZZA ESTRANEO ALL’INCHIESTA SULLE ELEZIONI

Zizza, come già sottolineato all’epoca da Il Tacco d’Italia, non è mai stato coinvolto in questa inchiesta. L’ex senatore, attuale coordinatore provinciale a Brindisi per la Lega di Salvini, è in attesa dell’udienza preliminare a conclusione dell’inchiesta Hydra della procura di Brindisi che ruota attorno alle figure di Pasquale Leobilla e Angelo Pecere, entrambi di Carovigno, e alla società Reteservizi srl operante soprattutto nel settore della raccolta dei rifiuti. Gli imputati, a conclusione di questo troncone d’inchiesta su Carovigno, sono 32.

Nei confronti di Zizza, l’accusa è finanziamento illecito ai partiti, in concorso con Pecere e Leobilla dopo quella iniziale di corruzione rispetto alla quale c’è stato un passo indietro del pubblico ministero. Si riferisce al periodo della campagna elettorale per le politiche del 24 e 25 febbraio 2013, quando Zizza era candidato alle politiche e avrebbe ricevuto un assegno di 10mila euro.

La Procura, infatti, ha derubricato l’imputazione dopo aver interrogato Zizza, su richiesta dello stesso per chiarire la vicenda, e dopo aver preso visione della documentazione depositata dall’avvocato Rosario Almiento, legale di fiducia del politico, all’esito di approfondimenti difensivi. La contestazione, secondo la difesa, è coperta da prescrizione, essendo decorso il periodo di tempo stabilito come causa di estinzione del reato. Zizza, in ogni caso, dovrà attendere il prossimo mese di febbraio, stando all’ultimo rinvio dell’udienza, stabilito dal gup causa Covid dopo la prima fissazione di aprile 2020.

PER SAPERNE DI PIU’

DOSSIER INFILTRAZIONI MAFIOSE A CAROVIGNO

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