“Ambiente svenduto”, le condanne arrivano al Consiglio d’Europa

Era il 24 Gennaio 2019 quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo stabilì per la prima volta che gli impianti ex-Ilva rappresentavano un pericolo per la salute dei cittadini di Taranto.

Ulteriore conferma è stata data dalla Corte d’assise di Taranto che, pochi giorni fa, ha comminato una serie di max-condanne, ribadendo che l’attività degli impianti ha causato malattie, decessi e inquinamento ambientale. Peraltro la confisca dell’area a caldo, principale responsabile dell’inquinamento, imposta dalla stessa Corte d’Assise, non potrà avere effetti immediati.

In tutto questo il vero latitante sembra essere Governo Italiano, il quale non è stato in grado di fornire al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che vigila sull’esecuzione della sentenza, prove adeguate e convincenti sulle misure attuate per proteggere la salute dei cittadini di Taranto.

Daniela Spera e gli avvocati Sandro Maggio e Leonardo La Porta (la prima rappresenta e i secondi difendono a Strasburgo i cittadini fautori del ricorso n. 54414/13 – Cordella e altri c. Italia) hanno comunicato al Comitato dei Ministri l’esito del processo ‘Ambiente svenduto’.

Il Governo italiano non ha ancora agito per tutelare la salute dei cittadini“ hanno scritto “e questo è ancora più grave dal momento che la Corte d’Assise di Taranto ha recentemente condannato, in primo grado, Fabio Riva e suo fratello Nicola, ex proprietari dell’acciaieria Ilva, rispettivamente a 22 e 20 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione volontaria di misure precauzionali sul luogo di lavoro. Il tribunale ha anche condannato l’ex presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, a tre anni e mezzo di carcere ed ha anche disposto la confisca degli impianti inquinanti’.

Questa comunicazione si aggiunge alle altre già inviate a suo tempo, da Spera e dagli avvocati, alla Corte Europea: quella riguardante l’ordinanza del sindaco di Taranto, quella sull’imponente evento di dispersione delle polveri che hanno investito il rione Tamburi, quella sulla proroga della prescrizione relativa alla chiusura dei nastri trasportatori, infine quella in merito alla sentenza del Tar Lecce.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha giudicato, ancora una volta, inadempiente lo Stato italiano e ha sottolineato che l’esecuzione della sentenza impone alle autorità italiane di garantire che l’attività attuale e futura dell’ex acciaieria ILVA non presenti più rischi per la salute dei cittadini e per l’ambiente. L’attuazione del piano ambientale elaborato dalle autorità, ha aggiunto Strasburgo, è un elemento essenziale e va approntato il più rapidamente possibile. Non avendo, il Governo italiano, fornito né prove, né riscontri in merito provvedimenti presi e al rispetto del cronoprogramma di esecuzione degli interventi previsti, il Comitato si è visto costretto a rinnovare al nostro paese l’invito a fornire ulteriori e dettagliate informazioni entro il prossimo 30 giugno.

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