Avvocato cita in giudizio giornalista per diffamazione, il Tribunale: fatti veri, fonte autorevole

La sentenza riconosce alla nostra cronista Stefania De Cristofaro l’esercizio del diritto di cronaca nel rispetto del decalogo della Cassazione: “Fatti adeguatamente verificati, raccontati in tono neutro e pacato, i testi non contengono intemperanza verbale, né espressioni gratuitamente offensive”. Il legale chiedeva 300mila euro nel ricorso d’urgenza, dopo l’iniziale citazione per 26mila euro

ROMA – Nessuna diffamazione, nessun risarcimento. La giornalista professionista Stefania De Cristofaro, nostra cronista di giudiziaria, non offese l’onore dell’avvocato Piero Lorusso scrivendo due articoli relativi a un processo nel quale il legale era parte offesa. Per il Tribunale civile di Roma, i testi sono aderenti al decalogo che la Cassazione ha stabilito per l’esercizio legittimo del diritto di cronaca, come evidenziato dall’avvocato Vittorio Rina del foro di Brindisi, difensore di fiducia di Stefania De Cristofaro: “Fatti veri, adeguatamente verificati, raccontati in tono neutro e pacato, i testi non contengono intemperanza verbale, né espressioni gratuitamente offensive”.

LA RICHIESTA RISARCITORIA E LA SENTENZA DEL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA

La sentenza è stata depositata lo scorso 10 maggio. Lorusso chiedeva 300mila euro nel ricorso d’urgenza, dopo l’iniziale citazione per 26mila euro, con riferimento a due articoli che Stefania De Cristofaro aveva scritto per la testata giornalistica on line BrindisiReport (gruppo editoriale Citynews), il 17 e il 19 gennaio 2018, seguendo il processo dinanzi al Tribunale penale di Brindisi, scaturito dall’arresto, il 14 agosto 2014, della giornalista Eleonora De Nardis (ex conduttrice Rai) per aver ferito con un coltello Piero Lorusso, all’epoca suo compagno, nell’abitazione che la coppia occupava nel centro storico di Ostuni (Brindisi) per le vacanze.

Lorusso riportò ferite all’avambraccio sinistro. La donna venne posta ai domiciliari, su disposizione del pubblico ministero Milto Stefano De Nozza, in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso. Il gip, dopo aver convalidato l’arresto, dispose il divieto di avvicinamento della donna all’ex.

BILANCIAMENTO TRA DIRITTO ALL’ONORE E DIRITTO DI CRONACA: LA SENTENZA DECALOGO DELLA CASSAZIONE

“Occorre indirizzare l’indagine sui due articoli on line a firma di Stefania De Cristofaro e verificare se si tratti o meno di espressione di attività giornalistica lecita, ricompresa dunque nell’ambito del diritto di cronaca”, ha scritto la giudice Cecilia Pratesi della Diciottesima sezione civile del Tribunale di Roma, di fronte al quale è stato incardinato il giudizio introdotto da Lorusso lamentando che “le notizie fornite non rispettino il canone della verità” e sostenendo che “i due articoli” erano “volti esclusivamente a colpire la sua persona in modo gratuito e arbitrario”. Per questo chiedeva la condanna della giornalista e dell’allora direttore responsabile della testata, Marcello Orlandini, con emissione di un ordine di pubblicazione della relativa sentenza. Orlandini è stato patrocinato in giudizio dall’avvocato Fabio Cannizzaro del foro di Milano.

“Il tema di fondo – ha ricordato la giudice – è quello del bilanciamento tra i diritti all’onore e alla reputazione da un lato, articoli 2 e 3 della Costituzione, e la libertà di opinione e manifestazione del pensiero dall’altro, articolo 21 della Costituzione”. Diritto che secondo “l’insegnamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, trova nei primi un limite, così detto esterno. E dunque, secondo un decalogo che è ormai patrimonio comune della cultura giuridica, elaborato a partire dalla fondamentale pronuncia di legittimità n. 5259 del 1984, il diritto di cronaca può dirsi legittimamente esercitato nel rispetto dei canoni: della verità oggettiva del fatto riportato (che può essere anche soltanto putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca); della sussistenza di un interesse pubblico all’informazione, o pertinenza; della forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione, detta anche continenza”, ha scritto la giudice facendo riferimento alle tre condizioni stabilite dalla Corte di Cassazione nella pronuncia che risale a 37 anni fa.

“Queste tre condizioni devono sempre essere rispettate per poter ritenere che la divulgazione di notizie lesive dell’onore di un individuo sia lecita espressione dell’attività giornalistica, e più ancora corollario del diritto di manifestazione del pensiero consacrato dall’articolo 21 della Costituzione, escludendo, di conseguenza, la responsabilità civile ex articolo 2043 per la lesione di un diritto fondamentale della persona”, si legge nelle motivazioni della sentenza.

GLI ARTICOLI DI STEFANIA DE CRISTOFARO RISPETTANO PARAMETRO DELLA CONTINENZA

“Si premette (invertendo in certo senso l’ordine logico degli argomenti) che i due testi qui analizzati non contengono alcuna intemperanza verbale, né espressioni gratuitamente offensive, ed i fatti raccontati sono proposti in tono neutro e pacato proprio dell’attività di cronaca; non è configurabile pertanto alcuna violazione del parametro della continenza”.

Entrando nel dettaglio degli articoli, la giudice ha sottolineato che quello pubblicato il 17 gennaio 2018, dal titolo “Hostess Alitalia da testimone nel processo a possibile indagata”, “risulta particolarmente equilibrato”. E ne ha spiegato le ragioni: “Muovendo da un fatto di cronaca grave e sicuramente di pubblico interesse, soprattutto in ambito locale, si limita a riportare l’evoluzione del processo in corso, evidenziando tanto la strategia processuale dell’imputata (che assume di avere agito per difendersi) quanto la posizione della parte lesa, le cui parole vengono riportate testualmente”.

“Non emerge – prosegue la giudice del tribunale di Roma – una acritica adesione alla versione resa da De Nardis e del resto la circostanza che uno dei passaggi della vicenda abbia visto lo stesso Lorusso oggetto di indagini per reati in danno dell’ex compagna, risulta dalla documentazione depositata (si veda in particolare l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare, prevista per il 24. 1. 2018, relativo ad un procedimento nel quale Lorusso figura come imputato e De Nardis come parte offesa – prodotto da tutti i convenuti)”.

Quanto, al secondo articolo, quello pubblicato il 19 gennaio 2018, dal titolo “Avvocato accusato di stalking alla giornalista: 33 denunce in un anno”, “si fa riferimento alle accuse che Eleonora De Nardis ha rivolto all’ex compagno dopo essere stata arrestata”.

FATTI ADEGUATAMENTE VERIFICATI CON RIFERIMENTI A FONTI AUTOREVOLI

La fonte sembra essere costituita principalmente dal contenuto del decreto con il quale il gip di Roma in data 27.6.2016 ha archiviato il procedimento penale aperto a carico di Eleonora De Nardis per calunnia, atti intimidatori, ingiurie e diffamazione avviato su denuncia di Lorusso, in risposta alle accuse in precedenza mosse dalla donna contro di lui”.

Scrive la giudice: “E’ nel testo del provvedimento che si legge come tra il 2014 ed il 2015 Lorusso abbia denunciato per 33 volte la compagna, determinando l’apertura di altrettanti procedimenti, in buona parte poi archiviati; sempre nell’ordinanza di archiviazione, si legge che lo stesso pm di Brindisi, che procedeva per l’aggressione perpetrata dalla De Nardis in danno di Lorusso, aveva iscritto quest’ultimo nel registro degli indagati per le ipotesi di reato di cui gli articoli 572 e 612 bis; sempre nel medesimo provvedimento, si apprende della trasmissione degli atti al Presidente del Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Roma ed al Consiglio di Disciplina sul presupposto che il proliferare di iniziative giudiziarie di Lorusso (di professione avvocato) in danno della ex compagna, potesse costituire una violazione del codice deontologico forense”.

I fatti riportati nell’articolo risultano dunque nella sostanza rispondenti al vero e tratti da fonte autorevole”, ha concluso la giudice.

“La circostanza che in data 12.10.2016 fosse stata disposta l’archiviazione per il reato di cui all’art. 612 bis (ferma la prosecuzione del procedimento per maltrattamenti in famiglia in danno di Lorusso), risulta scarsamente rilevante, dal momento che il gip si limita ad osservare nel provvedimento di archiviazione (in atti) che la denuncia presentata dalla De Nardis, sulla cui base il gip di Brindisi aveva disposto l’iscrizione di Lorusso nel registro degli indagati (procedimento poi trasmesso a Roma per competenza), non faceva riferimento alle condotte di “stalking giudiziario” poi menzionate invece dalla difesa De Nardis nell’atto di opposizione all’archiviazione”.

“Rispetto al parametro della verità dell’articolo, non riveste poi alcun rilievo l’ulteriore ordinanza di archiviazione del Gip di Brindisi relativa alla imputazione di cui all’art. 572 c.p. a carico di Lorusso: in primo luogo in quanto successiva di oltre due anni alla pubblicazione degli articoli di cui si tratta ed inoltre perché non accompagnata dalla descrizione analitica del capo di imputazione, tanto da non consentire di comprendere se si tratti di indagine relativa ai medesimi fatti cui fa riferimento il Gip di Roma (che – come si è detto sopra – dà invece conto della prosecuzione del procedimento penale a carico di Lorusso per il reato di maltrattamenti in famiglia)”.

Ancora: “Il contenuto delle accuse mosse da De Nardis a Lorusso è riprodotto testualmente dagli atti del procedimento (circostanza non contestata) ed anche in questo caso non vi è alcuna adesione pregiudiziale della giornalista alla versione della donna, così come appare evidente che nell’articolo non venga proposta la tesi che sia stato Lorusso – il giorno prima del grave atto di violenza perpetrato ai suoi danni – a colpire la compagna con una bottiglia di vetro, ma ci si limiti a riferire che la donna (evidentemente per mitigare la gravità del proprio gesto), abbia sostenuto tale versione (si sottolinea tale passaggio perché lo stesso attore vi si sofferma e produce stralci di deposizioni testimoniali in cui l’episodio è descritto invece nel senso da lui riportato)”.

LA CONCLUSIONE DEL GIUDICE DEL TRIBUNALE CIVILE: ARTICOLI SENZA PARTIGIANERIE

Fatta questa analisi, la giudice arriva alla seguente conclusione: “Entrambi gli articoli di stampa nella sostanza restituiscono, senza evidenti partigianerie, il quadro di una situazione conflittuale ed estremamente articolata sotto il profilo giudiziario, senza mai sminuire la gravità della condotta da cui l’intera vicenda sembra essere in certo senso deflagrata, ovvero la violenta aggressione della De Nardis, che del resto, come non manca di sottolineare e documentare l’attore, ha determinato di recente la sua condanna in primo grado ad una consistente pena detentiva. Non si ritiene di poter concludere che l’errore commesso dalla giornalista nel riferire questo aspetto della vicenda abbia determinato a carico di Lorusso un discredito aggiuntivo e giuridicamente apprezzabile rispetto a quanto già non risultasse dalla descrizione degli altri accadimenti, rispondenti al vero ed adeguatamente verificati, ed in particolare dalla ricostruzione delle circostanze nelle quali l’aggressione era maturata (che lo stesso Lorusso insistentemente riconduce ad un atto inconsulto motivato da una crisi di gelosia, depositando gli atti del processo da cui sembra emergere che poco prima l’imputata avesse scoperto le prove di una relazione del compagno con un’altra donna), dalla presentazione di reciproche denunce e dal conseguente avvio di una serie di indagini, dall’inoltro degli atti all’ordine professionale, dalla rappresentazione complessivamente emergente di un contesto familiare altamente disfunzionale”.

“Ne discende che la domanda risarcitoria non può essere accolta pur se non emergono all’evidenza i presupposti per affermare la responsabilità processuale aggravata dell’attore”. Lorusso dovrà “rifondere le spese di lite, liquidate per ciascuna delle parti costituite in 2.738,00 per compensi professionali, oltre iva cpa e spese generali (15%)”. Il diritto di cronaca, quindi, è stato esercitato in maniera legittima. Ma, sullo sfondo resta il problema delle querele ai giornalisti, più di qualche volta temerarie.

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