Un anno fa ci lasciava Piero Manni, un politico gentiluomo

Piero Manni

Conobbi Piero Manni sul treno da Lecce e Roma. Era probabilmente il 2004 ed io, squattrinato studente, ero in viaggio per un incontro del sindacato studentesco, mentre lui andava ad una riunione dell’associazione dei piccoli editori alla quale, con orgoglio, apparteneva. Mi piace ricordare oggi, ad un anno dalla sua scomparsa, alcuni episodi.

La sua elezione al consiglio regionale nella lista di Rifondazione Comunista nel 2005 non venne accolta di buon occhio da buona parte del partito che spesso lo percepiva come un intruso. Non ci feci caso più di tanto: frequentavo e stavo imparando a conoscere quel partito nel quale tutti si odiavano, come in ogni buona famiglia politica. Qualche volta Piero mi chiese di accompagnarlo in Regione come consulente, in rappresentanza del sindacato studentesco, per il suo lavoro in commissione cultura e istruzione della quale era componente. Il mio compenso per quelle giornate era un panino comprato sulla strada del ritorno da Bari. Nonostante fosse in missione per conto del consiglio regionale, Piero non ha mai lucrato sui rimborsi a disposizione dei consiglieri. In assoluto contrasto con quanto vedevo fare a diversi politici dell’epoca. Qualche anno dopo, come pubblicammo anche sul Tacco, beccai persino un suo collega consigliere regionale in missione a Milano, utilizzare la diaria per sfamare suo figlio studente universitario.

Una volta, al termine dei lavori della commissione mi chiese di accompagnarlo in centro a Bari per vedere un’esposizione della figlia di Valentino Parlato. “Come fai a conoscere Parlato così bene” gli chiesi. E lui: “Eh! Noi della lobby del Manifesto…”. Dopo qualche tempo chiacchiaravo con Michele Frascaro –  un altro grande amico e compagno che ci ha lasciati troppo presto e che anche lui non veniva ben visto nel partito – della situazione degli operai dell’Adelchi che, come spesso accadeva, occupavano la fabbrica e lottavano per difendere il proprio posto di lavoro: “Francesco, cosa devo dirti? Sono abbandonati da tutti. Solo Piero Manni va a trovarli ogni tanto. E’ onesto, dice chiaramente che non può fare molto per loro, ma porta sempre un po’ di vino e almeno per una sera fa sentire i lavoratori meno soli”. Mi piace ricordarlo così Piero, uomo di grande cultura, a proprio agio con gli intellettuali così come con gli operai.

Mi è capitato più di qualche volta di disturbarlo durante giornate di festa, ha sempre risposto al telefono. Domenica sera: “Piero, a Collepasso stiamo discutendo di qualcosa di importante”. “Arrivo Francesco”. Venti minuti dopo era lì, spesso con Anna Grazia: “Buonasera, sono Piero Manni, consigliere della Regione Puglia”. E anche questo modo semplice di presentarsi strideva con quanto i nostri paesi erano abituati a vedere quando un qualsiasi altro politico si presentava seguito da processioni di portaborse, uomini di scorta e autisti.

Un anno fa Piero ci ha lasciati. Non prima di acquistare una pagina di un quotidiano locale per salutare e ringraziare il personale sanitario che lo ha avuto in cura fino alla fine dei suoi giorni. Un gentiluomo, un mite capace di pensieri forti e anche radicali. Ci manca. Non credo noi manchiamo a lui. Troppo lontano questo presente dal suo passato immaginario e ricco di ideali. Un sognatore atipico. Capace di trasformare in realtà alcuni dei suoi sogni. Ci manchi, Piero.

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